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Nuovo ospedale? A Piacenza serve molto di più…

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Pochi giorni or sono i rappresentanti di Silk EV, partner di Faw, grande produttore di veicoli in Cina, e quelli della Regione Emilia-Romagna hanno definito un accordo che porterà ad un investimento di un miliardo di euro in regione per la produzione di auto elettriche, con espansione occupazionale rilevante in quantità e qualità. Le localizzazioni di cui si parla sono Bologna e Modena.

A Piacenza la Regione ha proposto un ospedale e dato in dote circa 160 milioni di euro, in attesa che si concretizzi il Patto per la ricostruzione.

In generale, e Piacenza non fa eccezione, quando si legge di un progetto di un investimento privato o pubblico (ospedale, metropolitana leggera, diga o altro) vi è spesso un coro di Persone ben rappresentative di interessi che plaudono. È opportuno ricordare due cose: le risorse disponibili sono limitate (non si può fare tutto), necessariamente le priorità devono essere definite. La valutazione del progetto deve anche comprendere le esternalità che può generare non solo nel presente ma anche in termini di apprendimento e adozione tecnologica, stante la rilevanza che ciò ha al di là del contingente.

Nel pensiero dei proponenti l’ospedale è una mera sostituzione. Come quando sostituiamo un vecchio mobile con uno nuovo.

Ma Piacenza ha bisogno di un nuovo ospedale oppure di altro investimento?

Il COVID-19 ha messo in evidenza i limiti dei sistemi sanitari di molti Paesi e anche di quelli locali a noi vicini. Ma a questi limiti non si risponde con un nuovo ospedale, con mattoni e cemento armato. Si risponde costruendo una vera e propria rete che veda enti territoriali, enti funzionali, professionisti e volontariato realizzare una efficiente integrazione. Il Decreto Rilancio (decreto-legge n. 34/2020) anticipa questo con i piani di assistenza territoriale. La “Conferenza territoriale, sociale e sanitaria della provincia di Piacenza” e il recente “Comitato territoriale per la salute e per una medicina territoriale” si stanno muovendo in questa direzione.

A che pro un ospedale di sostituzione?

Un nuovo ospedale migliora certamente caratteristiche ambientali (facilità di parcheggio, arredamento della stanza, altre caratteristiche ambientali), ma non quelle connesse alle prestazioni fornite, definite in primo luogo dalla qualità dei medici e del personale paramedico oltre che dalla pulizia e da altre caratteristiche connesse alla prestazione.

Prevedere la futura funzionalità di un nuovo ospedale è indispensabile e al contempo parecchio problematico, non da ultimo, perché possono intercorrere anche 10 anni tra la decisione e l’operatività. Le stesse necessità di spazi e uso sono il risultato di evoluzioni contraddittorie. Il progresso tecnico porta a una riduzione della durata dei ricoveri così come l’invecchiamento della popolazione produce l’effetto inverso.

Inoltre l’ospedale si trasforma progressivamente per evoluzione interna.

La costruzione di un nuovo ospedale deve essere adattabile non solo nella sua architettura, ma anche nel suo governo. Deve essere integrato con la medicina della città e, in generale, del bacino di utenza.

Quale è lo spazio per l’analisi economica insieme alle altre discipline ? Un’allocazione ottimale delle risorse è cruciale per l’impatto sulle vite umane.

L’ospedale dispone di un numero notevole di dati qualitativi e quantitativi che possono accrescere la conoscenza e facilitare le scelte dei decisori. Dati che sono al momento poco conosciuti e sfruttati. Ma sono utili al fine di decidere se costruire un ospedale nuovo oppure riconfigurare l’ospedale esistente.

Costruire un ospedale nuovo di per sé non migliora il personale medico e paramedico, e amministrativo esistente

A questo proposito sarebbe invece ben utile l’insediamento a Piacenza di corsi di laurea della Facoltà di Medicina a livello specialistico. La vicinanza a università e le preziose interazioni con corsi di Facoltà mediche hanno effetti positivi sui risultati clinici ed anche sulla qualità del management.

La recente ricerca (ad esempio, N.Bloom et alii, Healthy Business? Managerial Education and Management in Healthcare in Review of Economics and Statistics, 2020) mostra anche che ospedali con alti livelli di management (documentati) hanno risultati clinici migliori.

Un aspetto positivo del nuovo ospedale?

Certamente, l’edificazione del nuovo ospedale ricade nell’ambito del settore costruzioni (ambito ben distinto da quello delle cure sanitarie). In questo ambito, il massiccio investimento potrebbe forse dare respiro all’industria delle costruzioni di Piacenza provata da un surplus abitativo misurabile nella carenza di qualcosa come 20.000 abitanti.

Non è però detto che l’appalto sarebbe poi effettivamente gestito all’interno della provincia. Tutto sommato, l’eventuale ristrutturazione dell’attuale ospedale potrebbe essere ben più interessante dal punto di vista delle imprese di costruzione locali.

Un premio a Piacenza

Fermo restando che la Regione Emilia Romagna voglia premiare Piacenza, si può ben affermare che in alternativa all’edificazione di un nuovo ospedale, esistono altri modi ben più utili e propulsori effettivi di crescita.

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Gabriella Chiesa, Ph.D. in Economics alla London School of Economics, è professore di Monetary and Financial Economics alla Alma Mater Studiorum Università di Bologna. Ha ricoperto posizioni in diverse università e centri di ricerca italiani ed esteri.
La sua attività di ricerca verte sui mercati finanziari e le loro interazioni con la macroeconomia, i cui risultati sono pubblicati in riviste internazionali di economia e di finanza.

Luigi Filippini, ha studiato alla London School of Economics e all’Harvard University. È professore di Economia dell’Innovazione e competitività all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
I suoi interessi di ricerca vertono su temi di Industrial Organization e teoria della produzione, i cui principali risultati sono pubblicati in riviste internazionali.

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