Opinioni

Piacenza 100 giorni dopo: guardiamo avanti, ma niente colpi di spugna

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(foto di Marika Bortolami)

Piacenza dopo 100 giorni di Covid. Negli occhi della gente che spuntano sopra le mascherine c’è tanta voglia di ricominciare. Di lasciarsi alle spalle una tragedia iniziata il 21 febbraio che resterà indimenticabile. Per i morti, troppi, la sofferenza, tantissima, l’abnegazione, epica, dei sanitari e delle tante persone che si sono messe a disposizione nella lotta contro il Coronavirus.

Non ci sono solo cumuli di macerie che sono tanti e in tutti i settori. Anche a Piacenza c’è dell’altro, partendo semplicemente da una considerazione. Abbiamo toccato con mano che abbiamo bisogno gli uni degli altri. Senza nessun sottofondo ideologico o buonismo di maniera. Perché anche uno sguardo laico e pragmatico, fino al puro utilitarismo, ci fa arrivare questo messaggio. La comunità è un aiuto per tutti. Dai più deboli ai più forti, nessuno ne può prescindere.

Da qui bisogna ripartire. Perché tutti possano tornare a giocare le proprie carte con soddisfazione nella vita sociale, nell’economia, nella cultura, nel commercio, nei servizi. Deve tornare a circolare il sangue in un corpo martoriato dall’epidemia. E questo sangue deve arrivare da tutti. Ma per rivitalizzare Piacenza dev’essere nuovo. Depurato da quei germi che negli anni l’hanno resa marginale e le hanno impedito di crescere come avrebbe meritato.

La lezione, dicevamo, è semplice: dall’epidemia si esce tutti insieme perché se qualcuno non fa la sua parte anche gli altri ne pagano lo scotto. E allora va benissimo. Al di là dei proclami, delle frasi di rito, progettiamo una rinascita piena di contenuti concreti, mettendo da parte le rivalità per rilanciare Piacenza e il suo territorio.

Ma non dimentichiamo. Perché quello che oggi manca a Piacenza tra i cumuli di macerie è anche un po’ di sana autocritica. A partire dalla politica. Non con il senno di poi, ma con il senno di chi non vuole più cadere nelle tenebre di questi mesi, di chi vuole guardare avanti. E ognuno faccia il suo esame di coscienza anche nella sanità, nel sociale, nell’economia, nell’informazione.

Perché una cosa è certa: non è andato tutto bene. Dobbiamo dircelo fino in fondo. E capire che cosa non ha funzionato guardandoci negli occhi e facendo nomi e cognomi. Dalla vicenda della zona rossa in poi, la magistratura se nel caso farà il suo corso. Ma un colpo di spugna anche ad altri livelli potrà solo giovare ad alcuni per provare a rifarsi una verginità invece di mettersi da parte. Sia chiaro, non siamo alla ricerca di colpevoli. Con il sale del pragmatismo, semplicemente questo colpo di spugna non serve alla comunità di cui parlavamo. Quella da cui ripartire nell’interesse di tutti, anche a Piacenza.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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