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Groenlandia, i ghiacci si sciolgono e tutti vogliono i suoi tesori

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Tasiilaq, cittadina sulla costa orientale della Groenlandia

Groenlandia: nei giorni scorsi hanno fatto scalpore le immagini dei suoi ghiacci che si stanno sciogliendo a una velocità straordinaria. Un enorme monito che arriva dall’isola più grande del mondo (l’Australia è considerata un continente) sul surriscaldamento del pianeta; e quindi sulla necessità di agire in fretta su scala globale per cercare almeno di contenere i cambiamenti climatici provocati anche dal genere umano.

L’offerta di Trump

Per tutta risposta è arrivata invece una notizia che ha svelato ben altri appetiti su questo territorio della Danimarca caratterizzato da una forte autonomia dal governo centrale. Donald Trump sarà in visita a Copenaghen ai primi di settembre. E secondo alcuni media americani come il Wall Street Journal avrebbe l’intenzione di proporre l’acquisto della Groenlandia ai danesi, che sarebbero in difficoltà nel sostenere i 457 milioni di euro di sussidi annui per mantenere questa immensa isola di 2,2 milioni di chilometri quadrati (1,7 coperti dai ghiacci) e abitata lungo le coste soltanto da 56mila persone in maggioranza inuit.

Sotto il cielo della storia

Sì, avete capito bene: gli Stati Uniti vorrebbero comprarsi la Groenlandia; ma storicamente parlando non è una novità. L’avevano già fatto per esempio con l’Alaska nel 1867 (pagata 7,2 milioni di dollari alla Russia), diventata poi uno Stato americano nel 1959. Quello della Groenlandia tra l’altro sarebbe un ritorno di fiamma, visto che ci avevano già provato due volte: la prima sempre nel 1867; e poi nel 1946 durante la presidenza Truman, che aveva offerto 100 milioni di dollari alla Danimarca per quella che all’epoca era una sua colonia. Senza dimenticare che nel 1917 gli Usa avevano già acquistato da Copenaghen le Isole Vergini.

Groenlandia strategica

Definito il contesto storico, veniamo ai motivi di quest’idea del presidente americano. E com’è facile immaginare sono ragioni che spaziano dal contesto economico a quello politico e militare. Proprio lo scioglimento dei terreni perennemente ghiacciati (permafrost) della Groenlandia favorirebbe lo sfruttamento per esempio dei suoi enormi giacimenti di uranio e terre rare, dislocati non solo nella grande miniera di Kvanefjeld. La Groenlandia sulla terraferma e lungo il mar glaciale artico ha pure enormi riserve di combustibili fossili: dal petrolio al carbone, al gas naturale. E come se non bastasse, si parla anche di piombo e diamanti.

Da Pechino a Mosca

Sono tutte risorse che naturalmente fanno gola anche alla Cina. E sono parte delle dispute globali tra Washington e Pechino, che oltre alle sue mille iniziative in Africa e nel resto del mondo (dal Sudamerica al Medio Oriente) ha già manifestato più di un interesse per l’isola danese. L’ultimo esempio, come ricorda anche ilsole24ore.it, è del febbraio scorso con la proposta cinese di finanziare la costruzione di nuovi aeroporti in Groenlandia proprio in competizione con gli Usa.

Alla fine non se n’è fatto nulla, e il business aeroportuale è rimasto in terra danese. Ma questa vicenda la dice lunga anche sul piano militare. La preoccupazione americana era che Pechino in seguito potesse chiedere di utilizzare gli scali non solo a fini civili. E visto che in Groenlandia il Pentagono opera per esempio con la storica Thule Air Base dal 1951 e la Nato ha i suoi sistemi di allerta antimissile, è chiaro come i cinesi sarebbero stati di troppo.

E la Russia? Per ora l’interesse di Mosca sembra si limiti alle nuove rotte artiche, che naturalmente attirano anche Xi Jinping per completare la Nuova via della seta  nell’estremo nord con la “Polar Silk Road”. Questi corridoi marittimi, sempre per lo scioglimento dei ghiacci, sono destinati così a traffici crescenti. E fra non molto potrebbero cambiare gli scenari logistico-commerciali su scala globale.

Groenlandia e Ue

A fronte di tutti questi interessi internazionali, che soffiano anche sulle spinte autonomiste dell’isola, i danesi hanno risposto a Trump che la Groenlandia è aperta al business ma non è in vendita. Nella corsa alla conquista di questo immenso territorio a lasciare perplessi però è un’altra cosa. Stiamo parlando del silenzio dell’Unione europea, di cui la Danimarca fa parte, mentre la Groenlandia gode dello status di territorio associato alla Ue; uno status stabilito da un apposito trattato, firmato a metà degli anni 80, dopo l’uscita dell’isola dalla Cee con un referendum locale.
Certo, la risposta a Washington non era una competenza di Bruxelles. Ma forse sapere che in Groenlandia l’Unione europea è pronta a dire la sua, sarebbe stato un segnale importante sullo scacchiere internazionale, per le sue imprese e per i suoi cittadini.

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