Paolo Rossi: di solito non scriviamo per ricordare chi ci ha lasciato, perché non amiamo quegli articoli che in gergo giornalistico si chiamano “coccodrilli”, pezzi spesso stucchevoli, che ne ripercorrono la vita e le gesta. Stavolta, però, ben consapevoli di essere una goccia nel mare magnum dei ricordi, magari dei più banali, per Pablito vogliamo fare un’eccezione.
A Paolo Rossi, in particolare per i ragazzi nati negli anni 60 come noi, è legato in modo indelebile il successo dell’Italia ai mondiali di Spagna del 1982. Di quella squadra di Enzo Bearzot, dopo lo scandalo del calcio scommesse, Rossi è stato il tardivo ma esplosivo protagonista. Tardivo perché in quel torneo non aveva dato subito spettacolo; anzi, lo ricordiamo bene, tantissimi condannavano la testardaggine tutta friulana di Bearzot a lasciarlo in campo. Fino a quella sequenza di gol esplosiva (tre contro il Brasile ai quarti, due alla Polonia in semifinale e uno in finale alla Germania) che ci ha portato sul tetto del mondo. Con Rossi ad alzare la Coppa Rimet e il Pallone d’oro come miglior calciatore dell’anno (prima di lui Rivera, poi Baggio e Cannavaro).
Per l’Italia, e non solo del calcio, quella vittoria all’inizio degli anni 80 era stata una vera iniezione di fiducia. E lui, Pablito, ne era diventato per sempre il simbolo indelebile. Poi la sua carriera da rapinatore dell’area di rigore è proseguita con altri successi e con tante maglie (oltre a quelle di Juventus e Milan ha giocato anche in provincia con Lanerossi Vicenza, Como, Perugia e Verona, dove ha finito presto la sua carriera, nel 1987, per i troppi infortuni).
Ma quel soprannome da eterno ragazzo, consacrato nell’estate del Mundial spagnolo, non è mai stato cancellato dai gol segnati dopo quel momento magico. Gol da campione, come li faceva lui. E se li faceva lui, quasi quasi venivano accettati più volentieri anche dagli sconfitti. Perché Pablito era Pablito.
Finita la carriera, l’abbiamo visto spesso nei panni del commentatore televisivo, sempre misurato, attento, mai polemico. Paolo Rossi appariva come un uomo gentile; un toscano in controtendenza (era nato a Prato nel 1956), che si attagliava alla perfezione a quel giocatore ammirato allo stadio. Leale, e tanto semplice e intelligente da lasciare sempre di stucco gli avversari più agguerriti. Un campione vero, anche fuori dal campo.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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