Covid-19: a Piacenza si pensa alla fase 2 ma intanto l’emergenza continua. Negli ospedali e sul territorio i numeri sono ancora molto pesanti, nonostante il lockdown deciso da Bonaccini il 24 marzo con l’Ordinanza 47 che ha chiuso a doppia mandata la città e la provincia emiliana. Se calano i decessi quotidiani (oggi ancora 9 morti) rispetto ai picchi delle scorse settimane, se calano i pazienti nelle terapie intensive, e anche questo è un bene, il trend complessivo resta impressionante.
Piacenza, un mese di numeri
Proviamo a fissare qualche paletto. Torniamo al 17 marzo, una settimana prima dall’Ordinanza di Bonaccini. I decessi ufficiali fino a quel momento erano 189. Da allora al 15 aprile, sostanzialmente in poco meno di un mese, sono morte altre 547 persone per Covid-19 (+289,4%). Senza contare la zona grigia dei decessi non certificati, oggi Piacenza arriva così a 736 vittime su un totale regionale di 2.788 decessi e cioè al 26,4% dei morti in Emilia-Romagna.
Anche il numero dei positivi al Covid-19 in città e provincia è in aumento esponenziale. Se al 17 marzo i contagiati ufficiali erano 1.204, oggi se ne contano 3.223 (+267,6%). I ricoverati nelle strutture piacentine sono passati da 402 a 552 (+37,3%) nello stesso periodo, mentre i pazienti trasferiti negli ospedali di altre città ammontano a un centinaio di casi. La crescita ha comportato uno sforzo altrettanto cospicuo da parte dell’Ausl piacentina. Con l’Azienda sanitaria che ha aumentato i posti letto per i ricoveri da 450 a 613 (da 15 a 45 in terapia intensiva), con un incremento delle disponibilità del 36,2%.
Sì alla fase 2, ma…
Chi pensa alla fase 2, sottolineando la necessità di ripartire al più presto, preme giustamente perché si effettui un maggior numero di tamponi e di test sierologici; e ricorda i risultati positivi della rete di assistenza domiciliare che coinvolge medici di famiglia e unità speciali di continuità assistenziale. Ma è altrettanto vero che se questa rete aiuta a limitare i ricoveri, non serve più di tanto a interrompere la catena dei contagi anche di fronte alle attuali restrizioni e al di là dell’esplosione dei casi e dei decessi nelle case di riposo e nelle residenze sanitarie assistenziali del territorio.
Contagi domiciliari
Il commissario dell’Emilia-Romagna Venturi, ha sottolineato per esempio che molti contagi adesso avvengono in casa perché non sempre si riesce a isolare in modo opportuno il familiare ammalato tra le mura domestiche. “Se vi propongono di trascorrere tre settimane in un albergo, vi suggerisco di accettare”, ha detto Venturi rivolgendosi ai malati domiciliari. “E se non ve lo propongono chiedetelo voi perché è meglio stare un po’ distanti da casa che avere il rimorso di aver contagiato un familiare”.
Una situazione difficile da gestire anche nel piacentino; con i sindaci dei piccoli Comuni impegnati non solo nella distribuzione di mascherine, guanti e buoni pasto, ma anche a trovare soluzioni per i loro cittadini coinvolti in casi del genere. Come per esempio quello di un’ottantenne dimesso dall’ospedale, ma ancora positivo al tampone; che quindi non può tornare a casa dalla moglie negativa per non contagiarla e nemmeno dai figli entrambi ammalati. Gli hanno consigliato di andare nell’ex struttura militare di San Polo appena diventata operativa. Ma il parallelo con le case di riposo dove sono morte tante persone è difficile da non fare.
Di sicuro la situazione è quindi ancora molto complicata sia sul fronte ospedaliero sia su quello territoriale. E se è giusto cominciare a pensare alla fase 2, però non vanno dimenticati questi problemi da risolvere in modo organico; e con chiare indicazioni da Governo e Regione Emilia-Romagna, a partire da un vero incremento del numero di tamponi e test sierologici, coinvolgendo i laboratori privati come sembra voglia fare Bonaccini. Perché se non si riduce drasticamente il numero dei contagi di Covid-19, non è plausibile un ritorno graduale alla riapertura delle attività a partire da maggio né a Piacenza né altrove.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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