Economia

Lotta al contante: colpisce l’evasione o è una patrimoniale mascherata?

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Lotta al contante per colpire l’evasione fiscale o c’è di più? Agli ordini del nuovo ministro Roberto Gualtieri i tecnici del dicastero dell’Economia sono al lavoro su diverse ipotesi: detrazioni e deduzioni fiscali riconosciute soltanto se si paga con moneta elettronica; taglio delle commissioni su bancomat e carte di credito; obbligo per la Pubblica amministrazione di accettare solo pagamenti con moneta elettronica; giro di vite con sanzioni efficaci a carico di chi non accetta la moneta elettronica e non si munisce del Pos.

Nel frattempo arrivano le prime prese di posizione delle parti sociali. Confindustria per esempio ha proposto un credito d’imposta del 2% per chi utilizza pagamenti elettronici e una tassazione sempre del 2% sui prelievi di contanti, esentando quelli fino a 1.500 euro al mese. Il suggerimento però non piace a Confersercenti. “La maggiore diffusione di moneta elettronica è un obiettivo che dobbiamo tutti perseguire. Ma la ricetta non può essere quella di bastonare i consumatori che prelevano contanti”, commenta la presidente Patrizia De Luise.

Secondo l’associazione “i pagamenti elettronici in Italia raggiungono quasi i 200 miliardi di euro; la quota degli acquisti in contante è di 7 punti percentuali sopra la media europea: un gap degno di nota, ma non drammatico”. Anche perché, si sottolinea, “il mercato continua a spingere le transazioni cashless. In assenza di obblighi e sanzioni, tra il 2017 ed il 2018 i pagamenti con carta di debito sono aumentati del 15%; quelli con carte di credito del 22%. Tra il 2012 e il 2018 il numero di Pos è cresciuto del 112%, arrivando ad oltre 3,1 milioni”.

Vantaggi per i consumatori

Confesercenti in questo quadro propone un piano per portare in tre anni la quota di pagamenti in moneta elettronica dal 17 al 50% del totale. Alla base c’è l’introduzione di un credito d’imposta del 2% sugli acquisti fatti con carte di credito e bancomat. L’incentivo avrebbe un costo di 9 miliardi; ma potrebbe favorire la spesa delle famiglie per 8 miliardi, garantendo maggiori entrate da Iva e imposte sui redditi per 4 miliardi. Senza contare “sia il gettito recuperato con l’emersione della base imponibile, sia i risparmi diretti dovuti ad una minore circolazione del contante e delle monete. Per lo stesso motivo, si potrebbe valutare di condividere l’onere dell’operazione con il settore bancario, che a sua volta – come lo Stato – recupererebbe i costi grazie alla maggiore efficienza dovuta ad una più larga diffusione della moneta elettronica”.

Via le commissioni

Ma non finisce qui. Secondo Confesercenti “all’incentivo per i consumatori, deve accompagnarsi l’azzeramento delle commissioni bancarie sui micro-pagamenti sotto i 30 euro. Nel commercio, l’importo medio delle transazioni con contanti è di 13,57 euro, ed è ancora più basso nei pubblici esercizi”. Per quelli di piccole dimensioni “la gestione ed installazione del Pos presentano anche dei costi fissi di ammontare elevato rispetto al fatturato che necessiterebbero, quindi, di un sostegno specifico, anche nella forma di credito d’imposta”. Secondo l’associazione “va poi estesa la diffusione di carte contactless, senza le quali i pagamenti di piccole entità diventano impossibili. Per alcune categorie di esercizi caratterizzate da pagamenti di piccola entità – come i gestori carburanti, bar, tabacchi, edicole – le commissioni della moneta elettronica arrivano, in alcuni casi, ad annullare completamente il margine”.

Patrimoniale nascosta

Unimpresa invece sente puzza di bruciato. “La lotta al contante allo studio del governo è in realtà una nuova tassa patrimoniale nascosta, potenzialmente capace di colpire 1.402 miliardi di euro depositati dalle famiglie e dalle imprese italiane sui conti correnti”, afferma il vicepresidente Giuseppe Spadafora. Di questi, per l’associazione, 289,5 miliardi sono delle imprese, 1.018,1 sono delle famiglie, 65,1 delle aziende familiari, 29,3 miliardi delle onlus.

Una stretta fiscale

“Tra i nuovi controlli antiriciclaggio introdotti la scorsa settimana sui movimenti di denaro in banca e il nuovo balzello sull’uso del denaro contante, è evidente che si va creando un vero e proprio Stato di polizia fiscale”, aggiunge Spadafora. “Il peso delle tasse sui contribuenti italiani dovrebbe calare drasticamente e, a parole, chiunque è al governo sembra voler perseguire questo obiettivo. Peccato che gli atti formali, ovvero leggi, decreti e circolari ministeriali, vadano tutti nella direzione opposta”. Il sistema tributario italiano, conclude il vicepresidente di Unimpresa, “andrebbe snellito, soprattutto negli adempimenti burocratici, e contemporaneamente andrebbe avviato un percorso serio e credibile volto ad abbattere il carico fiscale”.

 

 

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