Cultura

Dalla Signora di Klimt a Villa Verdi, due occasioni perse da Piacenza

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Da Klimt a Verdi: grandi artisti che potrebbero diventare un binomio vincente per Piacenza. E invece niente: due assi della cultura mondiale, di cui chiunque si vorrebbe fregiare, qui sembrano abbandonati all’oblio.

Pensate al primo, a Gustav Klimt. Solo un paio di giorni fa, la sua ultima opera, la “Dama con ventaglio”, è stata battuta a Londra dalla casa d’aste Sotheby per una cifra mai vista: circa 100 milioni di euro. Piacenza che c’entra? Beh, come sappiamo, ha in casa, alla Galleria Ricci Oddi, un altro capolavoro dell’artista viennese. Quel “Ritratto di signora”, al vertice della mostra dello scorso anno, che ha portato in città e dintorni oltre 65mila visitatori in poco più di tre mesi.

Da allora però la Signora è letteralmente scomparsa. Quasi fosse stata rubata un’altra volta, almeno dalla nostra memoria collettiva. Di lei infatti nessuno parla più. Nessuno ha pensato, sull’onda di quel successo, di rilanciare con un filone di iniziative, o almeno di creare un nuovo appuntamento dedicato a Klimt e al suo periodo storico-artistico. Giusto, dirà qualcuno, non si possono fare sempre le stesse cose. Peccato però che l’artista viennese sia sempre così amato. Tanto che quest’anno sta spopolando con una nuova mostra, “Klimt e l’arte italiana”, al Mart di Rovereto… Insomma, a Piacenza abbiamo in casa un’icona dell’arte mondiale e invece di valorizzarla, facendo di tutto per legare la città alla sua immagine (si chiama marketing territoriale), tumuliamo la Signora in religioso silenzio nelle sale della Ricci Oddi. Perché, parafrasando Paganini, Piacenza non ripete.

Veniamo a Giuseppe Verdi, altro giro, altro regalo. Ricordate la Villa di Sant’agata? Ricordate la sua chiusura annunciata per la messa all’asta della casa-museo da parte degli eredi? La notizia fa il giro del mondo. Tutti si stracciano le vesti e strombazzano l’impegno a scendere in campo per salvarla; dai vertici della Regione Emilia-Romagna a quelli del dicastero della Cultura. Tanto che addirittura il ministro Gennaro Sangiuliano arriva in visita. E ribadisce dalle sale della Villa, lo scorso novembre, che lo Stato l’acquisterà per ristrutturarla e darle il palcoscenico che merita, diventando la meta di frotte di visitatori.

Applausi scroscianti. Qualcuno azzarda l’idea di tenere aperta la casa-museo, grazie all’impegno di associazioni culturali e volontari, in attesa che si definisca la questione. Ma niente, l’idea non passa. Così anche della Villa, del luogo preferito dal grande musicista, dove sono nate opere immortali, ci siamo già dimenticati. E i fantasmi dei Fasti Verdiani, invece di ricomparire davanti agli occhi incantati dei visitatori, oggi affogano tra le erbacce.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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