Cultura

La cultura? A Piacenza si fa in Rete… al traino della Fondazione di Reggi

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Da sinistra: Reggi, Patelli, Felicori, Tarasconi, Cevolotto, Cella, Nenna, Magnelli (foto Del Papa)

La cultura è fondamentale per la vita di un territorio. E quando i suoi attori principali decidono di fare sistema per valorizzarla, la cosa va presa sul serio. Così ieri alla presentazione di “Rete Cultura Piacenza” c’era anche un signore che se ne intende, non solo perché è l’assessore regionale competente dell’Emilia-Romagna. Mauro Felicori infatti nella sua carriera è stato tra l’altro il direttore della Reggia di Caserta, che grazie alle sue scelte innovative ha fatto scuola ed è diventata una vera star delle location culturali italiane.

Il gotha piacentino

Felicori ha benedetto “Rete Cultura Piacenza”, considerandola già un successo solo per la sua capacità aggregativa mai vista in regione. A palazzo Mercanti era riunito infatti il gotha piacentino: dal sindaco Katia Tarasconi al vescovo Adriano Cevolotto; dalla presidente della Provincia Monica Patelli al commissario della Camera di Commercio Filippo Cella; dal presidente della Banca di Piacenza Giuseppe Nenna a quello della Fondazione di Piacenza e Vigevano Roberto Reggi. In questo caso, come dicono gli inglesi last but not least, e cioè ultimo ma non per importanza del nostro elenco.

Perché l’ex sindaco Reggi è apparso il vero motore di “Rete Cultura Piacenza”, rivolta, come ha spiegato, alle iniziative legate alla cultura contemporanea e a un target soprattutto giovanile, di cui il palazzo Xnl della Fondazione oggi è la punta di diamante cittadina. Poi basti aggiungere che al termine degli interventi di rito dei vari protagonisti presenti, l’elenco delle iniziative in calendario è stato snocciolato dal professor Mario Magnelli, vicepresidente della Fondazione e braccio destro di Reggi.

Presente e futuro

Questo lungo programma di per sé non ha detto molto di nuovo rispetto a quanto già si sapeva delle manifestazioni su arti visive, cinema, teatro e musica in programma a Piacenza e in qualche caso in provincia nei prossimi mesi. L’impressione è soprattutto quella di un riordino delle iniziative che i vari enti coinvolti da “Rete Cultura Piacenza” avevano già in essere singolarmente; e che in alcuni casi forse sono state risistemate in calendario per evitare sovrapposizioni e valorizzare le sinergie possibili negli stessi periodi.

Insomma, se il presente non offre novità eclatanti su mostre, corsi e festival, si può parlare di un punto di partenza. A questo primo tavolo di lavoro di “Rete Cultura Piacenza” potranno seguirne altri, sempre nel segno di un’azione condivisa, spiega una nota degli organizzatori. Poi sottolinea come il programma sul contemporaneo e la realizzazione degli eventi vedrà affiancarsi alle istituzioni promotrici (Camera di Commercio, Comune, Diocesi, Fondazione, Provincia e Regione) anche altre realtà del territorio protagoniste dell’attività culturale come la Banca di Piacenza, la Galleria Ricci Oddi e il Conservatorio Nicolini, oltre ad alcuni Comuni della provincia, impegnati in progetti artistici di rilievo.

La dote finanziaria

La prima tranche di risorse accomunate dalle iniziative di “Rete Cultura Piacenza” totalizza 1,25 milioni di euro. Pare che 600mila arrivino dalla Fondazione; 200mila a testa da Camera di Commercio e Banca di Piacenza, mentre il resto è offerto dagli altri enti coinvolti. Una cifra complessiva, come ha spiegato ancora Reggi, che sarà destinata ad aumentare, perché ogni nuova iniziativa che verrà approvata al tavolo di lavoro avrà un budget certo.

Qualche dubbio

Tutto bene? Diciamo che si tratta di un progetto interessante per una Piacenza spesso abituata a marciare divisa. Ma qualche dubbio resta e potrà essere sciolto solo vedendo all’opera “Rete Cultura Piacenza”. Ad esempio, per gestirla non è prevista un’autorevole figura terza, o una regia ad hoc. Poi il Comune di Piacenza, a cui spetta il governo della politica culturale pubblica, anche a garanzia di un sano pluralismo, su questa iniziativa per ora appare piuttosto defilato rispetto al ruolo preponderante della Fondazione. Insomma, nessun processo alle intenzioni, ma qualcuno parla già del rischio di possibili condizionamenti sulle politiche culturali piacentine che sarebbe meglio evitare.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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