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Mes sì, Mes no… Ma cosa davvero è in gioco?

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La cancelliera tedesca Angela Merkel e il premier Giuseppe Conte

Mes à la carte: invitati a cena, ci è offerto un calice di vino di dubbia qualità. Come la prendiamo? Beh, se la cena è in un contesto di amicale vicinanza/affetto la prendiamo bene… Se invece il contesto è di altezzosa tolleranza di noi meschini invitati, beh, non ne siamo felici e preferibilmente ci affrettiamo alla via d’uscita.

Abbiamo descritto due situazioni che hanno un elemento cardine in comune (il calice di vino non entusiasmante) ma che per altro sono molto diverse: l’una (felice) è il ricorso al Mes non in solitudine, ma insieme con altri Paesi colpiti dal Covid; e soprattutto dopo una chiara e solida dimostrazione che la Ue è una casa comune: ovvero, a conclusione delle trattative in corso riguardo al sostegno all’economia europea (in primis, Recovery Fund).
L’altra (non felice) sarebbe invece il ricorso al Mes immediato e a prescindere. Significherebbe vanificare il notevole sforzo profuso dal Presidente della Repubblica e dal Governo Italiano, in primis il Presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia, nel battersi per un’Europa casa comune, non divisiva.

Quale sarà effettivamente il progetto finale e i benefici che l’Italia potrà trarne sarà la risultante del processo in atto di contrattazione a monte tra i diversi Paesi e istituzioni. Vale la pena di battersi per questa partita e valutare a giochi conclusi, e non prima, se ricorrere al Mes. Avendo ben chiaro che l’Italia ha accesso ai mercati e che i possibili vantaggi economici del ricorso al Mes sono di entità trascurabile, checché ne dica la cancelliera tedesca Angela Merkel.
Ovviamente, questa è la nostra conclusione, ma supportata da fatti e (solide) argomentazioni che sono sviluppate a seguire.

Cos’è il Mes?

Mes sta per Meccanismo Europeo di Stabilità. È stato istituito con un trattato intergovernativo, al di fuori del quadro giuridico della Unione Europea, nel 2012 e nel pieno dell’emergenza della crisi finanziaria europea.
In corso di evoluzione verso più realistiche funzioni, la funzione del Mes è, almeno sulla carta e nell’intento originario,  l’offrire, sotto condizionalità, assistenza ai Paesi dell’area dell’euro che trovino difficoltà a finanziarsi sul mercato. Di qui il pomposo, quanto immaginifico, appellativo di “Fondo Salva Stati”.

Possiamo, in buona sostanza, vedere il Mes come un istituto finanziario in grado di raccogliere fondi, indebitarsi, a condizioni vantaggiose in virtù di un ottimo status (rating) creditizio, e prestare poi i fondi raccolti ai Paesi “in difficoltà” sotto adeguate garanzie di recupero dei prestiti stessi. Il tutto però in dimensione molto ridotta, dato che la capacità di prestito del Mes è attualmente nell’ordine di 410 miliardi. Un ammontare insignificante rispetto alle dimensioni attuali, e prospettiche di forte crescita, del debito pubblico dei Paesi dell’area Euro. Non sorprende che il compito di garante della stabilità dei mercati ricada sulla Banca Centrale Europea, e, fortunatamente, è da essa svolto in modo egregio.

MES e Covid-19

In attesa di una più matura nonché realistica definizione del Mes, con l’accordo tra i ministri Ue del recente Aprile, nell’ambito del Mes è stata delineata una nuova Linea di Credito volta al supporto della crisi pandemica: il Mes può offrire prestiti ai Paesi Ue, ovviamente su richiesta degli stessi, a condizione che i fondi siano utilizzati per finalità dirette ed indirette di Sanità (Pandemic Crisis Support Credit Line: PCSCL).

Quanto e a che condizioni

Sul Mes non si hanno certezze, non è stata stilata e resa pubblica un bozza di contratto, disponiamo però di informazioni attendibili (ancorché incomplete).

