Home Economia

Crisi di governo e aumento dell’Iva: ecco quanto ci costerà

crisi-di-governo-e-aumento-iva-quanto-ci-costera

Crisi di governo all’insegna dell’aumento dell’Iva. Tutti ad evocarlo come uno spauracchio a proprio vantaggio. Niente elezioni anticipate per evitarlo, dice per esempio Renzi, che anche per questo propone un esecutivo a maggioranza Pd-5 Stelle (subito bocciato da Zingaretti). Con noi nessun aumento dell’Iva, sostiene Salvini, che chiede il voto al più presto per risolvere tra l’altro il problema della sterilizzazione delle clausole di salvaguardia da 23 miliardi di euro.

Conti alla mano

Nel frattempo c’è già chi ha fatto due conti sugli effetti di un aumento dell’Iva dal gennaio prossimo, con l’aliquota ordinaria destinata a salire dall’attuale 22 al 25,2%, e quella intermedia dal 10 al 13%. Secondo un’analisi di Unimpresa, basata sull’ultimo Def (il Documento di economia e finanza) nel 2020 il gettito dell’Imposta sul valore aggiunto in tal caso si potrebbe attestare a 164,1 miliardi. Con l’incremento delle aliquote reso più probabile dalla crisi di governo, “l’Iva arriverebbe a rappresentare il 30,64% del gettito complessivo del 2020, pari a 535,2 miliardi. Una vera e propria impennata rispetto a quest’anno”, sottolineano da Unimpresa.

Nel 2019 l’Iva infatti dovrebbe arrivare a 140,1 miliardi, coprendo il 27,62% del gettito totale di 506,8 miliardi. “Un dato in linea con quello dello scorso anno, quando il balzello sui consumi si attestò a 140,9 miliardi ed era il 27,97% dei 503,9 miliardi di incassi tributari totali. Nel biennio precedente, invece, l’Iva era a livelli più contenuti: 124,7 miliardi il gettito del 2016 su 495,1 miliardi totali (25,20%); 133,2 miliardi nel 2017 su 501,3 miliardi totali (26,58%)”.

Chi paga di più

La crisi di governo “spiana la strada alle clausole di salvaguardia che corrono il rischio di rappresentare il colpo di grazia per l’economia italiana“, afferma il vicepresidente di Unimpresa, Andrea D’Angelo. Perché “l’incremento delle aliquote avrebbe inevitabili effetti sui prezzi finali di prodotti e servizi, con i consumi destinati a fiaccarsi sensibilmente”.

Gli effetti più nefasti di un aumento dell’Iva? Su famiglie e lavoratori autonomi (artigiani, piccoli negozianti e partite Iva), come spiegano anche dalla Cgia. Con l’aumento delle aliquote, le famiglie subirebbero un forte aumento delle imposte sull’acquisto di beni e servizi. Mentre gli autonomi vedrebbero una riduzione del loro giro d’affari, basato sostanzialmente sulla domanda interna. Senza dimenticare che un aumento dell’Iva darebbe un’ulteriore spinta all’evasione fiscale, che sottrae già alle casse statali ben 113 miliardi l’anno.

Crisi di governo: non solo Iva

Il Codacons ricorda poi che le clausole di salvaguardia non prevedono solo il ritocco delle aliquote nel 2020. “Ma stabiliscono che l’Iva (ordinaria, ndr) debba aumentare anche nel 2021, raggiungendo quota 26,5%. Per entrambi gli anni, inoltre, tali clausole prevedono anche gli incrementi delle accise sui carburanti con un gettito stimato dalla legge di Bilancio pari a 400 milioni di euro all’anno. Accise più alte equivalgono a più elevati costi dei carburanti, con conseguenti effetti negativi sui listini dei beni trasportati su gomma”.

Così “i prezzi al dettaglio di una moltitudine di beni di largo consumo subiranno un aumento che determinerà a regime, nel biennio 2020-2021 e a parità di consumi, una stangata complessiva pari a 1.200 euro a famiglia”.
I rincari dei listini in caso di un aumento dell’Iva “toccheranno ogni aspetto della nostra vita”, sottolinea il presidente del Codacons Carlo Rienzi. “Costerà di più svegliarsi e fare colazione al bar o in casa, ma anche lavarsi il viso e i denti; prendere la macchina per andare a lavoro, mangiare un tramezzino al bar, andare dal parrucchiere o portare un abito in tintoria, pagare le bollette o trascorrere una serata al cinema o in pizzeria”.

Situazione difficile

Per D’Angelo “spostare il carico fiscale sui consumi può avere un senso se contemporaneamente si dà potere di acquisto soprattutto ai cittadini, intervenendo con riduzioni del prelievo sui redditi da lavoro”; e cioè tagliando il cosiddetto cuneo fiscale. Invece, “lasciar salire l’Iva senza tagli all’Irpef è pericolosissimo”.
Al momento per il vicepresidente di Unimpresa non sembrano esserci alternative all’aumento dell’Iva, “considerando sia il quadro dei conti pubblici sia la congiuntura poco favorevole”. Con la crisi di governo in atto tutto diventa più difficile. “Non sappiamo chi farà la legge di Bilancio” e in questo contesto “trovare i fondi per evitare la stangata Iva è di fatto impossibile”.

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.