Home Economia

La visione di Draghi e quelle risposte che mancano al Paese

la-visione-di-draghi-e-quelle-risposte-che-mancano-al-paese

Qual è la visione di Mario Draghi? Il discorso del presidente del Consiglio è come la coperta di Linus, un oggetto al quale si attribuisce una sorta di natura antropomorfica, in grado di donare un forte senso di sicurezza a chi lo possiede.

I commenti sono stati pertanto tutti positivi. Con alcuni organi di stampa che in particolare hanno sostenuto la discontinuità con il Governo precedente, quasi a allontanare i fantasmi del dicastero di Giuseppe Conte. Ed è paradossale che tra loro ci sia anche chi ha avuto una caduta del 15% delle copie vendute nel 2020, mentre il suo direttore afferma sempre che risponde solo ai suoi lettori.

Un bel discorso, ma…

Non è difficile scrivere un bel discorso e la storia politica italiana è piena di esempi del genere. Concentriamoci allora su alcuni aspetti critici delle parole pronunciate da Draghi al Senato e alla Camera. Con un presupposto: si chiedono risposte, non un elenco infinito e ben costruito di problemi da risolvere, la cui soluzione però chiederebbe un secolo.

Per prima cosa, affermare che il Governo “nasce in una situazione di emergenza raccogliendo l’alta indicazione del capo dello Stato”, è un passaggio forte. Perché implicitamente si accusa il Governo precedente di inadeguatezza; il che al tempo stesso induce a concludere che la nascita dell’Esecutivo odierno avrebbe dovuto avvenire ben prima. Poi, lo stesso neo presidente del Consiglio riconosce il lavoro fatto dal suo predecessore in condizioni nuove e disperate.

Ma al di là di questi passaggi contraddittori, senza innovare radicalmente l’attuale organizzazione dello Stato, che le risorse in arrivo dall’Europa siano sprecate non è propriamente un rischio, ma una certezza. Ciò riguarda la sanità, la scuola, gli investimenti pubblici, il Mezzogiorno e soprattutto le riforme che l’Europa chiede da tempo.

Questo, come vedremo, è il punto debole dell’odierno programma di Governo. Senza dimenticare che esistono il presidente e i suoi ministri che hanno certe competenze, in parecchi casi non pertinenti e ben lontane dai progetti e dalle riforme che si intendono (e si dovrebbero) fare.

Dalla sanità alla scuola

La riforma della sanità richiede di “rafforzare e ridisegnare la sanità territoriale”. Perché non dire subito che si tratta prima di tutto di cambiare il contratto dei medici di medicina generale, aggiornarli, chiedere un periodo di disponibilità all’interno della sanità pubblica. È un ritorno ad un sistema che era già presente e funzionante molti anni or sono.

In più, un riferimento all’utilizzo dell’intelligenza artificiale (AI) avrebbe indicato una linea di intervento e progetti utili. Ad esempio, all’ospedale di Piacenza alcuni medici hanno ottenuto risultati che altri colleghi negli Usa hanno raggiunto in tempi minori con l’AI.

La scuola richiede a breve un forte investimento in strumentazioni, dotazioni di Pc e notebook per gli studenti e connessioni vere. Non è esigenza prioritaria una valutazione degli insegnanti/professori come da varie parti si chiede; ma piuttosto serve un maggiore controllo dell’effettivo programma fatto e dei libri di testo utilizzati.

Per essere concreti: ci è capitato di aiutare qualche studente in matematica e di toccare con mano la pochezza confusionaria del libro di testo. La matematica ben insegnata alle elementari e alle medie è condizione necessaria per avere laureati STEM (scienze, tecnologia, ingegneria, matematica). È necessario investire sulle basi sin dai primi anni scolastici, se non prima, come indicato dagli studiosi della Rand Corporation. Solo così si creano opportunità per tutti i cittadini, nonché le basi per la crescita.

L’attenzione riservata agli Istituti tecnici, è fondamentale ma non tiene conto della scarsità di insegnanti adatti. Non basta appellarsi al PNNR (Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza) “che assegna 1,5 miliardi gli ITIS, 20 volte il finanziamento di un anno normale pre-pandemia”.

La distruzione creativa

Poi, nel suo discorso il presidente Draghi aggiunge: “Il Governo dovrà proteggere i lavoratori, tutti i lavoratori, ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche. Alcune dovranno cambiare, anche radicalmente. E la scelta di quali attività proteggere e quali accompagnare nel cambiamento è il difficile compito che la politica economica dovrà affrontare nei prossimi mesi”.

Questa frase richiama elementi da Schumpeter, la “distruzione creativa”, e al contempo rammenta la figura del dittatore benevolente che si assume il compito appunto di realizzare tale “distruzione creativa”.