  • Quanto potrebbe prendere a prestito l’Italia? Come ogni altro Paese, il 2% del PIL 2020, ordine di grandezza del prestito a Italia: 36 miliardi. 
  • Scadenza del prestito? Non è ben chiara, sappiamo che la massima scadenza ammissibile è 10 anni. Lunga scadenza? Non proprio, il prestito è finalizzato ad investimenti in sanità, il cui orizzonte temporale dei ritorni/benefici va ben al di là dei 10 anni. Non a caso eminenti economisti italiani ed internazionali auspicano finanziamenti a lunghissimo termine (addirittura perpetui).
  • Tassi d’interesse (costo) del prestito? Tra commissioni e tasso, si stima che il tasso del prestito dal Mes sia nell’ordine di grandezza del 0,08%. L’Italia ha ampio accesso al mercato ed il costo a cui si finanzia con scadenza di 10 anni è intorno a 1,344%. Il prestito dal Mes porterebbe quindi ad uno sconto di tasso pari a 1,26% (126 punti base). Quindi, stante un volume di prestito di 36 miliardi dal Mes,  il “vantaggio” monetario complessivo per interessi “risparmiati” si attesta sui 450 milioni, circa 0,02% del Pil. Ma questo vantaggio c’è veramente? Per rispondere occorre conoscere il grado di priorità del prestito Mes.
  • Grado di Priorità del Prestito Mes? Tipicamente i prestiti del Mes hanno priorità rispetto a tutti gli altri (ad eccezione dei prestiti del Fondo Monetario Internazionale, cosa che non riguarda l’Italia). Se cosi fosse, il vantaggio, per altro modesto, sopra calcolato sarebbe più che eroso dall’aumento del costo dei prestiti che l’Italia (come tutti gli altri Paesi) necessariamente contrae oltre a quello che eventualmente stipula con il Mes.
  • Condizionalità? Le condizionalità ex ante riguardano l’uso dei fondi: ai fini di Sanità. Condizionalità ben legittime e comunque indispensabili (quelle condizionalità che lo Stato stesso dovrebbe imporsi e monitorare).
Il peso dei debitori

Ma è finita qui? Non esattamente, esistono condizionalità/monitoraggio lungo la vita del prestito volte a garantire al creditore Mes il recupero dei fondi prestati. Legittimo? Certamente, ma stante che il prenditore (Stato Italiano) è appunto uno Stato, le cose si complicano parecchio; e data l’impossibilità di definire parametri oggettivi (inclusi gli stessi “parametri di Maastricht”) necessariamente l’ambito diventa di contrattazione politica in cui i rapporti di forza tra Paesi debitori e gli altri Paesi dipendono dal numero e dalla forza contrattuale dei debitori.

Si comprende allora la riluttanza di ogni singolo Paese, ancorché colpito dalla crisi Covid, a farsi avanti e chiedere il prestito Mes. Si potrebbe ben affermare, che non è un caso che nessun Paese pur colpito dal Covid sia ricorso al Mes.

E per finire…

“L’Europa sarà forgiata nelle crisi, e sarà la risultante delle soluzioni adottate per far fronte alle crisi”, celebre frase di Jean Monnet, “padre dell’Europa”. Un esempio per tutti, la Banca Centrale Europea (Bce) dei giorni nostri. È la risultante dell’evoluzione iniziata con la crisi finanziaria europea, evoluzione cui tanto hanno contribuito gli otto anni di presidenza di Mario Draghi. La Bce di oggi è una Banca Centrale adeguata ai tempi, in grado di adempiere appieno al compito di stabilizzazione dei mercati, compito di primaria importanza per la stabilità e il progresso delle economie dell’area Euro. Una Bce ben diversa e ben più evoluta di quella dei tempi della crisi dei debiti sovrani (i tempi della forsennata impennata degli spread).

Le Istituzioni della Ue, in primis la Commissione europea, stanno prospettando una risposta fiscale di sostegno all’economia europea impensabile prima della attuale crisi Covid. Impensabile, per dimensione quantitativa (l’ammontare di fondi) e soprattutto per visione politica di integrazione Europea, con l’esplicito riconoscimento che le divergenze economiche tra Paesi minano il benessere e il progresso economico e sociale di tutti.

A questo proposito, deve riconoscersi che la strategia italiana di battersi per un’Europa casa comune e non divisiva, persegue un risultato che va ben oltre l’immediato. Quale sarà effettivamente il progetto finale e i benefici che l’Italia potrà trarne sarà la risultante del processo in atto di contrattazione a monte tra i diversi Paesi e istituzioni. Vale la pena di battersi per questa partita e valutare a giochi conclusi, e non prima, se ricorrere al Mes.

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Gabriella Chiesa, Ph.D. in Economics alla London School of Economics, è professore di Monetary and Financial Economics alla Alma Mater Studiorum Università di Bologna. Ha ricoperto posizioni in diverse università e centri di ricerca italiani ed esteri.
La sua attività di ricerca verte sui mercati finanziari e le loro interazioni con la macroeconomia, i cui risultati sono pubblicati in riviste internazionali di economia e di finanza.

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