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Ausl: l’emergenza liste d’attesa e i medici che non ci sono (solo a Piacenza?)

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Ausl di Piacenza: le liste d’attesa per visite ed esami sono sempre più lunghe. La colpa della situazione estenuante che vivono i cittadini sul piano sanitario viene imputata soprattutto alla carenza di medici ospedalieri. Questa è la motivazione addotta dalla nuova direttrice generale dell’Azienda sanitaria locale, Giuliana Bensa. Alle proteste di chi per farsi curare deve rivolgersi a cliniche e ambulatori privati, oppure emigrare in altre strutture pubbliche fuori provincia o regione, Bensa risponde in sostanza come il suo predecessore, l’ingegner Luca Baldino oggi gran capo della sanità regionale a Bologna. Ma è proprio così, o c’è dell’altro? Prima di provare a rispondere, mettiamo a fuoco la situazione.

L’ultimo attacco

I dati sui tempi d’attesa per le prestazioni a carico dell’Ausl sono sempre più impietosi. Si parla per esempio di 4 mesi per una visita oculistica o di tre mesi per effettuare una gastroscopia, per di più magari in una struttura dall’altra parte della provincia. I ritardi sono stati messi alla berlina da diversi esponenti dell’opposizione al governo del presidente Stefano Bonaccini in Consiglio regionale. L’ultima è stata Valentina Castaldini, capogruppo di Forza Italia Emilia-Romagna. Circa una settimana fa non ha usato mezzi termini: “I dati riguardanti le liste d’attesa dell’Ausl di Piacenza sono sempre più drammatici”. Poi la consigliera regionale ha snocciolato numeri e percentuali incontrovertibili, utilizzando l’indicatore che “misura in percentuale quante prenotazioni vengono fissate entro il tempo d’attesa standard sul totale. Se tutte le visite o gli esami sono fissati entro il tempo richiesto dal medico che ha prescritto l’esame, l’indicatore è al 100%, più si ritarda più la percentuale si abbassa”.

I punti dolenti

Su tre settimane rilevate, dal 21 marzo al 10 aprile, i dati “mostrano una situazione, su alcune prestazioni, problematica”. Castaldini fa alcuni esempi: “Mediamente solo il 15% delle visite oculistiche viene svolto in tempo. Le visite dermatologiche hanno un indice di performance che oscilla dal 22 al 14%. Non va meglio per chi deve prenotare una visita endocrinologica, dato che la percentuale di pazienti che riesce ad accedere nei tempi stabiliti varia dal 6 al 22%; anche la Rmn (risonanza magnetica, ndr) dell’addome è in zona rossa, con una performance tra il 40 e il 13%; maglia nera dell’Ausl di Piacenza sono le visite diabetologiche: nelle ultime settimane la performance è stata tra il 9 e lo 0%”.
Concludendo che continuerà “a sollecitare la Giunta su uno dei problemi che impattano più negativamente sulla salute dei cittadini”.

Chi parla e chi tace

Dalla poliziotta cattiva a quella buona, verrebbe da dire guardando sempre al centrodestra. Se a Bologna è all’opposizione, a Piacenza il centrodestra governa infatti il Comune capoluogo e la Provincia. In questa doppia veste di sindaco e di presidente, Patrizia Barbieri è intervenuta sulle carenze della sanità piacentina. Dalle pagine del quotidiano cittadino Libertà Barbieri l’altro giorno ha ricordato come Piacenza sia stata tra le aree più colpite dalla pandemia. E come l’emergenza sanitaria sia “terminata da meno di un mese”.

Per il sindaco ora “è tempo di rinascita”. In questa fase per Barbieri serve “un grande sforzo da parte delle strutture sanitarie, dalla direzione agli operatori sul campo”. I cittadini, però, “non devono essere ‘obbligati’ a cercare visite o esami a pagamento, perché il tempo di attesa è troppo lungo”. Patrizia Barbieri poi promette: “Personalmente, per quanto di mia competenza, profonderò tutto l’impegno possibile affinché il problema venga rapidamente risolto”; concludendo che sul tema si ritiene “fiduciosa ed ottimista”.

E il centrosinistra da che parte sta? Sull’Ausl di Piacenza tutto tace. Vietato criticare il governo sanitario regionale a guida Pd. Nessun bastone e nessuna carota, dunque, ma silenzio di tomba sulle mancanze dell’Azienda sanitaria da parte di esponenti del centrosinistra con incarichi locali, regionali o nazionali.

