Home Opinioni

“Piacenza in chiaro”: luci e ombre nell’opuscolo del sindaco Patrizia Barbieri

piacenza-in-chiaro-luci-e-ombre-nellopuscolo-del-sindaco-patrizia-barbieri
Da sinistra, l'assessore ai Servizi sociali, Federica Sgorbati, e il sindaco di Piacenza, Patrizia Barbieri

“Piacenza in chiaro”: qualche giorno fa l’Amministrazione comunale di centrodestra guidata dal sindaco Patrizia Barbieri ha messo online una pubblicazione con questo titolo “per raccontare cosa fa per migliorare la città”. L’opuscolo, distribuito anche in formato cartaceo, è suddiviso in “otto aree tematiche che ripercorrono, passo dopo passo, i progetti, i traguardi e gli investimenti realizzati dal Comune di Piacenza”.

Cinque anni difficili

Prima di analizzare i contenuti di “Piacenza in chiaro”, destinato ai cittadini che andranno alle urne il 12 giugno per le elezioni comunali, dobbiamo però partire da alcuni doverosi presupposti. L’Amministrazione Barbieri ha iniziato la sua avventura quasi cinque anni fa con la disastrosa inchiesta sulla cinquantina di impiegati “furbetti del cartellino” che ha decimato gli uffici comunali. Appena ripresa da questa vicenda le è capitato tra capo e collo l’arresto di Giuseppe Caruso, presidente del Consiglio comunale in quota Fratelli d’Italia, con l’accusa di affiliazione alla ‘ndrangheta calabrese e successivamente condannato in primo grado. Poi è arrivata l’inchiesta sulla Caserma Levante. E due mesi fa è stata la volta dell’inchiesta della Procura che ha portato all’arresto di alcuni imprenditori, sindaci della Val Trebbia di centrosinistra e centrodestra e di funzionari pubblici. Un’indagine che ha coinvolto anche l’ex assessore all’Urbanistica di Piacenza, Erika Opizzi, e l’onorevole Tommaso Foti, entrambi esponenti di FdI.

Per sua e nostra fortuna, il Comune è sempre rimasto fuori dalle inchieste, assumendo a volte anche la veste di parte offesa; ma non si può dire che questi anni siano stati una passeggiata per l’Amministrazione Barbieri, soprattutto se aggiungiamo i due anni di pandemia. Possiamo tranquillamente dire che le precedenti Amministrazioni capitanate dai sindaci Guidotti, Reggi e Dosi hanno avuto una vita meno stressata.

La città di domani

Detto questo, proviamo a dare un’occhiata ai contenuti di “Piacenza in chiaro”. Il primo punto dell’opuscolo comunale, “La città di domani”, descrive tre realtà: la prima vanta i 240 milioni di euro stanziati per il nuovo ospedale; poi si passa al programma Nazionale della Qualità dell’abitare per altri 28 milioni, e infine ecco i 600 studenti del nuovo corso di Laurea in Medicine and Surgery.

E qui abbiamo già dei problemi e dei mal di pancia, che come noi colpiscono molti altri piacentini: è giusto costruire un nuovo ospedale? Se sì, è giusto costruirlo in mezzo al nulla, fuori dall’estremo limite della città, cementificando un’area esagerata oggi dedita all’agricoltura, e quindi con un innegabile consumo di suolo? Si sa qualcosa sulla destinazione dell’attuale immobile sanitario, che resterebbe per ora un enorme buco nero nel centro storico della città? Siamo proprio sicuri che costruire il nuovo nosocomio in quella zona, ai confini di una struttura che serve per ridurre i rischi idrogeologici, non porterà a futuri problemi di esondazioni, dato che l’ospedale avrà più di un piano interrato? Come arriveranno i cittadini in quell’area, che si trova a 4,6 chilometri da Piazza Cavalli?

Bella l’idea della facoltà di medicina in lingua inglese a Piacenza. Ma i 600 studenti, che saranno a regime tra sei anni, dove troveranno posto per alloggiare? E la nuova sede universitaria, fissata nel vecchio Ospedale militare di viale Palmerio (a 5,6 km dal nuovo ospedale, dove gli studenti dovranno frequentare le cliniche), quando verrà consegnata dal demanio militare, odierno proprietario dell’immobile? E da quando verrà consegnato a quando verrà ristrutturato quanto tempo passerà? Altre decine d’anni?

