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Renzi lascia il Pd: perché la mossa preoccupa Salvini?

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Renzi ormai ha deciso: esce dal Pd e fonda il suo partito. Cade il governo per la gioia di Salvini? Tutt’altro, arriva la quarta gamba per il Conte 2, già sostenuto da 5 Stelle, Pd e Leu. L’annuncio è atteso a breve e l’appuntamento “ufficiale” con la scissione, o lo scisma, come l’ha chiamato Zingaretti, è alla Leopolda di Firenze il prossimo 20 ottobre.

Prima di tutto si esplicita così il peso reale a sostegno dell’esecutivo giallo-rosso di Azione civile o Italia del sì (il nome del partito di Renzi non è ancora certo). Numeri importanti che dimostrano come il futuro del Conte 2 dipenda in gran parte dalle truppe parlamentari dell’ex segretario, sia alla Camera sia al Senato. Tra pasdaran e moderati, i senatori renziani a palazzo Madama sono più di 20. E a Montecitorio si contano circa 60 deputati a lui fedeli. Ma come spiega anche quotidiano.it, non tutti usciranno subito dal Pd, che totalizza 111 deputati e 51 senatori. L’obiettivo iniziale di Renzi pare sia formare un gruppo autonomo alla Camera (bastano 20 deputati) e prendere il comando del Gruppo misto al Senato, dove non ne sono ammessi di nuovi.

Intanto, al di là delle frasi di rito, nel Pd nessuno si strappa i capelli per l’addio dell’ex segretario. Per dirla con Goffredo Bettini, vicinissimo a Zingaretti, “se Renzi e un’area liberal-moderata decidessero di tentare un movimento autonomo, non griderei allo scandalo. Essenziale è allearsi nel centrosinistra per battere Salvini“.

Scommessa proporzionale

E come si batte il leader della Lega? Alle elezioni politiche oggi è possibile solo con un ritorno al proporzionale puro. E la scommessa di Renzi sembra essere proprio di questo tenore. Tengo in piedi il Conte 2, si tagliano i parlamentari, e poi si fa la nuova legge elettorale che cancella la quota maggioritaria. Così, anche solo con un 5% (quanto vale oggi Azione civile/Italia del sì per i sondaggisti) posso essere fondamentale per qualsiasi nuovo governo. Perché un proporzionale, anche con una soglia di sbarramento del 3-5%, rimetterebbe comunque in gioco le forze centriste come ago della bilancia.

In sostanza, al voto si va divisi, ognuno per sé; poi, a conti fatti, si parla di alleanze. E si governa se la somma delle forze politiche che vogliono partecipare raggiunge il 51%. Proprio come ai tempi della Dc, del pentapartito e del Psi di Craxi, quando i voti si pesavano: era essenziale un 5% per avere la maggioranza? E allora, pur di arrivare a palazzo Chigi, lo si ripagava come se valesse molto di più; e non solo in poltrone ministeriali, ma anche in nomine di boiardi di Stato e delle aziende pubbliche.

Made in Germany

Se le cose andranno così, con un proporzionale puro è molto probabile che il nostro sistema politico si ridisegni alla tedesca. Con il Pd nel ruolo della Socialdemocratici, i 5 Stelle in quello dei Verdi e la destra nelle mani della coppia Salvini-Meloni, che probabilmente non arriverebbe mai a quel 51%. Ma soprattutto, a chiunque voglia governare servirà il centro: quello che in Germania è coperto dalla Cdu della Merkel, e cioè il vero obiettivo di Renzi.

Caccia al voto

Da dove potrebbero arrivare i voti di Azione civile/Italia del sì? Si parla di almeno un 3% dal Pd e di un 2% da altre forze centriste. Poi resta da spolpare Forza Italia, che negli ultimi sondaggi, nonostante la scissione di Toti (dato all’1,5%), è sempre oltre il 7% dei consensi. Quindi, al netto dell’operazione Calenda (ma non di una lista Conte, il vero pericolo), Renzi potrebbe puntare anche alle due cifre, con il 10% come obiettivo minimo.

L’ira di Salvini

Di fronte a questo scenario, che naturalmente vede come il fumo negli occhi, Salvini ha già messo le mani avanti. E da Pontida ha tuonato contro qualsiasi soluzione che ridia spazio ai “partitini del 3%”, dicendosi pronto a un eventuale referendum abrogativo che riporti il maggioritario in primo piano.
I conti, insomma, alla fine dovranno regolarli loro, i due Matteo, come sempre antitetici. Ma stavolta il “senatore semplice” di Rignano sembra in vantaggio: se Salvini oggi ha le piazze, Renzi è tornato un re dei palazzi romani. E il governo giallo-rosso dimostra quanto pesano.

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