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La notte del coronavirus: Conte e il caos comunicazione che alimenta il contagio

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La notte del coronavirus. Un caos mai visto, innescato dalla diffusione della bozza del decreto su cui il Governo Conte e le Regioni stavano ancora discutendo. Alla fine, il premier firma il decreto definitivo per contenere il contagio, che sarà in vigore fino al 3 aprile. E conferma la chiusura della Lombardia e di 14 province: alle 11 iniziali, (Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Padova, Treviso e Venezia), in Piemonte si aggiungono Novara, Vercelli e Verbano-Cusio-Ossola.

Tutto bene? Assolutamente no. L’improvvida diffusione della bozza è stata infatti la prima cosa di cui il premier ha parlato nella conferenza stampa tenuta stamattina verso le 2. E d’altra parte, visto il disastroso pasticcio comunicativo, non poteva che essere altrimenti. “È in gioco la correttezza dell’operato del Governo e la sicurezza degli italiani. La pubblicazione di una bozza non definitiva ha creato incertezza, insicurezza, confusione, non lo possiamo accettare”, ha detto un Conte stanco e tiratissimo.

Le critiche dei governatori

Ripresa da tutta la stampa online (e come poteva essere altrimenti?), la bozza del decreto scatena reazioni di tutti i tipi. Intanto che si tratta febbrilmente per chiudere il testo, arrivano le critiche dei presidenti di Lombardia ed Emilia-Romagna, rese pubbliche dai medesimi governatori Attilio Fontana e Stefano Bonaccini, che parlano di una bozza pasticciata, mentre per il Veneto la misura è sproporzionata.

In fuga da Milano

Nel frattempo, la ridda di voci e di notizie, molte non confermate, crea il panico e un effetto boomerang. Come racconta repubblica.it, le stazioni di Milano vengono prese d’assalto da centinaia di persone per prendere gli ultimi treni diretti al sud. E chissà quanti sono partiti nottetempo in auto o con altri mezzi prima dell’entrata in vigore del decreto. Una situazione gravissima, che comporterà sicuramente una maggior diffusione del coronavirus anche in quelle regioni. Perché di certo tra queste persone ci sarà qualcuno già contagiato dal Covid-19, magari ancora a sua insaputa.

Più rischi al Sud

Insomma, la fuga di notizie sul nuovo decreto che abolisce le zone rosse e crea una maxi area a stretto controllo della mobilità in funzione anti-contagio di una fetta mai vista di territorio e popolazione – non dimentichiamolo, si parla di oltre 15 milioni di persone, il 25% degli italiani – è stata davvero un disastro. Che potrebbe causare davvero ulteriori e pesanti danni soprattutto sul piano sanitario in aree meno attrezzate di quelle del Nord che sono già allo stremo. Tanto che per esempio la Puglia per voce del suo presidente Michele Emiliano ha annunciato nottetempo la quarantena per tutti coloro che sono tornati dalle zone blindate dal nuovo decreto; stesso provvedimento già deciso anche dalla Calabria.

Coronavirus e comunicazione

Confusione, allarmismo, disorientamento in questo momento non possono che favorire la diffusione del coronavirus e aggravare ulteriormente il peso sugli operatori sanitari che tra mille difficoltà stanno svolgendo un lavoro encomiabile per salvare la vita delle persone colpite dal Covid-19.

Insomma, adesso non sarà facile recuperare prima di tutto la fiducia dei cittadini alle prese con le nuove norme per contenere l’epidemia. E di certo sulla vicenda da oggi in poi infurieranno un mare di polemiche con attacchi di tutti i tipi a Conte e al suo Esecutivo. Ma anche di questo si dovrà far carico il Governo e con lui le Regioni, rivedendo drasticamente la comunicazione istituzionale che arriva dai palazzi dove si decidono le sorti dell’Italia. Con l’emergenza che stiamo vivendo, a maggior ragione un caos come quello di stanotte non è ammissibile in un Paese civile.

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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