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Silvia Brega: quanti dubbi sulle (vere) strategie dell’Ausl di Piacenza

Silvia Brega è una signora dai modi gentili, ma quando si parla di salute e sanità non va tanto per il sottile. E con chiarezza ed esperienza (la dottoressa Brega è un’operatrice del settore) mette a fuoco i dubbi che molti hanno sulle strategie dell’Ausl di Piacenza. Perplessità che per lei – tra i rappresentanti di punta del Coordinamento dei Comitati per la salute nati in provincia – poi dubbi non sono, perché le sue sono certezze. “Guardi, è palese che Covid o no, il direttore generale dell’Ausl Luca Baldino e i suoi manager hanno delle strategie assodate sul futuro della sanità piacentina”, dice.

Ci spieghi dottoressa Brega…
“Pensi a come è gestita anche l’emergenza di questa seconda ondata di Coronavirus. Dopo gli errori fatti per contenere la prima, che comunque ci aveva colti impreparati, con pazienti Covid sparsi dappertutto, oggi anche con numeri meno opprimenti si stanno già facendo gli stessi errori”.

Di quali errori sta parlando?
“La sfida stavolta era curare i pazienti Covid e far sì che quelli non Covid potessero continuare a curare le loro patologie, evitando di prendersi il virus. La logica avrebbe voluto che l’ospedale di Piacenza fosse tenuto il più possibile Covid free, visto che al Guglielmo da Saliceto ci sono le chirurgie più importanti e lì si interviene sui casi acuti, che possono aver bisogno della rianimazione”.

Quindi?
“Invece di giocare su complicati percorsi interni sporco/pulito e discutibili ristrutturazioni e spostamenti di reparti a Piacenza, si doveva puntare subito su Fiorenzuola per i ricoveri dei pazienti Covid meno gravi, e su Castel San Giovanni anche per i più gravi, visto che questo ospedale ha la terapia intensiva. In tal modo il Polichirugico di Piacenza avrebbe potuto lavorare in maggiore sicurezza, a garanzia di tutti gli altri pazienti della provincia. Invece non è andata così e di certo le cose non potranno migliorare”.

Contesta la scelta di trasferire le chirurgie complesse anche all’ospedale di Castel San Giovanni, che per ora resta Covid free, mentre quello di Fiorenzuola è già stato vocato solo alla cura dei malati di Coronavirus con la chiusura del pronto soccorso?
“Certo che in questo frangente non sono d’accordo con una scelta del genere. Per garantire questi nuovi interventi i medici di Piacenza, per esempio chirurghi e anestesisti, fanno quotidianamente la spola dal capoluogo. Perdono tempo nel viaggio e nell’organizzazione delle presenze a Castel San Giovanni; senza contare che potenzialmente con i loro spostamenti possono portare in giro il virus da un ospedale all’altro, mentre a tutti noi si dice di evitarli al massimo. Le pare una razionalizzazione capace di migliorare efficacia ed efficienza nella cura dei pazienti? A me no. Per non parlare degli altri mix, come quello nel rapporto con la sanità privata”.

Si riferisce agli accordi dell’Ausl con la Casa di Cura Piacenza e Sant’Antonino?
“Guardi, non metto in discussione la professionalità delle cliniche private piacentine; ma anche in questo caso si è scelta la via di mezzo, un po’ di posti letto Covid da una parte e un po’ no dall’altra, anche qui col rischio di portare il virus dappertutto, invece di avere sul territorio piacentino presidi da tenere il più possibile puliti dal Covid per curare in sicurezza i pazienti con altre patologie”.

Quando parla di territorio so già dove vuole arrivare: alla Conferenza sociosanitaria, che voi del Comitato avete sempre nel mirino…
“E come potremmo farne a meno? Abbiamo chiesto di poter assistere alle loro riunioni, ma non ci è stato consentito, con poca trasparenza. Adesso si i riuniscono anche senza convocare la stampa. La domanda è: che cos’hanno da nascondere i nostri sindaci?”.

Secondo lei?
“Penso semplicemente che dopo questa nuova ondata di Covid, dopo che avremo sconfitto il virus, la sanità ospedaliera piacentina verrà ridotta e depotenziata, senza che parallelamente ci sia una crescita di quella territoriale, a partire dalle case della salute tanto pubblicizzate ma che sono ancora al palo come nel caso di Fiorenzuola che, ricordiamolo, è il secondo Comune della provincia. E poi penso alla qualità delle risorse umane, a quei medici che sempre più spesso lasciano i nostri ospedali per altri lidi”.

Ci fa un esempio, dottoressa Brega?
“Presto lascerà l’ospedale di Piacenza il dottor Baldini, un ottimo chirurgo bariatrico, e cioè che opera i pazienti affetti da obesità. Il dottor Baldini ha vinto il concorso per il primariato dell’ospedale di Melzo. E a quanto so, nessuno ha fatto niente per trattenerlo. Ecco, al sindaco di Piacenza e presidente della provincia Patrizia Barbieri e agli altri primi cittadini del nostro territorio qualcuno dovrebbe spiegare che non basta costruire un nuovo ospedale, servono risorse umane adeguate per farlo funzionare. Nuovo corso di laurea in Medicina o no, quando si riuniscono con l’ingegner Baldino, gli dovrebbero chiedere che si preoccupi anche di tenere e di portare a Piacenza quei medici che possono fare la differenza per la cura di tutti noi”.

 

 

 

 

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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