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Ausl di Piacenza e medici di famiglia: per battere il Covid serve tanta collaborazione

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Ausl di Piacenza e medici di famiglia: sembra che nemmeno il Covid e la tragedia che ha portato con sé sia bastato a cambiare le cose nei rapporti tra le diverse anime del mondo sanitario da mesi in prima linea. E l’impressione che i medici dell’Ausl e i colleghi di medicina generale continuino un po’ a viaggiare su binari paralleli è stata certificata anche in questi giorni. Un’impressione difficile da digerire per il normale cittadino che non comprende come mai medicina ospedaliera e territoriale non si conoscano più a fondo e non si integrino al meglio.

L’allarme di Pasetti

Questa considerazione nasce dai fatti. Da quanto stiamo vedendo (e vivendo) su tamponi, tracciamenti e sull’attività delle Usca (Unità speciali di continuità assistenziale). I medici ospedalieri lanciano l’allarme attraverso il loro principale sindacato (l’Anaao) perché sono già in affanno contro la seconda ondata di Covid. E chiedono aiuto ai colleghi di medicina generale per voce della segretaria regionale dell’Emilia-Romagna, Ester Pasetti. Colleghi che naturalmente non si tirano indietro. E sono pronti a fare di più, come ha affermato il dottor Augusto Pagani, presidente dell’Ordine dei medici di Piacenza, sempre dalle pagine del quotidiano Libertà.

Covid in crescita

Tra giugno e settembre, ci permettiamo di dire, forse c’era il tempo per prepararsi meglio e naturalmente non solo a Piacenza. Come c’era la consapevolezza dell’arrivo di una seconda ondata che avrebbe creato molti problemi, oggi ancora una volta sotto gli occhi di tutti, con altri 178 casi positivi (102 sintomatici) e con altri due decessi che portano il totale a 1.011 vittime in città e provincia.

Chi doveva lavorare al coordinamento delle attività per massimizzare efficienza e sforzi sanitari? Fermandoci sempre a Piacenza, la stesura di un piano d’integrazione delle attività ospedaliere con quelle territoriali dei medici di famiglia era principalmente nelle mani dei vertici dell’Ausl, guidata dal direttore generale Luca Baldino. Un nuovo assetto organizzativo che a quanto pare sta mostrando più di una lacuna.

La proposta di Pagani

Così il presidente Pagani ha proposto di integrare l’impegno del medico di famiglia a favore dei propri assistiti con un analogo impegno a favore della sanità pubblica, codificato su scala nazionale e regionale: quattro ore di lavoro a settimana da mettere a disposizione dell’Ausl di riferimento, per gestire i bisogni sanitari dei cittadini a tutto tondo.

Numeri non da poco, se consideriamo che i medici di famiglia solo nel nostro territorio sono circa 200. E che fanno intendere come potrebbe essere molto utile una correzione di rotta delle attuali strategie anche contro la proliferazione dei contagi, puntando con forza su una maggiore integrazione tra medicina territoriale e ospedaliera.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

1 commento

  1. Grazie Direttore sempre puntuale nei suoi interventi. Evidentemente il direttore generale Luca Baldino aveva altri impegni più urgenti; 4 ore x 200 medici fanno 800 ore pari a 100 gg. lavorativi…una proposta impegnata che può ancora essere applicata. Speriamo….

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