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Lega e 5 Stelle, il governo è diventato un ring: chi vincerà?

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Lega e 5 Stelle: ci piacerebbe sapere su cosa sono d’accordo. Il contratto di governo l’avranno anche firmato. Ma si sa, i contratti s’interpretano. E oggi sembra che sugli impegni presi con tanta solennità davanti agli elettori la distanza tra Lega e 5 Stelle aumenti sempre di più. Anche perché, parliamoci chiaro, a parte il Decreto dignità tutti i provvedimenti previsti, Legge di Bilancio in primis, sono ancora in cantiere. Niente di definitivo. E ogni giorno che passa arrivano nuove tensioni.

Il ring giallo-verde

A ben guardare, sembra che a palazzo Chigi abbiano allestito un bel ring. Dove di volta in volta salgono ministri, vice e sottosegretari di Lega e 5 Stelle per darsele di santa ragione. L’ultimo scontro è quello sulla prescrizione dei reati, che i 5 Stelle vogliono bloccare dopo la prima udienza del primo grado. Stop naturalmente sgradito alla Lega, che prima attacca l’idea del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede con l’avvocato Giulia Bongiorno, titolare della Pubblica amministrazione: “Non si può tenere un imputato in ostaggio per sempre”. Poi arriva il leader, Matteo Salvini, che scarica un colpo da ko. Ricorda come la prescrizione sia nel contratto, ma che le norme non si scrivono dalla sera alla mattina. Al di là del merito, un bel diretto: come se l’avesse proposto qualcuno al bar e non il Guardasigilli.

Passiamo a un altro round, senza tirare in ballo quello sulla manina della pace fiscale. Che dire del Decreto sicurezza, cavallo di battaglia del ministro dell’Interno? Sta minando i rapporti tra i 5 Stelle, con gli ortodossi del Movimento che minacciano di non votarlo alle Camere. Tanto che qualcuno ha rispolverato il pugno di voti di Giorgia Meloni per riportarli a più miti consigli.

Reddito e colpi bassi

Ma sul ring di Lega e 5 Stelle il corpo a corpo preferito è senza dubbio quello sul reddito di cittadinanza. Un provvedimento nel contratto di governo ancora tutto da “interpretare”. E sempre più indigesto alla Lega ogni giorno che passa. Ha infilato i guantoni perfino Giancarlo Giorgetti, il super sottosegretario di palazzo Chigi: “Il reddito di cittadinanza ha complicazioni attuative non indifferenti. Se riuscirà a produrre posti di lavoro, bene. Altrimenti resterà un provvedimento fine a se stesso”. Un colpo sganciato così a freddo che per ricucire è stato addirittura “necessario” un incontro a porte chiuse del leghista col premier Giuseppe Conte. Un chiarimento lunare, visto che parliamo del primo ministro e di quello che almeno formalmente è il suo braccio destro.

Tutto finito? Magari. L’ultimo pugno al reddito di cittadinanza l’ha sferrato il leghista Armando Siri, sottosegretario alle Infrastrutture: “Così come viene presentato crea una frattura tra Nord e Sud”. E Siri ha proposto che i soldi, quei benedetti 780 euro mensili, vadano a chi deve formare i disoccupati in cerca di lavoro e non finiscano direttamente nelle loro tasche. Non c’è che dire, una bella differenza da chi si arrovella nei 5 Stelle su bancomat e dintorni per trovare il modo di elargire il bonus ai beneficiari.

Lega e 5 Stelle: ultimo gong?

Insomma, all’orizzonte niente di buono. Nemmeno sulle grandi opere che piacciono alla Lega e sono sgradite ai 5 Stelle, anche se si continua col mantra del “valuteremo tutto secondo i parametri di costi e benefici”.
Così, tra un gong e l’altro, a bordo ring si susseguono i retroscena. “Filtrano” indiscrezioni del tipo “la Lega ha deciso deliberatamente di alzare tiro: l’obiettivo è indebolire Luigi Di Maio“. E allo stesso leader dei 5 Stelle vengono attribuite confessioni allarmate, fatte “naturalmente” solo ai suoi più stretti collaboratori: “Temo che Salvini voglia far saltare il governo e andare al voto col centrodestra. E vuole usare come pretesto il reddito di cittadinanza, così noi non avremo la nostra bandiera elettorale”.

Tutto vero? A guardare i sondaggi, che danno i 5 Stelle in calo e il Carroccio al 35%, la Lega ne avrebbe di che guadagnare, Quirinale permettendo. Ma Salvini nicchia e cerca di svelenire il clima: “Nessuna polemica, avanti uniti per il cambiamento”.
C’è da credergli o siamo all’ultima ripresa?

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