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L’aria pessima di Piacenza, la logistica, e il polo del ferro che non c’è

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L’aria di Piacenza è tra le peggiori d’Europa. Certo, è tutta la Pianura Padana a versare in pessime condizioni. Ma questo non può e non deve essere un alibi. Perché Piacenza negli anni è diventata anche un polo logistico da milioni di metri quadrati, con Tir che caricano e scaricano di continuo da magazzini dove oltretutto le lotte e gli scontri sindacali tra lavoratori e cooperative in subappalto sono drammaticamente all’ordine del giorno.

La denuncia 

La situazione è stata fotografata ieri da un’interrogazione di Silvia Zamboni, capogruppo di Europa Verde e vicepresidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna. “Nel ristretto territorio della pianura piacentina si registra una preoccupante concentrazione di attività e infrastrutture con un pesante impatto ambientale prodotto, in particolare, dagli impianti per il trattamento dei rifiuti, i poli logistici, i tre assi autostradali che lo attraversano e altro ancora”, scrive Zamboni.

“Il risultato è una delle aree più inquinate della Pianura Padana, come testimonia il triste primato di Piacenza, prima città dell’Emilia-Romagna e 25ª in Europa tra quelle con il più alto tasso di mortalità da polveri sottili, secondo i dati di una recente ricerca condotta dall’Università di Utrecht, dal Global Health Institute di Barcellona e dal Tropical and Public Health Institute svizzero”.

Tuttavia, aggiunge la vicepresidente, “nonostante un contesto così compromesso, non si arresta l’ampliamento delle attività inquinanti. In particolare, assistiamo ad una imponente espansione delle attività logistiche. A Piacenza, Cadeo, Caorso, Monticelli a Fiorenzuola sono oltre una decina i progetti di nuovi poli logistici presentati alle amministrazioni locali, già autorizzati o in attesa di autorizzazione, per oltre un milione di metri quadri di superfici che rischiano di essere cementificate”.

Senza freni

Così, dando voce a comitati e associazioni dell’area compresa tra Piacenza, Fiorenzuola, Caorso e Monticelli (da Legambiente a Italia Nostra, dal Comitato per la difesa di Ambiente e Salute di Caorso al Comitato Barabasca, a Sos Ambiente Piacenza), Zamboni denuncia pure che “gli amministratori locali sembrano ignorare gli impegni presi anche dall’Italia con gli Accordi di Parigi contro i cambiamenti climatici e la condanna della Corte di Giustizia europea per l’inquinamento da polveri sottili nel bacino padano; e concedono nuove autorizzazioni all’ampliamento delle attività logistiche, un settore che, come testimoniano i casi di cronaca, non garantisce la qualità del lavoro e le tutele dovute ai lavoratori”.

Per questo, l’esponente di Europa Verde sollecita la Regione a promuovere un’indagine approfondita, diretta a considerare gli effetti cumulativi di tutti i fattori ambientali e di rischio incidenti sul territorio della pianura piacentina. Una ricerca che per Zamboni dovrà essere presa come riferimento per le decisioni delle amministrazioni locali in materia di autorizzazioni di nuove attività impattanti.

Cose concrete

Bene, facciamo anche questa ulteriore indagine. Ma i risultati li conosciamo già. Saranno di certo negativi e ci diranno che così non si può andare avanti. Che le scelte non vanno più fatte a livello comunale, che serve un piano provinciale se non addirittura regionale; che la riduzione dell’inquinamento passa da un governo ambientale del territorio che va al di là di quello della logistica…

Intanto vogliamo aspettare ancora, o si può già fare qualcosa di concreto con le armi che abbiamo per iniziare a migliorare la qualità dell’aria e non solo sulle strade?
Per esempio, come già scritto un anno e mezzo fa, perché non lanciare un piano per sostituire tutte le caldaie a gasolio ancora presenti in città e provincia con impianti di riscaldamento che non emettono i particolati degli ossidi di zolfo? Milano ha promesso di farlo entro il 2023. E oggi, Bonus 110% o fondi Pnrr che siano, si potrebbero creare delle vere corsie preferenziali per gli edifici pubblici e privati a questo scopo.

E il polo del ferro?

Poi sarebbe carino sapere a che punto siamo con il nuovo polo del ferro a Le Mose da 40 milioni di euro. È stato lanciato a novembre 2019. Ricordate? Firma in grande stile a Palazzo Farnese del protocollo d’intesa con lo slogan “La logistica piacentina prende il treno” alla presenza dell’allora ministro delle infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli e della consigliera regionale Katia Tarasconi. Una scelta che aveva detto il sindaco Patrizia Barbieri “porterà indubbi benefici alla città: drastica riduzione delle emissioni inquinanti nell’aria, ora causate dall’elevato traffico su gomma, competitività territoriale, potenzialità di sviluppi imprenditoriali e quindi occupazionali”.

Una scelta di cui oggi però non si sa più nulla. E che se mai venisse realizzata darebbe davvero risultati importanti. Per capirlo basta guardare a quello che sta già succedendo anche senza il polo del ferro. La nuova linea merci con cadenza bisettimanale aperta tra Terminal Piacenza e il porto di Vado Ligure, che si aggiunge a quelle con Trieste, Genova Voltri, Bruges, e che coinvolge Confindustria e Agenzia delle Dogane, toglierà dalle strade altri 6.000 Tir all’anno. Fatti, non parole.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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