Auto elettrica e Alitalia
Un esempio concreto riguarda l’auto elettrica che ha circa il 40% in meno di componenti di quella a motore termico. Il nuovo gruppo Stellantis, nato da Fca e Psa ha i fornitori francesi integrati verticalmente, in virtù di partecipazioni azionarie.
I fornitori italiani potrebbero invece essere facilmente dismessi pagando al più una penale. Quali imprese fornitrici saranno sacrificate? Diremo che i fornitori italiani sono stati eliminati dalla selezione del “mercato”?

La Cassa
Deposti e Prestiti e Invitalia continueranno a prendere partecipazioni in imprese in difficoltà? E quelle nel loro portafoglio che fine faranno? E l’Ilva e l’Alitalia? Missione che fa tremare i polsi… E che richiede un po’ più delucidazioni da parte del presidente del Consiglio: qual è la visione che ha al riguardo? Il sistema francese di imprese di interesse nazionale con governance statale? O semplicemente aiuti pubblici mirati ad alcune attività? Scelte da chi?
Gli aiuti dall’Europa

Sul Next Generation EU il Presidente dice: “Il precedente Governo ha già svolto una grande mole di lavoro sul Programma di ripresa e resilienza (PNRR). Dobbiamo approfondire e completare quel lavoro che, includendo le necessarie interlocuzioni con la Commissione europea, avrebbe una scadenza molto ravvicinata, la fine di aprile… Le Missioni del Programma potranno essere rimodulate e riaccorpate, ma resteranno quelle enunciate nei precedenti documenti del Governo uscente“.
Una domanda… ma il PNRR del Governo Conte non era tutto da rifare secondo esperti e giornalisti?
Non si affronta poi il problema del controllo della spesa.

Un modello generale

Sulle riforme, infine. Il Next Generation EU ne prevede alcune, come quelle del fisco e della giustizia. Il presidente Draghi dice: “Non è una buona idea cambiare le tasse una alla volta. Un intervento complessivo rende anche più difficile che specifici gruppi di pressione riescano a spingere il Governo ad adottare misure scritte per avvantaggiarli”. Suggerisce quindi di affidare ad esperti che conoscono bene cosa può accadere se si cambia un’imposta.

Ma il problema è ben più generale. Si tratta di passare da equilibri parziali (una sola imposta alla volta…) ad un modello di equilibrio economico generale. Con alcuni problemi non solo teorici, ma anche di disponibilità di dati accertati e non crediamo sia il nostro caso. Esistono esempi nel mondo? Abbiamo in mente i modelli teorici del premio Nobel James Mirrlees e del professor Matt Weinzierl dell’Harvard Business School. Mancano però esempi concreti di applicazione e forse non è un caso.

L’altra riforma che non si può procrastinare è quella della pubblica amministrazione. La pubblica amministrazione è centrale e locale, affidata a Regioni, Province e Comuni. Faranno fronte comune? Anche qui, un’effettiva riforma della pubblica amministrazione è compito impossibile senza innovare l’organizzazione. Due direttive già suggerite dal precedente Governo: assunzione di laureati STEM (materie scientifiche e tecniche) invece di solo laureati in Giurisprudenza, e definizione dei tempi di risposta dei singoli decisori.

Nel campo della giustizia poi ci si aspettava qualche suggerimento in più rispetto a quanto è già nelle linee proposte dal precedente Guardasigilli.

Tecnologia e politica

Come dicevamo, senza innovare radicalmente l’attuale organizzazione, il fatto che le risorse siano sprecate non è propriamente un rischio, ma una certezza. Manca completamente il rapporto tra tecnologia e politica.
In questo contesto, per esempio, un programma nazionale di formazione anche professionale in presenza e online affidato alle università sarebbe nuovo e di grande efficacia.

Le risposte che mancano

Così, e non da ultimo, si ritorna alla visione economica: qual è l’assetto produttivo del Paese che ha in mente Draghi? Il sistema francese di imprese di interesse nazionale con governance Statale? O semplicemente aiuti pubblici mirati ad alcune attività? Scelte da chi? Riproponiamo queste domande, e speriamo di avere presto le risposte che il presidente del Consiglio nel suo discorso programmatico non ha dato.

+ posts

Gabriella Chiesa, Ph.D. in Economics alla London School of Economics, è professore di Monetary and Financial Economics alla Alma Mater Studiorum Università di Bologna. Ha ricoperto posizioni in diverse università e centri di ricerca italiani ed esteri.
La sua attività di ricerca verte sui mercati finanziari e le loro interazioni con la macroeconomia, i cui risultati sono pubblicati in riviste internazionali di economia e di finanza.

+ posts

Luigi Filippini, ha studiato alla London School of Economics e all’Harvard University. È professore di Economia dell’Innovazione e competitività all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
I suoi interessi di ricerca vertono su temi di Industrial Organization e teoria della produzione, i cui principali risultati sono pubblicati in riviste internazionali.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.