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Energia: Italia 2ª in Europa per ricchezza di fonti rinnovabili, ecco un piano per sfruttarle al meglio

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Energia: l’Italia come spesso accade è il Paese dei paradossi. E anche in questo campo non si smentisce. Siamo indietro nell’autonomia energetica con una burocrazia lenta e farraginosa, ma abbiamo un invidiabile patrimonio di fonti rinnovabili, fatto da sole, vento, acqua e rifiuti. Messo a reddito, ci può permettere di ridurre drasticamente la nostra dipendenza dall’estero, che sia dal gas russo di oggi o da quello algerino di domani.

Ad affrontare il tema è lo studio “Verso l’autonomia energetica italiana: acqua, vento, sole, rifiuti le nostre materie prime”, realizzato da The European House – Ambrosetti in collaborazione con A2A, e presentato al Forum economico di Cernobbio venerdì scorso.

Dove siamo in Europa

Partiamo dalle brutte notizie. A livello europeo, nell’indice di autonomia energetica l’Italia è quintultima (23ª nella Ue a 27 membri); produce infatti solo il 22,5% delle sue necessità, rispetto alla media Ue del 39,5% (dati 2019). Peggio di noi fanno solo Malta (2,7%), Lussemburgo (5%), Cipro (7,2%) e Belgio (22,4%).

Ma poi arriva la prima buona notizia: l’Italia per il report è il 2° Paese europeo per disponibilità potenziale di fonti rinnovabili (sole, vento, acqua), dietro la Francia e davanti a Croazia, Grecia e Spagna. In più, tra il 2000 e il 2019 l’Italia ha aumentato la sua autonomia energetica del 9% proprio grazie allo sviluppo delle fonti rinnovabili, facendo registrare la 2ª crescita tra i Paesi europei e surclassando per esempio la Francia (3,7%) o la Spagna (1,8%). Con il peso delle fonti fossili sulla nostra produzione domestica che oggi è solo del 27%.

L’energia del sole

In questo quadro, dove può arrivare l’Italia nella produzione di elettricità pulita? Prendiamo l’energia solare. Valorizzare le opportunità di sviluppo di questa fonte rinnovabile (a tecnologie correnti e vincoli normativi e strutturali in essere) può generare un incremento produttivo di 105,1 Gigawatt (GW); cioè di quasi 5 volte la capacità oggi installata, con Lombardia, Sicilia, Puglia, Piemonte ed Emilia-Romagna ai primi posti.

Dove si mettono i pannelli? Il 40% dell’incremento di 105,1 GW può arrivare dall’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti di immobili residenziali e no (il report ha censito oltre 13,5 milioni di edifici); il 60% viene prodotto con impianti a terra (circa 13 milioni di ettari censiti), utilizzando cave, miniere e discariche esaurite; agrivoltaico; aree limitrofe di autostrade e ferrovie; repowering e revamping di impianti esistenti.

Eolico e idroelettrico

Le opportunità di sviluppo riguardano pure l’energia eolica con l’istallazione di 21,1 GW (quasi 2 volte la capacità odierna) e con Puglia, Sicilia e Sardegna sul podio. Poi conteggiano 3,3 GW di idroelettrico, tra mini impianti e repowering, soprattutto in Lombardia, Trentino-Alto Adige e Piemonte; con un incremento superiore al 20% della capacità oggi installata di 15,8 GW (esclusi gli impianti di pompaggio puro e misto).

Dai rifiuti al biometano

Nel novero del report ci sono anche i rifiuti: circa 8 milioni di tonnellate possono essere avviati a recupero energetico attraverso termovalorizzatori con l’azzeramento del conferimento in discarica, abilitando una produzione elettrica di oltre 7 Teravattora (+55% rispetto al 2020), in particolare in Veneto, Lazio e Sicilia. Mentre la produzione di energia da biometano, soprattutto in Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte, può attivare circa 6,3 miliardi di metri cubi (pari all’8% del consumo nazionale di gas e al 22% del gas importato dalla Russia nel 2021).

Obiettivo 60%

A conti fatti, la valorizzazione dalla produzione di energia con sole vento e acqua e rifiuti per lo studio di The European House – Ambrosetti e A2A consentirebbe quasi di triplicare l’autonomia energetica italiana, arrivando al 58,4% rispetto al 22,5% di oggi e a circa quattro volte l’incremento registrato negli ultimi 20 anni. Il pieno dispiegamento di questa potenza addizionale, pari a 129,5 GW, andrebbe a coprire lo 0,8% della superficie totale italiana.

Burocrazia e dintorni

Se si vogliono valorizzare davvero queste fonti rinnovabili, ci sono però da risolvere una serie di problemi al più presto. In generale riguardano i tempi della burocrazia, le reazioni delle popolazioni locali coinvolte, e le condizioni di mercato.

Per l’acqua il report denuncia per esempio questi problemi: assenza di certezza sul ritorno dell’investimento in grandi concessioni idroelettriche e quadro normativo disincentivante; la durata delle concessioni è infatti tra le più brevi in Europa, tra i 20 e i 40 anni, mentre in Francia o in Spagna è di 75 anni, in mercato aperto alla concorrenza.

Solare ed eolico devono affrontare problemi simili. In primis la difficile accettabilità sociale degli insediamenti (sindrome Nimby); poi ci sono i lunghi iter amministrativi: per l’eolico l’autorizzazione di un nuovo impianto richiede in media 5 anni, con picchi anche di 9; per il fotovoltaico il tempo è minore, ma si parla comunque di 1,5 anni; da ultimo, il report segnala la frammentazione delle competenze autorizzative e il coinvolgimento di molteplici stakeholder.

Per la produzione di biometano i costi sono ancora elevati con incertezze sul sistema di incentivi; per i termovalorizzatori impera la sindrome di Nimby e i livelli di raccolta differenziata in alcune aree italiane sono insufficienti; infine il report segnala che i tempi di realizzazione degli impianti di smaltimento e trattamento dei rifiuti sono in media di 4,7 anni.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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