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Grandi manovre in Fondazione: Rota in pole position per la presidenza

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Fondazione di Piacenza e Vigevano: i giochi per la presidenza non saranno ancora fatti, ma il nome che gira è pesante. E su quello di Alberto Rota pare ci sia già un primo patto di ferro. A convergere sulla candidatura dell’imprenditore fiorenzuolano, ex presidente di Confindustria, sarebbero il sindaco di Piacenza e presidente della Provincia, Patrizia Barbieri, e il presidente uscente della Fondazione, il notaio Massimo Toscani.

Una scelta prematura per alcuni, ma provvida per altri. “Scoprire le carte adesso è una mossa discutibile”, sostiene per esempio un attento osservatore delle dinamiche di potere piacentine. “Il nome di Rota, tirato fuori così in anticipo, potrebbe essere bruciato. O quantomeno logorato da un processo di cooptazione appena iniziato, che si concluderà non prima di un paio di mesi, diciamo a gennaio”. Certo, riflette il nostro interlocutore, “sulla carta Rota ha un cursus honorum di tutto rispetto. La corsa alla presidenza dell’Istituzione di via Sant’Eufemia è una maratona, e su di lui via via potrebbero convergere altri benestare di rilievo, come per esempio quelli della Diocesi piacentina o della Camera di Commercio. Ma resta il fatto che chiamarlo in causa oggi è un po’ spiazzante”.

Barbieri vale doppio

Partire in anticipo con un nome di questa valenza “non è un errore”, spiega un’altra voce interpellata su questi rumor. “Stavolta l’elezione è diversa dalle precedenti. Se non altro per il peso dell’indicazione dei nuovi consiglieri della Fondazione da parte di Barbieri, che ha la possibilità di proporre due nomi al Consiglio uscente: quello indicato in qualità di sindaco di Piacenza e quello da presidente della Provincia”. Un peso che “aumenta la sua influenza anche sui sindaci del territorio che devono proporre un altro dei nuovi 13 consiglieri di via sant’Eufemia; primi cittadini che in molti casi, tra l’altro, hanno in comune con Barbieri la stessa provenienza politica di centrodestra”.

Il ruolo di Toscani 

Per capire invece il peso che potrebbe avere Toscani sul nome del suo successore, è necessario addentrarsi un po’ più a fondo nei meccanismi di cooptazione che guidano la formazione del nuovo Consiglio generale della Fondazione.

Lo Statuto prevede, come nel caso di Barbieri per Comune e Provincia, che altri 11 Enti indichino ognuno una rosa di due nomi (un uomo e una donna) al Consiglio generale uscente, che così, di volta in volta, sceglie tra i due i suoi successori. Gli ultimi due membri per arrivare al numero di 15 vengono poi indicati dai nuovi 13 colleghi. A questo punto, il nuovo Consiglio generale è formato. Ed elegge il presidente non necessariamente tra i propri componenti. Un ruolo chiave e non solo di rappresentanza. Basti pensare che il nuovo presidente propone al Consiglio generale i nomi per il Consiglio di amministrazione (da sei a otto componenti) che reggerà con lui le sorti della Fondazione per i successivi quattro anni.

In questo quadro, “è chiaro che se Toscani sostiene Rota, le sue chance aumentano in modo importante”, prosegue la nostra seconda fonte cittadina. “Il presidente uscente ha guidato la Fondazione per sei anni, conosce tutto e tutti, e in molti gli devono qualcosa”, aggiunge sibillina. “Se le capacità di moral suasion di Toscani sono indiscusse, i risultati raggiunti dalla Fondazione sotto la sua presidenza avvalorano ancor di più una sua indicazione nel segno della continuità. A maggior ragione se sul nome di Alberto Rota converge anche Barbieri”.

In pole position

Insomma, anche se i giochi non sono ancora fatti, “perché Barbieri e Toscani hanno comunque degli avversari, e questa mossa potrebbe scontentare qualcuno che magari non è stato consultato”, sulla griglia di partenza per la presidenza della Fondazione adesso Rota sembra in pole position. E vedremo se qualcuno riuscirà a scalzarlo.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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