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Il piano per Piacenza: far spazio a sindaci e solidarietà di territorio, tagliando la burocrazia

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A Piacenza ieri è tornato Stefano Bonaccini per parlare di investimenti con i sindaci e con l’amministrazione provinciale. Al di là delle frasi di rito sul territorio martoriato dall’epidemia di Covid-19, andiamo alla sostanza del problema, che sono i contenuti del Patto per la ricostruzione tanto caro al presidente della Regione Emilia-Romagna.

Le risorse per la provincia emiliana ci saranno e saranno cospicue, ha promesso ancora una volta Bonaccini. Dal canto suo, la presidente della Provincia e sindaco di Piacenza Patrizia Barbieri ha messo in fila i dati raccolti dai 48 Comuni del territorio che parlano già di 236 milioni di euro di potenziali investimenti di cui 58 cantierabili entro l’anno (14 della Provincia).

Tre livelli e assi prioritari

L’impegno condiviso tra sindaci e Regione, spiega una nota di Bologna, si struttura su tre livelli: selezionare le priorità strategiche per il territorio di area vasta; censire tutti gli interventi progettati e finanziati ma non ancora appaltati, verificandone l’effettiva e rapida realizzabilità; individuare interventi immediatamente cantierabili, anche col contributo dell’amministrazione regionale, per far ripartire il lavoro lungo tutta la filiera delle costruzioni.

Tutto ciò dovrà avvenire in particolare lungo alcuni assi prioritari: sanità e welfare; scuola e formazione, mobilità; infrastrutture; sicurezza del territorio; cultura; agricoltura; valorizzazione dell’Appennino per contrastare spopolamento e abbandono; logistica.

Il lavoro insieme a sindaci e territorio secondo la Regione permetterà quindi di definire la mole di interventi nel piacentino, sapendo che vi sono già numerose opere progettate, finanziate e cantierabili, in tutti i settori, per oltre 360 milioni di euro. Fondi in gran parte pubblici, più cofinanziamenti privati. Senza dimenticare che inizierà in sede europea il confronto per stabilire l’ammontare dei fondi comunitari disponibili per il prossimo settennato.

Risorse vecchie o nuove?

Allora: detto che colpisce l’assenza delle voci ambiente e turismo tra gli assi prioritari indicati da sindaci e Regione, su risorse per oltre 360 milioni in qualche modo già previste dal sistema pubblico, di opere cantierabili entro l’anno ce ne sono solo 58; e cioè un magro 16,1% del totale. Non si capisce poi se le opere identificate dai sindaci piacentini per 236 milioni di investimenti siamo già parte o meno dei 360 milioni di interventi indicati dalla Regione di cui nel caso rappresenterebbero il 65,5%. Per il resto è tutto da definire.

Miliardi e pallottoliere

Per fare un paragone queste risorse rappresentano circa il doppio di quanto previsto per il nuovo ospedale di Piacenza. E da questo punto di vista spalmate su tutto il territorio provinciale alla fine non paiono un granché, visto che oltretutto Bonaccini ha parlato di un Patto regionale per l’Emilia-Romagna da 14 miliardi di euro.

Se li dividiamo per il numero dei cittadini della Regione (4,459 milioni) e poi li moltiplichiamo per il numero dei residenti in provincia di Piacenza (287mila) si arriva a circa 900 milioni di euro. E questo senza accordare nessuna preferenza a Piacenza per i costi tragici dell’epidemia rispetto ad altri territori. Tra qualche settimana vedremo dunque se i 360 milioni sono solo un antipasto e quindi di quanto il governatore aumenterà le risorse promesse.

Quali strategie?

Tuttavia anche in un caso del genere i soldi da soli non bastano. Cosa intendiamo dire? Che un intervento straordinario di questo tipo non può essere fine a se stesso. A maggior ragione se come ha spiegato Bonaccini è di natura anti-ciclica e serve per risollevarsi da una pesante crisi economica. Quindi non può fermarsi alla costruzione di qualche opera pubblica o all’elargizione di qualche finanziamento a pioggia.

Servirebbe una strategia che oltre a “livelli di impegno e assi prioritari” abbia ben chiaro non solo che cosa valorizzare ma come valorizzarlo nel concreto (quale sanità? Quale logistica? Quale cultura?) per creare opportunità che non si fermino quando il rubinetto delle risorse di Regione, Governo ed Europa si chiuderà.

Pubblico e privato

Qui naturalmente non bastano i sindaci, ma è necessario il coinvolgimento delle parti sociali (imprese, associazioni di categoria, sindacati, professionisti) che devono diventare le vere protagoniste di questo patto, come sottolineato anche da Bonaccini. Sappiamo del tavolo di lavoro convocato dal sindaco Barbieri per Piacenza, ma non è chiara l’attività sul piano provinciale e a che punto sia la discussione. Così, ha commentato qualcuno non senza preoccupazione, per ora vediamo il fumo della politica, ma dell’arrosto ancora non c’è traccia.

Burocrazia in agguato

Anche perché chi sta preparando il pranzo non ha detto una parola sull’altrettanto fondamentale passaggio che molti si aspettano per dare sostanza e tempi certi a questi interventi straordinari. Che si chiama taglio della burocrazia e semplificazione dei procedimenti. Perché senza una salutare sforbiciata quantomeno agli iter regionali-provinciali-comunali, il Patto per la ricostruzione di Bonaccini rischia di restare al palo o di arrivare tardi al capezzale dell’economia piacentina.

Sindaci e solidarietà di territorio

Come fare? Per le opere pubbliche secondo alcuni osservatori non c’è altra possibilità che puntare sui sindaci, semplificando al massimo le procedure; e fidandosi della capacità dei primi cittadini di offrire a tutte le aziende dei loro Comuni le giuste opportunità nella massima trasparenza di appalti e commesse, stimolando la loro capacità di aggregazione.

Insomma, regole semplici, guidate da una specchiata etica della spesa e sottoscritte da tutti. Perché una cosa è certa. Siamo di fronte a un’occasione unica. E queste risorse possono diventare un volano anche sotto il profilo della mentalità, sia nel pubblico sia nel privato. Per dirla con l’avvocato Corrado Sforza Fogliani, Piacenza deve investire su Piacenza, ma per farlo in modo lungimirante deve riscoprire quella solidarietà di territorio che l’ha fatta grande in passato.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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