Banca di Piacenza: un utile record, che sfonda il tetto dei 20 milioni di euro. E una smentita che spegne una ridda di voci: l’Istituto di via Mazzini non è in vendita. Questo “biglietto da visita” è stato consegnato a soci, clienti e autorità, in un gremito Teatro Verdi a Fiorenzuola. Il primo di una serie di incontri che il presidente del Consiglio di amministrazione Giuseppe Nenna, accompagnato dai vertici della Banca, ha iniziato ieri sul territorio provinciale. Ma andiamo con ordine e vediamo che cosa è uscito dall’appuntamento nel capoluogo della Val d’Arda.
Ai raggi X
Il boom dell’utile netto oltre i 20 milioni di euro (+27%), che emerge dai dati gestionali 2022, è il segnale più eclatante di un Istituto di credito in salute. Ma la Banca di Piacenza non macina solo utili. Come ha sottolineato Nenna, “vanta anche un Cet1 Ratio, l’indice di solidità patrimoniale, del 16,86%”. Si tratta di un coefficiente che la posiziona su valori ben superiori ai requisiti minimi regolamentari e al di sopra dei valori normalmente riscontrati nel sistema bancario italiano.
Anche la qualità del credito è al di sopra della media. Sempre i dati gestionali indicano una bassa incidenza dei crediti deteriorati lordi (4,3% rispetto al 5,7% delle banche meno significative) e un alto grado della loro copertura (56,5% contro il 34,6% degli altri istituti). Stesso discorso per l’incidenza delle sofferenze lorde (1,4% contro 2,8%), con un grado di copertura pari al 75,7% della Banca di Piacenza rispetto al 40,3% sempre delle banche meno significative.
Non basta. “Nel 2022, oltre a soci (+1,4%) e conti correnti (+2,38%), sono cresciuti anche impieghi e raccolta diretta”, ha evidenziato il presidente del Cda. “Gli impieghi si sono attestati a 2.195 milioni di euro, con un aumento del tasso annuo composto 2018-2022 del 2,78%. La raccolta diretta invece ha raggiunto i 3.065 milioni di euro (+7,8% sempre nello stesso periodo)”.
Spazio per crescere
Con questi numeri, la Banca di Piacenza punta a crescere ancora. Come? “Migliorando il rapporto tra impieghi e raccolta, sceso lo scorso anno al 71,63% rispetto all’86,91% del 2018”. Una disponibilità finanziaria di quasi 900 milioni da far fruttare aumentando gli impieghi dell’Istituto di via Mazzini in altre province.
“Piacenza è ricca per la raccolta, ma è meno brillante sul fronte degli impieghi”, ha affermato il presidente Nenna. “Un trend che si spiega anche con la vendita di diverse imprese piacentine ad aziende estere, che poi hanno le loro banche di riferimento e portano gli utili altrove, impoverendo il territorio”. In sostanza, per Nenna “continua quella perdita dei centri decisionali denunciata tante volte dal presidente Corrado Sforza Fogliani“.
Così la Banca di Piacenza, forte anche di questa eredità, vuol fare l’esatto contrario. “Dopo la filiale di Voghera, che sta dando ottimi risultati, ne apriremo ancora a Pavia, Reggio Emilia e Modena”. Rispetto a Piacenza, le altre province emiliane sono molto più ricche di imprese e fatturati. “Aumentare i nostri impieghi in quei territori, naturalmente senza penalizzare il nostro, ci consentirà di realizzare più utili da riportare a Piacenza. Con ottime prospettive per quest’anno e per il prossimo”, ha aggiunto Nenna, svelando previsioni che parlano “di utili a 22 milioni di euro per il 2023 e a 24 milioni per il 2024”.
Nessuna trattativa
Infine il presidente del Cda ha smentito con fermezza le voci su una cessione dell’Istituto di via Mazzini a qualche big player del mercato, che si sono susseguite soprattutto dopo la scomparsa di Sforza Fogliani. “La Banca di Piacenza non è in vendita né oggi né fra un anno”. Insomma, nessuna trattativa in corso. E grazie a queste strategie, ha concluso Nenna, “la Banca di Piacenza guarda avanti e va dritta per la sua strada. Quella dell’orgogliosa indipendenza di sempre, al servizio delle famiglie e delle aziende del nostro territorio”.

Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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