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Steven, Loris e chi soffre in un Paese civile

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Steven Babbi e nel riquadro Loris Bertocco (foto dei profili Facebook)

Steven Babbi e la sua storia stanno facendo notizia. Nel bene e nel male. Steven dall’età di 11 anni soffre di un sarcoma di Edwing, un tumore che colpisce il tessuto osseo. Oggi 22enne, dal febbraio 2016 Steven ha un lavoro alla Siropack Italia Srl di Villalta di Cesenatico. Purtroppo a marzo di quest’anno ha subito l’asportazione di un polmone. E dopo l’intervento è ancora in convalescenza. Cosa è successo? Dopo 6 mesi l’Inps ha interrotto l’indennizzo che sostituisce il suo stipendio. Un errore, penserete. No, è la legge che lo prevede. E l’Inps la deve applicare, anche se è una legge ingiusta.

Steven e la solidarietà

Così, quando nell’azienda di Steven si è saputo della cosa, è partita la gara di solidarietà. I 30 colleghi si sono detti disponibili a dargli un supporto economico. Ma i titolari della Siropack, i coniugi Rocco De Lucia e Barbara Burioli, hanno deciso di farsi carico del suo sostentamento al posto dello Stato. Una scelta straordinaria, che fa onore alla Siropack nell’aridità imperante del mondo di lavoro. E che fa riflettere per molti motivi. Com’è possibile che succedano cose del genere? Dov’è lo Stato? Quanti sono in situazioni simili o addirittura peggiori? E chi aiuta le loro famiglie?

Il dramma di Loris

Per rispondere alle domande, ecco un’altra storia di questi giorni, che a differenza di quella di Steven non ha un lato buono. È la storia di Loris Bertocco, veneto di 59 anni. Paralizzato da quando ne aveva 19 per un incidente stradale, Loris ha deciso di andare a morire in Svizzera con il suicidio assistito. E in una lunga lettera ha denunciato l’abbandono delle istituzioni, che non l’hanno aiutato a sopravvivere dal punto di vista economico.

Alla faccia del welfare

Lo Stato fa troppo poco? Sì, è proprio così. Potremmo scrivere fiumi di parole, ma basta fare due conti. Sapete quanto valgono l’indennità di accompagnamento e la pensione d’invalidità? Poco più di 515 euro al mese la prima e 279 euro la seconda. In più hanno vincoli precisi. L’indennità, che non dipende dal reddito ma dalla patologia, si perde se la persona è assistita in una struttura pubblica. La pensione d’invalidità invece sfuma se il titolare ha un reddito annuo di poco superiore ai 16.500 euro. E Comuni e Regioni? fanno quello che possono. Intervengono, ma con risorse risicate.

L’Italia che non c’è

Lo Stato pare si sia dimenticato di questi cittadini. Ogni anno per l’indennità di accompagnamento sono stanziati 13 miliardi di euro. E 6 miliardi li spendono Comuni e Regioni. In sostanza, dividendo queste cifre per il numero di disabili gravi saltano fuori 700 euro al mese a testa. Pensando solo all’assistenza, è una cifra che non basta nemmeno per pagare una badante che ne prende di base 900 al mese, straordinari esclusi. E allora chi ci pensa a questi 2 milioni di persone? Tutto il peso è sulle spalle delle famiglie. Madri, padri, fratelli e parenti che si sfiancano e si svenano per assistere i loro cari 24 ore al giorno.

Una scelta di civiltà

Allora, evitiamo filippiche contro le istituzioni e la burocrazia. Niente libri dei sogni o luoghi comuni. Ma queste persone e queste famiglie vanno aiutate molto di più. E fino in fondo, prima di tutto cambiando le norme sbagliate. Servono più risorse e va tutto semplificato. Si può fare già qualcosa nella legge di Bilancio 2018. Ammalati e disabili soffrono già abbastanza. E devono tornare a sentirsi orgogliosi di essere italiani. Non perché ci sono perle come la Siropack, ma perché significa vivere in un Paese civile.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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