Piacenza

Alternativa per Piacenza: il ritorno del Comintern o vera partecipazione?

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Il Teatro Trieste 34, dove si è svolta l'ultima riunione di Alternativa per Piacenza

Alternativa per Piacenza: il centrosinistra cittadino annuncia percorso e organizzazione per stendere il programma e poi per individuare il candidato sindaco che sfiderà Patrizia Barbieri, ormai certa al 99% della ricandidatura alla guida del centrodestra nelle elezioni 2022.

Annunciata un mese fa, e battezzata a fine settembre da Gianrico Carofiglio, la nuova compagine comprende Partito democratico, Articolo 1 e 5 Stelle; oltre alle liste civiche di centrosinistra presenti a palazzo Mercanti come Piacenza Oltre e associazioni varie.

Chi fa che cosa

Innanzitutto vediamo allora come si è organizzata Alternativa per Piacenza, dopo la riunione al Teatro Trieste 34 di ieri l’altro. C’è naturalmente un’assemblea plenaria (oltre un centinaio i partecipanti) con due coordinatori (Davide Bastoni e Caterina Pagani). Poi ecco quattro tavoli di lavoro sui temi del programma:

  • Coesione sociale e legalità, welfare, sanità, diritti e lotta alle disuguaglianze (coordinatore Piera Reboli);
  • transizione ecologica, riqualificazione, assetto urbano, ambiente, urbanistica, mobilità (a tirare le fila Giuseppe Castelnuovo e Francesco Cacciatore);
  • nuove generazioni, scuola, università, cultura, politiche giovanili, sport (Eleonora Bagarotti);
  • promozione del territorio, marketing, turismo, sviluppo economico, politiche di bilancio (Mino Politi e Giovanni Toscani).

Entro fine mese, e quindi velocemente, dai tavoli dovranno uscire le proposte programmatiche con al vertice alcuni “progetti bandiera” che saranno sottoposti all’approvazione dell’assemblea.

Il tavolo dei tavoli

Infine, non poteva mancare il tavolo dei tavoli di Alternativa per Piacenza, quello politico. Qui però le cose si complicano. Perché guarda caso è l’unico ancora privo del coordinatore, a certificare la delicatezza del ruolo.

Si sa però che è composto dai segretari dei partiti e dai vertici delle realtà associative; poi ci sono i coordinatori dei gruppi di lavoro e quelli dell’assemblea plenaria; altri quattro rappresentanti eletti dall’assemblea su indicazione dei singoli tavoli, il portavoce di Alternativa per Piacenza (per ora Mattia Motta), e il tesoriere della compagine Francesco Perini. Per sommi capi, il tavolo politico si presenta come una sorta di parlamentino che dovrebbe comprendere oltre 20 persone.

Pro e contro

Che dire? C’è da riflettere su quest’organizzazione che si è data Alternativa per Piacenza con la pretesa di partire dal basso. Partiamo dai contro: a prima vista sa un po’ di vecchio. Sembra uscita dai polverosi archivi di una sinistra che fu (o almeno così si pensava). Comintern di togliattiana memoria, soviet piacentino, struttura leninista… le valutazioni di critici e avversari politici si sprecano non senza ironia.

In più, nonostante App, l’acronimo di Alternativa per Piacenza, sembri tanto al passo dei tempi online, anche gran parte dei protagonisti coinvolti nei ruoli salienti non favoriscono una valutazione improntata su freschezza e rinnovamento alla 4.0. Pochi nomi nuovi, in una modalità che pare innegabilmente pilotata nei punti chiave dalle principali rappresentanze politiche coinvolte in quest’avventura, Partito democratico in primis.

Tuttavia anche da fuori c’è chi vede l’esperimento in modo positivo. E parla di una sfida nella sfida: quella cioè di dimostrare che da questo percorso organizzato indubbiamente con diverse rigidità – ma d’altro canto utili per una discussione alla luce del sole – possa uscire una proposta composita e completa, che sappia parlare alla città in modo nuovo.

Insomma, quelle che contano saranno le idee, le proposte che usciranno dai tavoli, che saranno scelte e condivise dall’assemblea di App. Non tanto per scalzare semplicemente Patrizia Barbieri da palazzo Mercanti, ma con il fine di governare bene Piacenza. Garantendo quel cambio di passo e di obiettivi che tutti nel centrosinistra, almeno a parole, vedono come una necessità non più rinviabile per il futuro della città.

Candidati in chiaroscuro

Nessuna nuova invece sui criteri per individuare il candidato sindaco, che non solo dovrà farsi carico del programma ma letteralmente metterci la faccia. Una scelta su tempi e metodi ancora oggetto di discussione e per ora rinviata all’adunanza della prossima settimana.

Intanto su una candidatura al femminile ultimamente è circolato anche il nome di Anna Maria Fellegara, già assessore e vicesindaco delle Giunte Reggi, attualmente preside della Facoltà di Economia e Giurisprudenza della Cattolica. Mentre si dice che il notaio Massimo Toscani, da molti visto come il favorito a prendere la guida Alternativa per Piacenza, segua con grande attenzione l’evolversi del progetto. Soprattutto pare che l’ex presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano attenda dei segnali chiari anche dai maggiorenti del centrosinistra non solo piacentino: da Bonaccini a Colla in Regione, e da parlamentari come De Micheli e Bersani. Gli outsider? Di certo qualcuno c’è, ma per ora si tiene debitamente nell’ombra.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

1 commento

  1. Come al solito, nelle buone intenzioni del centro-sinistra (non si sa se rimarranno tali) non compare la parola SICUREZZA, non esattamente un argomento di secondo piano nelle cronache recenti della città.
    Purtroppo, per converso, nemmeno il centro-destra attualmente al potere (?) fa nulla per una situazione socialmente esplosiva e ingravescente.

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