Città sicura

Piacenza “città sicura” (oggetto del secondo step dell’opuscolo) è un bellissimo proposito. I cittadini si sentono più sicuri dopo cinque anni di amministrazione Barbieri? Se leggiamo le cronache cittadine non si ha l’idea di vivere a Berna: continue risse tra extracomunitari, accoltellamenti per strada; veicoli che si cappottano (e per cappottarsi non potevano certo andare a passo d’uomo); polizia urbana che viene sentita praticamente assente, soprattutto nelle ore notturne. I vantati 2.780 controlli sul territorio, forse vengono tradotti dal cittadino comune come 2.780 multe per divieto di sosta e rimozioni forzate, pratiche nelle quali le nostre forze dell’ordine territoriali eccellono.

La cura di tutti

La città che si prende cura di tutti (terzo capitolo) “vanta” 112mila euro per “contributo annuo centro antiviolenza”, cioè poco più di un euro per ogni cittadino. Non moltissimo. Vanta anche 611 posti agli asili nido comunali e 2.191 alloggi popolari. Per i nido, secondo l’ultima statistica disponibile (2020, Openpolis e Istat) però Piacenza è ultima in Emilia-Romagna con 25 posti ogni 100 bambini da 0 a 2 anni. La prima è Ravenna con 46,80 (quasi il doppio), Parma con 35 e Reggio Emilia con 39. Sinceramente, si può solo migliorare.

Piacenza si muove

E siamo alla “città che si muove” (quarto step): 37 colonnine attive per le ricariche delle auto elettriche. A Parma erano già 60 nel 2020. Un articolo de Il Sole-24 ore del 2 gennaio 2022 monitora il numero di colonnine ogni 100 km. A Piacenza ce n’è 1,8 ogni 100 km. A Chieti 1,9, a Parma 2, a Milano 6,2, ad Aosta – prima in Italia – 7,1. Se guardate la statistica Piacenza è ampiamente nella seconda metà della classifica. Dunque, non ci pare un fiore all’occhiello. I 64 nuovi autobus a basso impatto ambientale “arriveranno entro due anni”. E negli scorsi cinque? Abbiamo tutti sotto gli occhi i dinosauri che scorrazzano semivuoti per la città. Il Comune dichiara di aver previsto 84,7 milioni per il Pums (Piano urbano di mobilità sostenibile), che è stato approvato nel 2020 e avrà durata decennale. Dovrebbe prevedere interventi sulla viabilità, sulla ciclabilità e sul sistema del trasporto pubblico. Possiamo dire che nei primi due anni di vigenza del Pums non ci siamo accorti di grosse modifiche? Speriamo nei successivi otto anni.

Città sostenibile

La Piacenza sostenibile, quinto passaggio dell’opuscolo comunale, per l’Amministrazione Barbieri passa dal “Nuovo Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia”, che punta a ridurre le emissioni di C02 del 40% al 2030. Lo strumento operativo è il Piano d’azione per l’energia sostenibile e il clima (Paesc). Approvato nel 2021, “tra le azioni chiave da intraprendere, indica in particolare la riduzione dei consumi, l’aumento della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e la diffusione del teleriscaldamento”. Ne aspettiamo i risultati concreti, visto che purtroppo il Comune di Piacenza nel 2020 occupava un desolante 83° posto nella classifica dei capoluoghi italiani per la spesa pubblica dovuta ai consumi di energia elettrica, acqua e gas. Si parla degli ottimi risultati della raccolta differenziata, ma nulla si dice invece sul contrasto all’inquinamento dell’aria, che vede Piacenza tra le città peggiori d’Europa. E fermiamoci qui, senza soffermarci sulla manutenzione del verde urbano e sulla cura del patrimonio arboreo, che in questi anni hanno causato molte polemiche su appalti e abbattimenti.

