La mostra “Oltre le nuvole” a Palazzo XNL di Piacenza è stata un successo oppure un flop? L’entusiastico resoconto finale sul progetto multidisciplinare andato in scena dal 2 aprile al 5 luglio 2026 parla di “un ottimo riscontro del pubblico” con un “bilancio che supera gli 8.000 visitatori”, di sale affollate da turisti stranieri e persino di un notevole impatto mediatico, dai canali televisivi alle riviste di lifestyle (clicca qui per leggere il comunicato di XNL Piacenza).
Tuttavia, analizzando più a fondo i dati disponibili, il quadro che emerge forse è quello di una scommessa persa.
Artisti di vaglia, ma…
L’esposizione d’arte contemporanea, che vantava le prestigiose opere di 20 artisti del calibro di Piero Manzoni e Mario Schifano, installazioni accattivanti come l’avvolgente “Smoking bench” di Jeppe Hein, ha attratto in tutto 7.200 visitatori. Se consideriamo che è rimasta aperta al pubblico per circa 95 giorni complessivi, stiamo parlando di una media di poco superiore alle 70 persone al giorno.
A fronte di un budget indicativo di circa 300.000 euro, il calcolo matematico si fa impietoso: virtualmente sono stati spesi oltre 40 euro per ogni singolo visitatore che ha varcato l’ingresso di via Santa Franca 36. Un risultato che sui “circa 7.000 visitatori paganti” (prezzo del biglietto intero a 8 euro) viene definito “non banale per una mostra d’arte contemporanea”; ma che in termini di pura efficienza economica, di marketing territoriale e di politica culturale rappresenta un ritorno estremamente limitato per non dire asfittico.
Numeri e retorica
Per sostanziare la reale entità dei numeri di “Oltre le nuvole”, basta guardare alle performance di altre esposizioni e festival contemporanei in giro per l’Italia. Ma senza allontanarsi, è sufficiente tornare sempre a Palazzo XNL nel febbraio 2020, quando la mostra “La rivoluzione siamo noi”, poi interrotta per il Covid, nella sola prima settimana di apertura aveva registrato la presenza di oltre 2.000 visitatori.
La retorica dell’internazionalità e dell’apertura globale vacilla altrettanto rapidamente. Il comunicato ufficiale si sofferma in modo romantico sulle “tante lingue ascoltate nelle sale”, elencando la presenza di turisti provenienti da Regno Unito, Francia, Giappone, Stati Uniti e perfino Azerbaigian. Ma in un flusso di ingressi complessivo così esiguo nel corso di un intero trimestre, viene il dubbio che si tratti di presenze del tutto sporadiche o accidentali, non certo del sintomo di una reale attrattiva turistica della mostra a livello internazionale. Anche dal punto di vista dell’offerta formativa, i 460 studenti e insegnanti di 21 classi coinvolti nel programma Edu a conti fatti rappresentano una manciata di scolaresche rispetto al panorama dei soli istituti scolastici piacentini.
Sold out per pochi intimi
Persino la sezione teatrale, comprendente il trittico “Delle nuvole o dell’identità”, viene celebrata come una serie di serate sold out. E ci mancherebbe altro con attori come Davide Enia, Mario Perrotta e César Brie. Peccato che il coinvolgimento totale di soli 1.000 spettatori denunci l’impiego di sale assai modeste, ottimali per registrare un rapido “tutto esaurito”, ma incapaci di muovere un numero di spettatori rilevante.
Infine, appellarsi all’effetto scudo delle sinergie collaterali, come l’innovativo biglietto unico abbinato a “Cupole & Nuvole”, o alle aperture straordinarie serali, Venerdì Piacentini compresi, forse suona come un ultimo tentativo per rimpolpare le basse performance autonome della mostra.
Una sana autocritica
La Fondazione di Piacenza e Vigevano e la sua XNL hanno indiscutibilmente le risorse e le potenzialità per incidere nel mondo culturale, ma per i progetti futuri forse sarà vitale “scendere” dalle nuvole e smettere di confondere gli investimenti lodevoli, ma dai ritorni ristretti, spacciandoli come successi. E seguendo l’adagio che i panni sporchi si lavano in casa, ci auguriamo che i risultati di “Oltre le nuvole” portino a una sana autocritica nelle stanze della Fondazione presieduta da Roberto Reggi.
La cultura per lasciare il segno ha bisogno di dialogare con ampie porzioni di società reale, a partire dai giovani, altrimenti rischia di diventare un monologo isolato. Ancor più afono in una città che ha l’ambizione di diventare la Capitale europea della Cultura nel 2033.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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