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Arcelli (Snami): no al taglio delle guardie mediche di Ottone e Ferriere

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Il dottor Nicola Arcelli, vicepresidente provinciale dello Snami di Piacenza

Nicola Arcelli: “Non siamo d’accordo con questa scelta dell’Ausl di Piacenza”. Il vicepresidente provinciale dello Snami (il Sindacato nazionale autonomo dei medici italiani) si riferisce alla decisione dell’Azienda sanitaria che nei giorni scorsi ha stabilito il taglio del servizio di guardia medica nei comuni di Ottone e Ferriere, con il loro accorpamento rispettivamente a Bobbio e Bettola. “I cittadini dell’Alta Val Trebbia e dell’Alta Val Nure così restano scoperti in modo preoccupante”, aggiunge il medico piacentino. “Al tavolo della trattativa con l’Ausl, di fronte a questa scelta, abbiamo ribadito una valutazione negativa. E l’abbiamo fatto per una serie di ragioni molto concrete”.

Quali sono, dottor Arcelli?
“Vorrei fare una premessa: conosciamo bene le carenze di medici con cui ci dobbiamo confrontare e che denunciamo da anni per la mancata programmazione da parte delle autorità sanitarie. Poi direi che nessuno meglio di chi fa il nostro lavoro sa quale sia l’emergenza che stiamo vivendo con il Covid da due anni. Dev’essere altrettanto chiaro, però, che queste motivazioni, comprensibili nel breve termine, non possono diventare un alibi per stravolgere il servizio di guardia medica sulle nostre montagne e rendere strutturale una carenza a danno dei cittadini di questi Comuni”.

Chiudere le sedi delle guardie mediche di Ottone e Ferriere, dove i cittadini stanno protestando, è un errore che può mettere a repentaglio la salute di chi vive in quei territori?
“Le faccio un caso concreto: pensi al tempo necessario, partendo da Bobbio o da Bettola, per raggiungere qualcuno che sta male in una località delle alte valli; se per esempio arriva una chiamata notturna da Capannette di Pey o da Selva di Ferriere. Ore di auto stressanti, che possono compromettere la salute di chi ha fatto la richiesta. Poi, tornato alla base, magari dopo dieci minuti il nostro medico di chiamata ne riceve un’altra e deve ripartire…”.

I vertici dell’Ausl però parlano di numeri bassi, tali da giustificare l’accorpamento.
“Noi non siamo d’accordo con questa lettura quantitativa dei numeri della sanità, quando oltretutto si inseriscono in un contesto sociale come quello montano. Ma come, da un lato si vuole evitare lo spopolamento e dall’altro si taglia la presenza dei medici sul territorio? A noi sembra una contraddizione palese, tenuto conto anche dell’invecchiamento della popolazione e del disincentivo che si dà a chi magari ha pensato ad un trasferimento in una delle nostre vallate. Non basta: oggi è toccato a Val Nure e Val Trebbia… E domani? Oltretutto è un precedente che può creare altri problemi sul piano qualitativo del servizio sanitario”.

Ci dica, dottor Arcelli…
“Lavorare in queste condizioni è un disincentivo per i medici: saranno sempre meno quelli disponibili alle guardie in questi territori, col rischio che in futuro il problema diventi di portata ben più ampia”.

Almeno sarà stato predisposto un miglior trattamento economico per chi fa le guardie partendo da Bobbio e Bettola, visto l’aumento del range territoriale da servire…
“No, purtroppo non è così, ma non vorrei parlare di soldi e sembrare venale”.

Scusi dottore, ma è giusto che si conosca con chiarezza anche questo aspetto della vicenda.
“Una guardia medica a partita Iva continua a percepire circa 24 euro lordi l’ora o poco più per questo servizio… ma per renderlo più appetibile, serve soprattutto maggiore flessibilità”.

In che senso?
“Un tempo le cose erano diverse e funzionavano bene. Bisognerebbe tornare a contratti più elastici, con la possibilità a graduatoria di accettare anche un turno o due, andando in sostituzione diretta di un collega; e cioè con un passaggio di consegne immediato tra i due medici che avvisano la centrale operativa del cambio, senza dover espletare altre trafile burocratiche”.

Basterebbe per cambiare le cose, dottor Arcelli?
“Potrebbe aiutare a incentivare la partecipazione al servizio di guardia medica. Ma indubbiamente anche l’aspetto economico andrebbe valutato con più attenzione, cosa che l’Ausl ha già fatto in altri ambiti, aggiornando i trattamenti economici. Perché vede, allo Snami siamo convinti che i medici non sono numeri; e soprattutto che non li sono i cittadini. In particolare quelli più fragili e che magari vivono in zone difficili da raggiungere, come i residenti nei Comuni di Ottone e di Ferriere”.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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