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Piacenza: sull’inquinamento dell’aria serve una svolta

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Piacenza è la città con l’aria peggiore dell’Emilia-Romagna. E quindi, molto probabilmente, tra le peggiori d’Italia se non d’Europa. I bollettini dell’Arpae e le polemiche sugli stop mancati o meno alla circolazione da parte del Comune sono ormai delle foglie di fico su una situazione sempre più incancrenita e pericolosa per la nostra salute. L’approccio è sempre quello che si ha verso un pericolo incombente, senza rendersi conto che è già realtà; limiti o no, microgrammo di Pm 10 in più o in meno, a ogni respiro che facciamo il nostro benessere peggiora e alla fine per tutti arriverà il conto da pagare.

Si dirà che è un problema complesso. Che da anni riguarda non solo Piacenza o l’Emilia, ma l’intera Valle Padana e quindi Lombardia, Veneto e Piemonte. Vero, ma questa visione non può più essere una scusa. Anche questa chiave di lettura (…se non inquino io tanto lo fanno i miei vicini…) forse ha fatto il suo tempo. Ed è ora di provare ad affrontare i problemi ambientali di Piacenza facendone una priorità assoluta. Mettendo l’abbattimento dell’inquinamento dell’aria al primo posto anche a livello locale.

Piacenza: qualche domanda

Come affrontare questo problema? Nessuno pretende che i politici di Piacenza seduti a Palazzo Mercanti da un momento all’altro si trasformino in esperti capaci di trovare tutte le soluzioni necessarie. Ma forse vanno sperimentati dei percorsi nuovi, veri, e non fatti di burocratese e di speranze legate al meteo. Per esempio cominciando a raccogliere dei dati incontrovertibili su chi genera l’inquinamento di Piacenza. E partendo da qualche domanda che magari ha già qualche risposta, ma che il cittadino comune, l’uomo della strada, non conosce e si continua a fare.

C’è qualcuno che sa esattamente quanto inquinamento dell’aria produce la rete autostradale che passa a ridosso della città, la prima a salire sempre sul banco degli imputati quando vengono superati i limiti? E quanto pesano invece il traffico “endogeno”, e cioè generato dai piacentini, o le emissioni delle imprese cittadine? C’è qualcuno che sa esattamente quanti sono gli impianti di riscaldamento a gasolio presenti ancora a Piacenza e quanto pesano sull’inquinamento dell’aria?

Il caso autostrada

Bellissima l’idea di Confapi di piantare chilometri di alberi lungo l’arteria autostradale vicina a Piacenza, così come quella della riforestazione urbana proposta da Legambiente. Ma parallelamente bisognerebbe pensare ad abbattere gli inquinanti alla fonte, se scoprissimo davvero che arrivano in modo così cospicuo da aree specifiche come il tratto autostradale in questione. E allora perché non lanciare un concorso internazionale, partendo da questo problema in collaborazione con i nostri atenei, che dalla Cattolica al Politecnico dovrebbero avere strumenti e contatti per studiare nuove soluzioni ambientali? Se non si può spostare il tracciato autostradale, perché non pensare a sistemi di copertura del percorso, con l’aspirazione di gas e particolati da trattare con appositi sistemi di abbattimento?

Il puzzle di Piacenza

Quello di una galleria a cielo aperto è solo un esempio avveniristico, magari visionario. E chissà quanti altri ne potrebbero arrivare di migliori e realizzabili. Ma ci pare che soprattutto serva un approccio complessivo al problema, che non sia solo legato a centraline, blocchi del traffico e domeniche ecologiche. Un approccio diciamo da stati generali. Anche se per qualcuno sono solo una moda, stavolta potrebbero essere utili. Tassello per tassello, coinvolgendo tutti gli attori della città, si potrebbe comporre un puzzle sulle scelte da fare, senza annegare negli iter burocratici generati dalla solita selva normativa.

Per prima cosa sarebbe un puzzle in grado di far capire ai piacentini di tutte le età come stanno le cose. E poi di rispondere concretamente all’esigenza di salute e di qualità della vita sempre più forte, che invece oggi stiamo compromettendo, continuando a “respirare” il problema dello smog senza stimolare soluzioni innovative e non solo sul piano tecnologico. Soluzioni che potrebbero trasformare Piacenza in un modello di sviluppo sostenibile. Partendo dall’inquinamento dell’aria, sarebbe una scelta lungimirante, con ricadute importanti anche sotto il profilo economico e non solo sul piano sanitario ed ambientale.

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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