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Piacenza a trazione leghista, ma il Comune ostacola il referendum di Salvini

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Comune di Piacenza e raccolta di firme per il referendum sulla giustizia: cosa sta succedendo? A Palazzo Mercanti come tutti sappiamo governa una maggioranza di centrodestra a trazione leghista. Nel Consiglio comunale, che conta 32 seggi, siedono infatti otto rappresentanti del Carroccio, che vantano anche il presidente dell’Assemblea. Eppure c’è qualcosa che non va, come testimonia il signor Gianni Fioramonti, che ha scritto a ItaliaOggi per raccontare la sua disavventura nella raccolta di firme per il referendum sulla giustizia.

Perché ne parliamo? Perché si tratta di un referendum molto caro a Matteo Salvini che ha schierato il suo partito in prima linea. Tanto che il segretario ha organizzato 1.200 gazebo del Carroccio in tutt’Italia, da affiancare alle sedi istituzionali come i Comuni, per raccogliere le 500mila firme necessarie in 90 giorni (sei i quesiti proposti con i radicali: riforma del Csm; responsabilità diretta dei magistrati; equa valutazione dei magistrati; separazione delle carriere; limiti agli abusi della custodia cautelare; abrogazione della legge Severino).

C’è quindi un’attenzione massima della Lega su questo referendum che però in Comune a Piacenza pare non sia stata ancora tradotta nei fatti. E allora scopriamo come sono andate le cose, ricordando che la raccolta di firme è iniziata il 2 luglio.

La lettera a ItaliaOggi

«Lunedì 12 luglio – scrive Fioramonti – volevo firmare per il referendum sulla giustizia organizzato dal partito radicale e dalla Lega. Per sapere a chi rivolgermi e in che orario, vado nella sede centrale del Municipio di Piacenza. Pongo il quesito all’impiegato di servizio che mi risponde molto cortesemente, dandomi anche un pezzo di carta sul quale ci sono fotocopiati tre numeri di telefono relativi alla sede distaccata del Comune di via Beverora, 57. La sua cortesia arriva anche farmi sapere che dei tre numeri da lui forniti è inutile fare il primo “perché è sempre occupato”. Faccio quindi il secondo numero: 0523 – 492641. In effetti, caso rarissimo per qualsiasi recapito telefonico pubblico, una signora mi risponde immediatamente. Anche lei è molto cortese».

Fin qui tutto bene, anzi benissimo. Ma adesso, come vedremo, per il lettore di ItaliaOggi cominciano i problemi. «Dopo aver appreso che io vorrei sapere dove poter firmate per il referendum l’impiegata mi risponde: “Referendum? Ma quale referendum?”. “Quello sulla giustizia”. Frenetico movimento di carte. E poi l’impiegata aggiunge: “Ma io, qui, ha solo il referendum sulla caccia…”. Poi, dopo essersi consultata con un collega, precisa: “Abbiamo anche quello sull’eutanasia”. Al che replico che “voglio firmare solo quello per la giustizia, e quindi quando posso venire, in che orari e in che ufficio?”. Altro silenzio imbarazzato, altra nervosa  consultazione fra impiegati e infine la risposta: “Guardi che non abbiamo i moduli. Ritelefoni fra una decina di giorni…”. Il Comune di Piacenza – conclude sconsolato il signor Fioramonti – è retto da una maggioranza di centrodestra. Chissà cosa succede in quelli con un’altra maggioranza».

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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