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Allarme sicurezza, parla il questore Guglielmino: ecco qual è la situazione a Piacenza

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Filippo Guglielmino: il questore di Piacenza lo chiarisce subito, prima di cominciare la nostra intervista sull’allarme sicurezza in città. “Non mi faccia domande di natura sociopolitica”, io sono un tecnico e analizzo i fatti”, chiede con cortesia. Un approccio che di per sé rappresenta una sfida. Niente vie di fuga fumose, ma concretezza nell’affrontare un momento difficile per Piacenza e il suo territorio. Non solo guardando al trend preoccupante emerso dalla classifica sull’indice della criminalità del Sole 24 Ore, ma soprattutto pensando all’escalation di episodi violenti degli ultimi tempi.

Questore Guglielmino, di recente si sono verificati una serie di reati anche sanguinosi, dalla violenza sessuale alle aggressioni in strada, che hanno colpito la cittadinanza, aumentando la sensazione d’insicurezza; non è che fatti del genere non siano mai avvenuti prima, ma ne è aumentata la frequenza. Cosa sta succedendo a Piacenza?
“Proprio questa settimana, assieme alle altre forze dell’ordine, in prefettura sono stati esaminati i dati sui reati denunciati nel 2019, 2021 e 2022, escludendo il 2020 perché è l’anno del lockdown col boom della pandemia e la mobilità era rimasta bloccata per almeno sei mesi. Dati interforze alla mano, quindi su città e provincia, si può dire che i reati del 2019 non sono superiori a quelli del 2022. L’anno non è ancora finito, ma la tendenza è quella. Si tratta però di un dato asettico che non significa molto”.

Perché?
“In realtà la sensazione di insicurezza come diceva lei può essere influenzata da fatti eclatanti che assurgono agli onori della cronaca e così è stato nell’ultimo paio di mesi. Si è trattato però di una serie di fatti che sono tra di loro disgiunti. E i più recenti meritano di essere analizzati, anche se brevemente”.

Prego, questore Guglielmino…
“Per quanto è accaduto in largo Erfurt l’altro giorno, probabilmente si può parlare di una rissa tra persone in stato di intossicazione da alcolici. Passiamo all’egiziano ferito la settimana scorsa sul quale procedono i carabinieri: verosimilmente, e non vado oltre perché le indagini sono ancora aperte, pare sia stato aggredito per un movente familiare, di gelosia; l’altro egiziano che giovedì ha colpito gli operatori sanitari e della volante è stato un altro caso individuale: voleva ottenere un giorno di malattia al pronto soccorso. Si tratta quindi di fatti tra loro disgiunti”.

Il fattore comune, se c’è, quale potrebbe essere?
“Piacenza ovviamente è una città di grande passaggio, che da 15 anni a questa parte con il boom della logistica ha visto un notevole aumento di extracomunitari soprattutto regolari, che comunque portano con sé delle differenze negli stili di vita e hanno avuto un impatto nel contesto sociale un po’ particolare, spesso con dinamiche di degrado generalizzate, tra problemi economici e familiari. Parlo anche dei giovani, degli extracomunitari di seconda generazione. Quindi dei minorenni che magari dalle periferie vengono in centro. Sia chiaro, non necessariamente delinquono. In pochi casi lo fanno, perché parliamo di qualche taccheggio al supermercato e di qualche danneggiamento. Però creano una sensazione fastidiosa nei cittadini che magari frequentano le vie del centro”.

E proprio i cittadini un po’ vi criticano: vediamo poche pattuglie a piedi, circolano solo in auto, dicono, e qualcuno chiede un ritorno ai poliziotti di quartiere.
“Ripeto, sono argomenti che vengono affrontati settimanalmente in prefettura in sede di coordinamento delle forze dell’ordine. Le istanze di cui parla lei sono portate a questo tavolo anche dal sindaco di Piacenza. Bisogna però distinguere tra ciò che è sicurezza pubblica e sicurezza urbana. Tutto quello che riguarda la prima, il contrasto ai reati predatori, allo spaccio di stupefacenti, all’immigrazione clandestina è di competenza delle forze dell’ordine: Arma dei carabinieri, Polizia di Stato e in via residuale Guardia di finanza, che vivono ottimi e consolidati rapporti di collaborazione. Per la sicurezza urbana, normata tra l’altro da una legge del 2017, parliamo di ciò che attiene al degrado, all’illuminazione, al contrasto di atteggiamenti come l’ubriachezza molesta o i danneggiamenti. In questo quadro, la pattuglia appiedata sicuramente può dare al cittadino una sensazione favorevole. Però poi si crea anche un effetto indotto”.

