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Gli occhi sul Quirinale e i problemi del Paese

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Quirinale al centro dei giochi e non solo in un’ottica di breve periodo per affrontare la crisi di governo. Anche se Mattarella non si tocca fino alla primavera del 2022, il problema della sua successione fa da sfondo allo scontro tra le forze politiche. Ed è uno sfondo sempre di più in primo piano, che dimostra quanto l’Italia sul piano sostanziale sia diventata una Repubblica molto più presidenziale di quanto appare Costituzione alla mano.

Senza entrare nel merito di come e perché il Quirinale negli ultimi anni abbia acquistato un ruolo centrale sul piano politico, ci basti vedere come si stanno muovendo i partiti in questi frangenti. Una serie di mosse di leader e comprimari che in piena crisi a volte danno l’impressione di guardare più ai palazzi del potere che ai problemi drammatici del Paese.

L’arcinemico e il Quirinale

L’uscita di Renzi, l’arcinemico dei 5 Stelle e adesso pronto a un esecutivo con loro, è la dimostrazione lampante di chi vuol continuare a contare in Parlamento, cosa pressoché irripetibile in caso di elezioni anticipate. Al momento serve un nuovo governo per sterilizzare l’aumento dell’Iva e fare il taglio dei parlamentari? Bene per il Paese. Ma poi si sa, da cosa nasce cosa. Così, guarda caso, sempre nel Pd di uno Zingaretti un po’ spaesato, c’è chi (da Franceschini a Bettini) ha già preso la palla al balzo. E dice apertamente che bisogna ragionare su un esecutivo 5 Stelle-Pd di legislatura. Tradotto: che arrivi al 2023 e quindi che ricomprenda soprattutto l’elezione del Capo dello Stato.

D’altra parte anche nei 5 Stelle molto più di qualcosa si muove per evitare il ritorno a casa anzitempo di centinaia di parlamentari. In più, Di Maio o no, Conte o no, quando mai il Movimento avrebbe ancora la chance non solo di restare al governo, ma di arrivare ad eleggere l’inquilino del Quirinale da partito di maggioranza relativa?

Il Colle secondo Salvini

Quanto poi ha detto Salvini in Senato, spiazzando i suoi avversari e rimettendo la prua allineata a quella dei 5 Stelle, è un altro segnale che lascia pochi dubbi. Si voti la legge Fraccaro al più presto e poi al voto nel minor tempo possibile, ha affermato il leader del Carroccio. Così la Lega, primo partito alle Europee e di gran lunga leader nei sondaggi, ottiene diversi obiettivi: si intesta anche lei a pieno titolo la riduzione dei parlamentari in funzione anticasta; mette un freno alle trattative 5 Stelle-Pd, lasciando aperto più di uno spiraglio al dialogo con Di Maio; prende tempo per disegnare lo schieramento con la Meloni e Berlusconi in caso di elezioni anticipate a Parlamento ridotto o no, comunque da vincere per portare al Quirinale il primo presidente di centrodestra.

Insomma, non c’è niente da fare: anche se il ragionamento arriva sempre alla fine, è al Colle che tutti vanno a parare e non per colpa del suo inquilino. Con buona pace dei problemi di un Paese in crisi e dall’economia in ginocchio.

 

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