Covid e profughi

Per l’Ausl non può che rispondere la direttrice generale Bensa. E i dati non aiutano la dirigente che come il sindaco Barbieri la prende un po’ larga e inizialmente si barcamena tra Covid e profughi. “Indubbiamente – dichiara Bensa sempre a Libertà – l’ondata pandemica nelle sue diverse manifestazioni, così come da ultimo l’ulteriore emergenza derivante dall’arrivo dei profughi ucraini, hanno condizionato il percorso intrapreso e costretto l’Azienda a concentrare gli sforzi per l’assistenza ai pazienti Covid e per arginare la diffusione del virus”.

Qualcosa funziona, ma…

Bensa poi entra nel merito delle lunghe liste d’attesa e prova a giocare d’anticipo. Evidenzia così il buon andamento di alcuni dati nel primo trimestre del 2022, per lei “più rappresentativi delle dinamiche in corso perché meno sensibili alle fluttuazioni occasionali”. Secondo la top manager dell’Ausl c’è “una capacità di risposta del 100% nei tempi previsti per diverse specialità rilevanti, tra le quali cardiologia, pneumologia, ortopedia e otorinolaringoiatria e si attestano sopra l’80% anche per la fisiatria e la gastroenterologia”.

Tuttavia, non si può smentire la realtà. Restano in rosso 16 delle 39 prestazioni monitorate, poco meno della metà e con tempi di risposta inferiori al 60%. Oltretutto, l’ultima rilevazione settimanale, successiva alla reprimenda di Castaldini, quella che va dall’11 al 17 aprile, dà segni ancor più negativi. Il raffronto con gli standard regionali è peggiorato, passando dal 67% al 63%. Così il capo dell’Ausl di Piacenza non può che ammettere le criticità: “Siamo consapevoli che per alcune specifiche specialità le difficoltà attuali sono più marcate”.

Medici & medici

Dopo aver capitolato, Bensa dà questa spiegazione della crisi sulle liste d’attesa: “Le maggiori difficoltà oggettive si concentrano per alcune specialità dove si registra una carenza di professionisti, anche per diversi pensionamenti concomitanti, su cui peraltro si sta intervenendo, così come sugli aspetti organizzativi dell’offerta”. Quindi in soldoni mancano i medici e forse quelli presenti sono male organizzati.

Però per la direttrice generale dell’Ausl altri medici del territorio hanno le loro responsabilità in questa situazione. Infatti per Bensa “va infine evidenziato che, per tutte le situazioni che ritengono di urgenza, i medici di famiglia hanno la possibilità di attivare con l’Azienda specifici canali di presa in carico in tempi rapidi”. Tradotto: cari pazienti, non buttate la croce solo addosso a noi; se dovete aspettare mesi, la colpa è un po’ anche dei vostri medici di famiglia, che non ritengono urgenti le vostre visite specialistiche o i vostri esami clinici.

Domanda e offerta

Lasciando perdere lo scarica barile, evidenziamo altri fatti dei mesi scorsi. I medici in giro ormai sono pochi e questo si sa. C’è una legge economica, quella della domanda e dell’offerta, che regola anche il mercato sanitario. E i medici, come tutti i professionisti, seguono criteri di scelta semplici e diretti. In sintesi, stipendio, qualità dell’ambiente di lavoro, opportunità di carriera. Tutti fattori che oggi viene il dubbio non facciano premio per l’Ausl di Piacenza.

Per spiegarci basta citare solo un esempio. Alla fine dello scorso anno ben cinque anestesisti su 26 hanno lasciato l’ospedale di Piacenza tutti in una volta. Tutti o qualcuno in pensione? No, tutti in fuga verso altri lidi, tra ospedali e cliniche private. Nuovi arrivi? Il concorso predisposto dai vertici dell’Ausl per trovare nuovi anestesisti all’epoca è andato deserto. Mentre per la stessa posizione all’ospedale di Fidenza, si sarebbero presentati ben sei candidati, come rivelato all’epoca dai consiglieri regionali leghisti Matteo Rancan e Valentina Stragliati.

Una vicenda che per chi conosce la situazione dalle parti del Guglielmo da Saliceto sarebbe solo la punta dell’iceberg. Rivelerebbe le criticità di un ambiente di lavoro diventato problematico da tempo, con addii e carenze organizzative ben presenti in altri reparti dell’ospedale di Piacenza.

Chi viene e chi va

Il quadro generale sembra avvalorare questa lettura, che spiegherebbe così anche le lunghe liste d’attesa che penalizzano i piacentini bisognosi di prestazioni sanitarie. Perché di fatto chi non vuole aspettare mesi, dopo qualche giorno il posto per fare visite ed esami lo trova a pagamento nelle strutture private cittadine o in ospedali limitrofi dentro e fuori regione. Segno che là i medici ci sono. E che forse a lavorare all’Ausl di Piacenza oggi non ci vogliono venire.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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