In che senso?
“È chiaro che con la tecnologia di cui disponiamo oggi, dai lettori delle targhe ai gps per le pattuglie sul territorio, si supera il concetto di quelle appiedate, che a quanto mi risulta la polizia locale rende comunque disponibili. Il problema le dirò è anche un altro”.

Quale, questore Guglielmino?
“Piacenza ha una grande estensione territoriale: dal centro faccio quattro chilometri e vado a Ivaccari piuttosto che a Pittolo e sono ancora in Comune di Piacenza”.

E sul tema della riduzione degli organici della Polizia, altro nodo emerso nelle scorse settimane e che genera preoccupazione, cosa ci può dire?
“Gli organici, non sono stati ridotti. Il problema è che un ispettore con trent’anni di servizio che va in pensione viene sostituito da un giovane agente; quindi numericamente siamo a posto, il gap è qualitativo e parliamo di un ricambio generazionale che viviamo anche su scala nazionale”.

Ma la prospettiva di una riduzione delle forze di Polizia a Piacenza, segnalata anche dai sindacati del settore, c’è o no?
“Guardi gli organici sono stati disegnati con un decreto del capo della Polizia che rispondono al lavoro di una commissione che in modo approfondito ha analizzato residenti, indice di criminalità, obbiettivi sensibili come consolati, Cie (i centri di identificazione ed espulsione degli stranieri, ndr), aeroporti di tutte le province italiane. Quindi è un dato di fatto, tenendo conto che la nostra competenza è appunto provinciale. Non offendo nessuno se dico che Piacenza è la provincia più piccola dell’Emilia-Romagna, con un capoluogo da 100mila abitanti, mentre sul territorio si susseguono piccoli centri o piccolissimi. In questo quadro, la vera problematica forse è un’altra, quella degli snodi autostradali, che naturalmente vedono il passaggio anche di chi delinque”.

Quindi, cosa va fatto?
“Andrebbe forse rinforzata la Polizia stradale: a Piacenza si incrociano l’A1 e l’A21 e le pattuglie devono intervenire da Guardamiglio piuttosto che da Alessandria”.

Si parla sempre di telecamere: la rete di sicurezza per la lettura delle targhe, come sta funzionando? È sufficiente ad affrontare il grande movimento della nostra zona?
“Il sistema è ben progettato e ha visto notevoli investimenti tecnologici tra capoluogo e Comuni della provincia; entro fine anno dovremo completare l’armonizzazione della raccolta dei dati delle diverse reti comunali, anche con un collegamento al sistema nazionale di lettura targhe. Noi li possiamo già utilizzare a scopi investigativi in caso di reati; resta da sciogliere un nodo sulla tutela della privacy in fase di visione preventiva dei filmati, ma ci arriveremo entro fine anno”.

Alzando lo sguardo, come valuta i dati dell’indice della criminalità del Sole 24 Ore?
“Come tutte le statistiche, vanno presi con le molle. Mi spiego con un esempio concreto. Le potrei dare i numeri sul contrasto all’immigrazione clandestina negli ultimi sei mesi”.

Ci dica…
“Abbiamo emesso 124 ordini del Questore, cioè espulsioni formali, inviti a lasciare l’Italia entro sette giorni, che dimostrano un grande impegno da parte nostra; ma il dato lascia il tempo che trova, perché solo un quinto di questi provvedimenti si è tradotto nell’accompagnamento dello straniero al confine o ai centri per il rimpatrio, mentre gli altri restano sul territorio. In questo caso non va dimenticato che il decreto di espulsione è un provvedimento amministrativo e solo se lo straniero viene rintracciato di nuovo sul territorio è possibile l’arresto”.

Questo è un grande problema da risolvere.
“E non solo a Piacenza. È un problema nazionale, che riguarda il numero dei posti disponibili nei Cie. Ci sono diversi provvedimenti disponibili, e in sostanza non sempre quando c’è un decreto di espulsione, lo straniero viene accompagnato alla frontiera; avviene per quelli dei Paesi con i quali c’è un accordo bilaterale, o come nei casi dei liberati dal carcere che vedono il rimpatrio come misura alternativa alla detenzione. E tenga conto che anche questo non è un problema secondario: nel carcere di Piacenza ci sono circa 400 detenuti di cui il 60% è di origine straniera”.

Un’ultima domanda, questore Guglielmino: si sta per chiudere il suo terzo anno a Piacenza, che bilancio fa di quest’esperienza?
“Sono qui dal giugno 2020. La nostra Questura è coesa ed efficiente; non sta a me dirlo, ma nella mia carriera ho operato anche in altre sedi. Anche l’ambiente piacentino è stimolante, operoso, aperto al cambiamento, con un’imprenditoria vivace, molto volontariato e tanti stimoli culturali. A Piacenza c’è molto lavoro da fare, ma sicuramente per me è un’esperienza positiva”.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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