
Fondazione di Piacenza e Vigevano: a meno di clamorose sorprese, Giangiacomo Schiavi sarà il prossimo presidente. È in sostanza quello che avevamo scritto nell’ultimo articolo dedicato alla saga di Palazzo Rota Pisaroni. È ancora così? Non proprio e vediamo perché.
Solo qualche settimana fa, per il giornalista piacentino già vicedirettore del Corriere della sera l’orizzonte sembrava sgombro da ostacoli; se non che, e forse anche per questo, pare sia stato lo stesso Schiavi a tentennare sulla nomina, proponendo di posticipare il suo insediamento alla presidenza della Fondazione di almeno un anno.
Tutti spiazzati
Questa condizione naturalmente sembra abbia spiazzato un po’ tutti. In primis, i suoi grandi elettori, tra cui si conterebbero la sindaca di Piacenza e presidente della Provincia Patrizia Barbieri e il vescovo Adriano Cevolotto.
In generale, comunque, la richiesta di Schiavi non sarebbe piaciuta ai più, al di là delle sue motivazioni. E avrebbe generato diversi dubbi sulla sua candidatura, che in precedenza aveva raccolto tanti consensi in città.
E se anche fosse, aspettando Schiavi, si sono domandati alcuni, chi si potrebbe far carico della governance della Fondazione in questo periodo d’interregno? Un presidente pro tempore che poi magari ci prende gusto e quindi tra un anno diventa difficile da rimuovere dall’incarico, creando un mare di problemi?
In alternativa, si potrebbe ipotizzare un prolungamento della presidenza Toscani, con l’escamotage che il notaio piacentino ha svolto sì due mandati alla guida dell’Ente, ma non per la durata complessiva di otto anni?
Sono domande che non hanno trovato risposte. Prima di tutto perché la Fondazione, per il ruolo che svolge sul territorio piacentino e con un patrimonio di oltre 360 milioni di euro da gestire, non si può permettere staffette del genere.
E poi perché pare che Schiavi sia ritornato sui suoi passi, dando la disponibilità a fare subito il presidente.
Altre soluzioni
Adesso però, come dicevamo, le cose non sono più come prima. Il motivo è semplice: nel limbo aperto dai dubbi del giornalista, chi già non lo vedeva bene al vertice della Fondazione avrebbe trovato lo spazio per lavorare ancor più alacremente in cerca di altre soluzioni.
In pratica, basta indecisioni: serve un candidato forte da mandare in campo. Un nome blindato su cui far convergere quei sette consiglieri determinanti per decidere il prossimo presidente. Sette voti che intanto nel primo Consiglio generale a 13 componenti possano indicare come maggioranza i due colleghi da cooptare nel parlamentino a 15, creando così, entro metà marzo, l’organismo d’indirizzo definitivo, che poi a sua volta eleggerà appunto il nuovo “monarca” di Palazzo Rota Pisaroni per i prossimi quattro anni, con nove voti sicuri capaci di attirare altri consensi.
I 13 consiglieri
E allora prima di tutto ricordiamo i nomi dei 13 nuovi consiglieri della Fondazione, indicati dagli Enti preposti dallo Statuto e scelti dal Consiglio generale uscente il 15 febbraio scorso. I 13 consiglieri che sono al centro di questa partita. Stiamo parlando di:
- Maria Grazia Sabato (indicata dal Comune di Piacenza);
- Luigi Cavanna (Provincia di Piacenza);
- Fabio Fornari (45 Comuni della provincia);
- Anna Muselli (Camera di commercio);
- Ivano Fortunato (Diocesi di Piacenza-Bobbio);
- Lavinia Gaia Bulla (Università Cattolica);
- Edoardo Favari (Politecnico);
- Carlo Dallagiovanna (Associazioni di volontariato);
- Tiziana Pisati (Associazione la Ricerca);
- Mario Magnelli (Conservatorio Nicolini);
- Daniela Boffino (Comune di Vigevano);
- Elena Sisaro (Diocesi di Vigevano);
- Rossella Buratti (Associazioni di volontariato di Vigevano).
Regole e realtà
Poi, dopo i nomi dei protagonisti, va ricordato che formalmente i 13 consiglieri non hanno vincoli di mandato; e quindi non si possono considerare come portatori delle istanze di chi li ha proposti e men che meno di chi li ha eletti. Ma nei fatti non si può evitare di pensare come in questi giorni probabilmente siano sottoposti a tanti tentativi di condizionamento. Sia di chi li ha selezionati, sia di chi sta facendo campagna per i candidati in campo.
Perché non va dimenticato, per esempio, che una volta eletto, il nuovo presidente propone il suo Consiglio di amministrazione (da 6 a 8 membri). E può cooptare nel Cda anche componenti del Consiglio generale che a loro volta vengono sostituiti da nuovi membri seguendo le procedure statutarie.
È chiaro che entrare nella stanza dei bottoni della Fondazione non è cosa da poco. E di certo una poltrona nel Cda può far gola a molti dentro e fuori il parlamentino di via Sant’Eufemia, sia a Piacenza sia a Vigevano, perché tra l’altro non è detto che i tre consiglieri lombardi si muovano all’unisono.
Il ritorno di Reggi
Quindi, venendo ai nomi per la presidenza che i 13 consiglieri stanno valutando, oltre a quello di Schiavi circolano con insistenza non tanto le valenti nomination dell’ex presidente di Confindustria Alberto Rota o del professor Cavanna, ma le voci tambureggianti sulla candidatura dell’ex sindaco di Piacenza Roberto Reggi.
Un nome pesante e ricco di suggestioni, che molti vedevano già in campo da mesi per la presidenza della Fondazione. Un nome che poteva essere giubilato solo trovandone un altro di altrettanto prestigio. Anche per questo, secondo alcuni, sarebbe nata la candidatura Schiavi. Una candidatura costruita a tavolino da chi, tra l’altro, forse voleva sbarrare la strada verso palazzo Rota Pisaroni proprio all’ex primo cittadino. E i giochi per escludere Reggi, grazie al nome di Schiavi, sembravano fatti.
Allo scoperto
Adesso però, dopo i tentennamenti attribuiti all’editorialista del Corsera, la candidatura di Reggi avrebbe ritrovato grande smalto. E c’è chi sostiene che alcuni dei 13 consiglieri potrebbero schierarsi con lui, anche in disaccordo con i grandi elettori che li hanno portati nel parlamentino di via Sant’Eufemia, diventando determinanti per la sua elezione.
Insomma, la partita per la presidenza della Fondazione ormai sembra entrata nel vivo. Si aspettano solo le prime dichiarazioni ufficiali dei candidati e dei loro sostenitori. E non ci vorrà molto perché vengano allo scoperto.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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