Piacenza innovativa

La città innovativa (sesto step della pubblicazione), vanta il 90% delle pratiche comunali online; 25 scuole con fibra ottica e 312 “sensori per la sosta”. I 312 sensori sono oggi in fase di sperimentazione e solo per i disabili. L’annuncio suona come trovata elettorale: e nei 4 anni e 8 mesi precedenti cosa si è fatto? Non abbiamo statistiche sulle altre città, ma dopo due anni di pandemia e lockdown, il 90% di pratiche on line ci sembra quasi il minimo sindacale. Se poi sono “semplici” come fissare un appuntamento in posta, comprare un biglietto ferroviario, o accedere al proprio fascicolo sanitario con lo Spid, auguri agli anziani non nativi digitali: speriamo abbiano figli o nipoti in grado di accedere per loro al servizio.

Città attrattiva

Passiamo alla “città attrattiva”, il penultimo capitolo di “Piacenza in chiaro”: 200mila euro (siamo a 2 euro per abitante…) per il Contributo al bando “Piacenza riparte con la Cultura”. Poi ecco l’aumento del 44% dei turisti rispetto all’anno precedente. Eravamo sostanzialmente chiusi con regioni di tutti i colori. Per fare un paragone accettabile bisognerebbe vedere le presenze turistiche del periodo pre-Covid. E se anche fossero inferiori potremmo accettarlo, senza pensare ad un’altra forzatura da campagna elettorale. Buono, invece, il contributo alle imprese di 975mila euro.

Qualità urbana

Finiamo con Piacenza “città attenta alla qualità urbana” con 3 milioni di euro per l’adeguamento delle strutture scolastiche; 15 milioni per rifacimenti di strade e marciapiedi e 60 milioni per il famoso “Polo del ferro” del quale però non c’è traccia. L’unico dato di questi cinque anni è forse la riduzione drastica di parcheggi in centro storico senza soluzioni alternative.

L’impressione generale, ad esclusione dei rifacimenti di strade e marciapiedi, è che questa Amministrazione non sia stata particolarmente sensibile alla qualità urbana. Il degrado è sotto gli occhi di tutti: l’erba (siamo in aprile) sta ricominciando a crescere ovunque; la stazione ferroviaria con gli adiacenti Borgo Faxall e giardini Margherita sembra più il Bronx che il biglietto da visita di una città accogliente. Basta dare un’occhiata alla fontana davanti alla Stazione, ferma e imputridita da anni.

Passando a Piazza Cittadella, è abbandonata a se stessa e chissà se si farà o meno il notorio posteggio interrato, un progetto approvato e bloccato da anni. Lì accanto, tra parcheggi selvaggi c’è il mercato rionale dell’adiacente piazza Casali che non si può guardare. E intanto la diroccata ex stazione degli autobus di fronte a palazzo Farnese vive incerta il suo prossimo destino, facendo bella mostra di sé a poche decine di metri da palazzo Gotico.

Libro dei sogni?

In conclusione, la città descritta dalla Giunta Barbieri nell’opuscolo “Piacenza in chiaro” e la città che noi vediamo tutti i giorni sembrano un po’ due luoghi diversi. E di chiaro, ci pare di intravedere perlopiù l’intento elettorale della pubblicazione, guardando al voto del 12 giugno. Un libro dei sogni forse ancora da scrivere, piuttosto di un ritratto della Piacenza che viviamo ogni giorno e che vorremmo migliore.

+ posts

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

Articolo precedentePubblica Amministrazione: la cattiva burocrazia ci costa 57 miliardi l’anno
Articolo successivoAusl: l’emergenza liste d’attesa e i medici che non ci sono (solo a Piacenza?)

3 Commenti

  1. Bravo avv. Solari, ben scritto. Purtroppo, due marciapiedi riparati e qualche strada riasfaltata all’ultimo minuto non bastano per nascondere le magagne enormi di questa amministrazione. A me basta fare un giretto sotto casa e vedere vialetto e parco giochi, per avere una fotografia convincente del perché a questo giro la sindaca uscente non avrà il mio voto.

  2. Articolo pregevole, chiaro. Su alcuni temi in itinere sarebbe bello conoscere i propositi degli altri candidati sindaci. Per es. sul progetto del nuovo e del vecchio ospedale o su piazza Cittadella ecc.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.