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Fondazione di Piacenza e Vigevano: progettare gli investimenti con chiare priorità

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Un interno di Palazzo Rota Pisaroni, sede della Fondazione di Piacenza e Vigevano

Fondazione di Piacenza e Vigevano: dove investire per far crescere il territorio? Serve una progettualità che abbia chiare le priorità.

Partiamo da due storie del secolo scorso. Inizi del ‘900, tempi duri e povertà. Una vedova della Bassa raduna i cinque figli e dice: il primogenito coltiva la terra, gli altri studiano avvalendosi di borse di studio e reddito della terra e man mano si iscrivono all’università. Poi i fratelli compreranno un podere al fratello primogenito per ricompensarlo dei sacrifici fatti. E così fu, con successo di crescita economica e sociale di generazione in generazione.

Anni sessanta, una coppia della piccola medio borghesia costruisce una famiglia con quattro figli e decide che il loro benessere sarebbe stato massimizzato rinunciando ad acquisire un’abitazione di proprietà, e investendo invece tutto quanto possibile nell’istruzione dei figli. Gli allora ragazzi/e sono ora a loro volta padri e madri di famiglia con un patrimonio di benessere economico e culturale a beneficio di figli e nipoti.

Il valore del capitale umano
Questi sono solo due dei tantissimi esempi che certamente ciascuno di noi può richiamare. Sono chiari esempi di investimento in capitale umano. Il tipo d’investimento a più elevata redditività, come universalmente testimoniato dai dati. Redditività economica diretta (goduta direttamente dai soggetti: i figli, nipoti, e pronipoti… degli esempi sopra) e indiretta, con gli effetti positivi su crescita economica, culturale e anche civica che le competenze producono.
Fondazione a un bivio

Questo messaggio, solidamente fondato, è utile per riprendere le riflessioni sugli investimenti della Fondazione di Piacenza e Vigevano, che tra l’altro si appresta a rinnovare i suoi vertici.

Il bell’articolo del dottor Luigi Zaninoni (il miogiornale.net del 5 e 6 settembre) ci riporta a un bivio: accettare un rischio ed investire un 80% in titoli azionari al fine di garantire il rendimento annuo del 4%, oppure “accettare il fatto che, alla luce dei condizionamenti politici e massmediatici, non è realisticamente possibile mantenere il valore del capitale della Fondazione; accontentarsi di un rendimento, e di un rischio, medio basso, e accettare che, col tempo, la Fondazione si impoverirà sempre più, e vedrà diminuire il peso dei propri interventi a favore della società civile”.

A ben vedere l’obiettivo ultimo della Fondazione non è dissimile da quello delle famiglie dei nostri esempi sopra. È infatti la promozione dello sviluppo socioeconomico nel territorio di tradizionale operatività, ovvero la Provincia di Piacenza e il Comune di Vigevano. Lo strumento principe ai fini dell’obiettivo primario è allora e sempre più: investimento in capitale umano.

Cosa non disconosciuta dallo Statuto della Fondazione, laddove esso stesso elenca tra i settori di operatività: “Educazione, Istruzione Formazione”, e “Ricerca scientifica e tecnologica”. Settori in cui la Fondazione può operare con progetti di intervento da realizzarsi direttamente o in collaborazione con altri soggetti privati o pubblici.

Discontinuità qualitativa

Certamente la Fondazione già opera in tali settori nell’ambito dell’attività di distribuzione ed elargizione. Ciò che ci permettiamo sottolineare è la desiderabilità di un progetto ad ampio respiro che come per le famiglie degli esempi sopra crei una discontinuità qualitativa in grado di promuovere crescita economica e sociale. Dunque: progettualità con chiare priorità.

Quello che stiamo vivendo è infatti un momento storico di discontinuità conseguente alle innovazioni tecnologiche, quelle stesse che mettono in crisi interi settori e al contempo aprono spazi per nuove attività, ma che richiedono competenze a discapito di lavori semplicemente ripetitivi. L’intuizione geniale della vedova dei primi 900 (l’esempio di cui sopra) riportata ai giorni nostri si tradurrebbe in massiccio investimento in capitale umano con un progetto chiaro e ben fondato.

Terreno fertile per la Fondazione

Sono molte le iniziative desiderabili e non c’è che l’imbarazzo della scelta. Promuovere l’allargamento dell’offerta formativa di corsi di laurea/corsi di formazione in Informatica, sull’AI (Intelligenza Artificiale), in Medicina tenuto anche conto dello stato della sanità nell’area.

In molti ambiti il terreno è già fertile: si pensi alla Mandelli Sistemi, Jobs, Celaschi…, al settore Meccatronica. La crescita del settore con occupazione di qualità fa leva sull’innovazione. Propulsore di crescita sarebbe allora la co-fondazione (con la Regione, Confindustria, le Università locali..) di un centro dedicato alla ricerca applicata simile alla Fraunhofer Gesellschaft.

Da Bolzano a Piacenza

Esiste già un Fraunhofer Italia a Bolzano, il cui compito consiste “nel trasformare le conoscenze scientifiche in soluzioni innovative su misura delle aziende che generino vantaggi economici diretti. Fraunhofer Italia incentiva e porta avanti progetti di ricerca applicata che apportino benefici immediatamente spendibili per le imprese manifatturiere e artigiane che collaborano con noi, contribuendo così ad aumentare la loro competitività sul mercato”.

In buona sostanza, il compito di Fraunhofer è realizzare progetti che portino da subito vantaggi competitivi per le imprese coinvolte sul territorio. Ed essa stessa diventa allora centro ideale per organizzare la formazione necessaria.

Si è consapevoli che gli effetti dell’investimento in capitale umano si realizzano nel medio/lungo periodo, ma è quanto di più utile possa realizzarsi in questa fase storica, anche da parte della Fondazione di Piacenza e Vigevano.

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Gabriella Chiesa, Ph.D. in Economics alla London School of Economics, è professore di Monetary and Financial Economics alla Alma Mater Studiorum Università di Bologna. Ha ricoperto posizioni in diverse università e centri di ricerca italiani ed esteri.
La sua attività di ricerca verte sui mercati finanziari e le loro interazioni con la macroeconomia, i cui risultati sono pubblicati in riviste internazionali di economia e di finanza.

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Luigi Filippini, ha studiato alla London School of Economics e all’Harvard University. È professore di Economia dell’Innovazione e competitività all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
I suoi interessi di ricerca vertono su temi di Industrial Organization e teoria della produzione, i cui principali risultati sono pubblicati in riviste internazionali.

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