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Sanità: a Piacenza il nuovo ospedale non basta

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Piacenza: il nuovo ospedale non basta. “Guardi, non le vorrei sembrare monsieur de Lapalisse, ma il problema è molto semplice. Ad essere molto ottimisti, per vederlo operativo, e con questo intendo a disposizione della comunità, ci vorranno almeno 5/6 anni. E intanto? Da oggi a quel momento che sanità verrà garantita ai piacentini? Le difficoltà sono sotto gli occhi di tutti e non mi riferisco solo alle possibili recrudescenze del Coronavirus“.

Chi parla lavora da una vita nella sanità. E Piacenza la conosce bene. “In quello che dico non c’è nessuna acredine nei confronti dell’Ausl“, premette il nostro interlocutore che ci ha chiesto l’anonimato e che chiameremo dottor Antonino. “Non mi riferisco all’ultima polemica sui camici che non ci sono e sulla richiesta di sanificarli con le salviettine fatta agli operatori dell’ospedale dall’Azienda sanitaria. Non ho votato Lega, ma il consigliere regionale Matteo Rancan ha fatto bene a sollevare il problema, che magari poi scopriremo non c’è solo nel nosocomio di Piacenza”.

Quindi niente strumentalizzazioni, ma serve più attenzione. “Perché vede, quello che succede a Piacenza non ha lo stesso peso di quanto avviene a Barletta. Qui sono morte quasi mille persone certificate Covid-19. Qui la gente la morte l’ha vista in faccia, e ha il volto di familiari, amici, conoscenti. Ci vuole un occhio di riguardo, che vuol dire: Piacenza per quello che ha passato e sta ancora passando almeno in Emilia-Romagna viene prima degli altri, anche nelle banali forniture di materiali, come le protezioni individuali per i suoi operatori sanitari”.

Piacenza, test e Hub

Insomma, per il dottor Antonino i segnali che arrivano dall’Ausl e dalla Regione comunque non bastano, anche se apprezza l’accelerazione sui test sierologici con il coinvolgimento dei laboratori privati e la promessa di fare più tamponi.

“Prenda le polemiche sull’Hub nazionale di Terapia Intensiva dell’Emilia-Romagna che inizialmente ha escluso Piacenza; e che adesso, anche se non è chiaro come e quando, dovrebbe ricomprenderla in futuro. Cosa vuol dire a Piacenza abbiamo già triplicato i posti letto da 15 a 45 e puntiamo a confermarli? Non bastano i macchinari e i posti letto. Ci vogliono gli investimenti sugli operatori sanitari, che in questi anni sono mancati e abbiamo visto con che risultati. Nel caso specifico servono nuovi rianimatori e personale infermieristico specializzato in terapia intensiva. Far parte dell’Hub ne garantirebbe l’arrivo prioritario in caso di necessità e la formazione continua dei sanitari piacentini. Queste sono le risposte che servono in attesa del nuovo ospedale, che se no, come ha detto qualcuno, diventa solo un’arma di distrazione di massa. Poi, in parallelo, bisogna ragionare velocemente sulle politiche di sanità territoriale con altrettanta chiarezza”.

Pronto Soccorso? Sì grazie

E qui il dottor Antonino parte dal caso dei Pronto Soccorso degli Ospedali di Fiorenzuola e Castel San Giovanni, che si dice resteranno chiusi ancora per diversi mesi. “Questa non può essere la risposta dell’Ausl e della Regione, lasciando operativo solo quello di Piacenza; se a Fiorenzuola per esempio c’è davvero il problema dei prelievi da fare in ambienti più ampi, che potrebbe bloccare la riapertura del Pronto Soccorso, vanno trovate delle alternative al più presto. Partendo anche dal presupposto che la popolazione deve avere ben chiaro come deve cambiare il rapporto con questo servizio. Nel senso che non si può più pensare di andare come un tempo al pronto soccorso per un banale mal di testa o perché mi fa male un piede. Però bisogna dare anche delle alternative. Spiegare cioè come affrontare adesso problemi del genere a una popolazione che tra l’altro diventa sempre più anziana e multietnica”.

Ecco perché “serve un modo di ragionare diverso, che parta dalla comunicazione e dal lavoro delle sentinelle che abbiamo sul territorio che sono i nostri medici di famiglia, senza dimenticare le guardie mediche. Deve cambiare il loro rapporto con i pazienti e con la rete ospedaliera: serve più integrazione a 360 gradi, come sostiene anche il presidente dell’Ordine dei medici, il dottor Augusto Pagani“.

Il peso della politica

Così entra in gioco il ruolo della politica. Perché per il dottor Antonino “è molto comodo scaricare tutto sull’Ausl e sui tecnici e aspettare delle risposte. La politica, e qui intendo soprattutto i Sindaci piacentini, attraverso gli strumenti che hanno a disposizione, a partire dalla Conferenza socio-sanitaria e dai Comitati di distretto, devono diventare un interlocutore più incalzante. In una parola, con grande agilità dovrebbero diventare più propositivi e strutturarsi anche con una sorta di task force, tagliando al massimo i passaggi burocratico-amministrativi, per essere pronti ad affrontare le emergenze come quelle degli ultimi mesi con un altro passo”.

Piacenza, cose concrete

Da dove partire? “Alla luce di quanto detto, per esempio, vanno rivisti i programmi sul ruolo di realtà come le Case della salute o degli operatori sanitari privati. Anche qui, come per il nuovo ospedale di Piacenza è venuto il momento delle scelte, senza perdere altro tempo. La sua costruzione (e sarà interessante vedere i progetti, perché parlare di primo ospedale post Covid per ora è solo uno slogan) non può mettere in secondo piano tutto il resto. In futuro sarà di certo il player principale della sanità piacentina – conclude Antonino – ma oggi, non dimentichiamolo, il nuovo ospedale di Piacenza è solo un convitato di pietra che non può adombrare gli altri problemi da risolvere”.

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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