Covid e Feste a Piacenza: con la ricorrenza dell’Immacolata si apre oggi la stagione delle celebrazioni che portano al Natale, a Capodanno e all’Epifania. Un calendario di circa un mese, che tutti ben conosciamo. E che quest’anno, con la pandemia in corso, può fare la differenza: terza ondata sì, se non useremo cautela; terza ondata no, se saremo capaci di resistere alla tentazione di abbassare la guardia sotto l’albero o davanti al presepe.
Ne scriviamo proprio perché abbiamo la sensazione che tanti la guardia la stiano già abbassando. Basta uscire di casa a Piacenza o in provincia per rendersene conto. Tante, troppe, mascherine abbassate per strada; genitori assiepati in chiacchiere all’uscita delle scuole; capannelli di ragazzi che definire un assembramento è un eufemismo.
Soprattutto, e ben comprensibile, c’è la voglia di lasciarsi alle spalle mesi e mesi passati a fare i conti con il Covid. E le Feste di questo periodo, non c’è dubbio, hanno un richiamo irresistibile: se non si sta insieme per Santa Lucia, a Natale e a Capodanno, allora quando? Alzi la mano chi non ha già sentito discorsi del genere: “Ah no, il cenone di Natale noi lo facciamo eccome. Quanti saremo? Penso non meno di una quindicina; ci stiamo organizzando. In un modo o nell’altro ci riusciremo, e per l’ultimo dell’anno…”.
Bomba a orologeria
Non sarà facile convincere chi è già concentrato sulla lista dei regali e delle libagioni, lo sappiamo bene. E di certo a fermarlo non basterà l’ultimo Dpcm, tanto contestato anche a Piacenza per le disparità che crea tra gli abitanti di piccoli e grandi Comuni, penalizzando i ricongiungimenti dei primi rispetto ai secondi. Ma comunque sia vogliamo provarci, mettendo in fila un po’ di numeri, anche se qualcuno tenterà di distogliere lo sguardo, pensando che a lui non possa capitare di ammalarsi.
Saremo degli illusi, tuttavia speriamo che questi dati, semplici semplici, possano far riflettere chi è disposto a barattare la salute, soprattutto dei più anziani, in cambio di qualche ora passata secondo le migliori tradizioni, incurante della bomba a orologeria che potrebbe innescare proprio a danno delle persone più care. Perché il Coronavirus non conosce sosta; non si ferma per le Feste; e continua a circolare, se siamo noi a consentirlo.
Dall’Italia a Piacenza
Per farla breve, abbiamo scelto solo due numeri usciti dal Bollettino Coronavirus del 7 dicembre: quello dei decessi per Covid-19 e quello dei casi positivi dall’inizio della pandemia. Rapportati, danno il tasso di letalità apparente.
Lo diciamo subito: da alcuni il tasso di letalità apparente non viene ritenuto del tutto attendibile, perché dipende anche dal livello di tracciamento (con test e tamponi) messo in campo nei vari territori presi in esame. E quindi può presentare delle disparità. Tuttavia, seppur indicativo, questo indice fa riflettere per le notevoli differenze percentuali che mette in evidenza.
- In Italia finora sono morte 60.606 persone su 1.742.557 casi accertati di Covid-19. Il tasso nazionale di letalità apparente è quindi del 3,47%.
- La Lombardia, a due passi da Piacenza, guida la classifica dei decessi su scala regionale: 23.080 su 430.671 casi, con un’incidenza del 5,35%.
- Il Piemonte, sempre ai nostri confini, è al secondo posto; conta 6.687 decessi su 178.699 positivi: tasso al 3,74%.
- L’Emilia-Romagna è al terzo posto: 6.219 decessi su 135.651 casi, con un’incidenza del 4,58%.
- La Liguria (scelta per ragioni di prossimità e saltando qualche posizione in classifica) fa segnare 2.544 decessi su 53.907 casi: tasso al 4,71%.
A Piacenza e provincia si contano invece 1.124 decessi su 13.299 casi positivi. Sì, è proprio così: il nostro tasso di letalità apparente è dell’8,45%; un dato oltretutto ben superiore a quello delle altre province dell’Emilia-Romagna. E fermiamoci qui. Dovrebbe bastare per capire come un brindisi in meno sotto l’albero – soprattutto a Piacenza – può contare molto di più per fermare l’arrivo della terza ondata.

Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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Il nostro tasso di letalità apparente (morti/positivi) è il peggiore in Italia. Le possibili cause (o concause) sono obbligatoriamente tre (quartum non datur):
1) Numeratore troppo alto perché abbiamo contato troppi morti COVID rispetto a quelli reali.
2) Numeratore troppo alto perché abbiamo curato peggio i malati gravi, o li abbiamo lasciati aggravare (alla faccia delle USCA).
3) Denominatore troppo basso perché abbiamo trovato troppo pochi malati o comunque positivi, rispetto a quelli che c’erano in giro.
Il primo possibile fattore, l’abbiamo ormai imparato, è di matrice squisitamente politica. Il secondo ed il terzo pertengono alla sfera dell’organizzazione e della competenza sanitaria. In tutti e tre i casi, e non ci sono altre possibili spiegazioni (a meno di tirare fuori improbabili fattori genetici, anagrafici o ambientali che però sono praticamente identici nelle province limitrofe), si possono individuare precise responsabilità. All’arguto lettore il compito di trovarle.