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Qualità dell’aria, Piacenza è messa male: al 307° posto su 323 città europee

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A Piacenza tira una brutta aria. Lo dice la mappa visuale della qualità dell’aria urbana dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) che dal 2019 al 2020 ha stilato la classifica continentale di 323 città, dalla più pulita alla più inquinata, sulla base dei livelli medi di particolato fine (PM2,5) rilevati negli ultimi due anni.

In questa graduatoria, che vede il podio per la miglior qualità dell’aria consegnato a Umeå (Svezia), Tampere (Finlandia) e Funchal (Portogallo), Piacenza è nella zona da allarme rosso. Si trova infatti al 307° posto.
Dopo di lei, considerando le città italiane, ci sono solo Venezia (311ª), Pavia (314ª), Brescia (315ª), per finire con Vicenza, in 320ª posizione, e la vicina Cremona al 322° posto, appena prima dell’ultima classificata, Slavonski Brod (Croazia).

Risalendo la classifica, sempre restando in zona rossa, prima di Piacenza troviamo Milano (303° posto), Torino (298), Verona (294), Ravenna (291), Terni (289), Modena (283), Benevento (282), Reggio Emilia (281), Pesaro (278), Parma (276), Ferrara (272), Novara (271), Rimini (258) e Prato (251).
Nella zona verde, la prima tra le città italiane invece è Sassari (14° posto), poi troviamo  Genova (26), Livorno (64), Salerno (81), Savona (92) e Catanzaro (94).

La raccolta dei dati

La mappa dell’Aea naturalmente non include tutte le città europee. Il set di dati, come spiega l’agenzia Dire, comprende quelle che fanno parte dell’audit urbano della Commissione europea e che hanno una popolazione di oltre 50mila abitanti. Non sono prese in considerazione le città che non dispongono di stazioni di monitoraggio urbane o suburbane, né quelle per le quali i dati provenienti da tali stazioni riguardano meno del 75% dei giorni di un anno solare.

I livelli di particolato fine sono riportati sulla base di quelli comunicati all’Agenzia dai Paesi membri a norma delle direttive dell’Ue sulla qualità dell’aria ambiente. I dati provengono dalle misurazioni a terra del PM2,5 effettuate da più di 400 stazioni di monitoraggio nelle aree urbane e suburbane, che delineano un quadro netto dell’esposizione della popolazione all’inquinamento atmosferico.

Le letture e le classifiche si basano sulla concentrazione media annua di PM2,5 negli ultimi due anni solari, calcolata utilizzando dati aggiornati per l’anno più recente e dati convalidati sulla qualità dell’aria per l’anno precedente.

Aria buona solo in 127 città

“In molte città europee l’inquinamento atmosferico è un problema grave, che rappresenta un rischio reale per la salute”, avverte Aea. E delle 323 città che figurano nella sua classifica, solo 127 hanno una qualità dell’aria classificata come buona, perché è al di sotto degli orientamenti sanitari per l’esposizione a lungo termine al PM2,5 – pari a 10 microgrammi per metro cubo d’aria (10 µg/m3) – fissati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

La mappa Aea valuta infatti livelli di qualità dell’aria come segue:

  • Buoni per livelli di particolato fine inferiori al valore orientativo annuale dell’Oms secondo il quale non vanno superati i 10 µg/m3;
  • mediocri per livelli compresi tra 10 e meno di 15 µg/m3;
  • scarsi per livelli compresi tra 15 e meno di 25 µg/m3 (e qui troviamo Piacenza con 20.83 µg/m3);
  • molto scarsi per livelli pari o superiori al valore limite dell’Unione europea di 25 µg/m3 (Vicenza e Cremona). 
Un vero killer

Il particolato fine è l’inquinante atmosferico con la maggiore incidenza sulla salute in termini di morti premature e malattie. E l’esposizione a lungo termine al PM2,5 causa malattie cardiovascolari e respiratorie.
Sebbene negli ultimi dieci anni si sia registrato “un netto miglioramento della qualità dell’aria in Europa, dall’ultima valutazione annuale effettuata dall’Aea in tale ambito si evince che nel 2018 l’esposizione al particolato fine ha causato circa 417mila morti premature in 41 Paesi europei”, denuncia l’Agenzia.

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