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Sardine indigeste in salsa Benetton

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Sardine indigeste: una bella lettera indirizzata al presidente del Consiglio e una visita discutibile a casa Benetton con tanto di foto ricordo. Una contraddizione tra le parole e i fatti dettata solo dall’inesperienza o c’è dell’altro? Andiamo con ordine e partiamo dalla missiva delle Sardine inviata al premier Giuseppe Conte.

Sud, sicurezza e dignità

Nella lettera dalle 6mila firme, pubblicata anche su Repubblica, le Sardine tra l’altro propongono a Conte di trovare insieme “i fili giusti per tessere percorsi e provare a sciogliere nodi”. Il primo naturalmente è il Sud. “Un filo un po’ maltrattato, ma che malgrado tutto conserva la sua dignità e aspetta solo di divenire rete, parte di un coraggioso e fiero intreccio finalizzato alla crescita e alla cura”. Un Sud “in cui tante giovani menti, e persone nella loro interezza, crescono, si formano, ma poi vanno via”.

Il secondo filo è legato al tema della sicurezza. “Sicurezza di un lavoro e sul lavoro, sicurezza di assistenza sanitaria, sicurezza di accesso ad un’istruzione di qualità”.
Il terzo filo “si chiama Dignità della Democrazia, ed è quell’arteria vitale che ogni giorno, nella vita di ogni cittadino, collega la libertà al rispetto delle regole, la vita reale a quella virtuale, e che può aiutare a capire la differenza tra la politica con la P maiuscola e i suoi innumerevoli surrogati”.

Sardine: l’importanza delle parole

Tutti temi che poi vengono approfonditi con dovizia di particolari. È presumibile, scrivono a Conte le Sardine, “che Lei ci dica che di questi temi si è già parlato e che tanto è già stato fatto. Eppure, a nostro avviso, vi è alla base un problema d’interpretazione. Le parole sono importanti”.

Perché “quando il concetto di Sicurezza viene messo in contrapposizione al salvataggio di vite umane, alla tutela dei diritti fondamentali della persona dentro e fuori i confini nazionali o di percorsi d’integrazione e cittadinanza, si generano eclissi della ragione e sonni della civiltà”.
E “quando il problema del Sud diventa l’invasione degli stranieri e non la fuga degli autoctoni o l’assenza di opportunità, si esclude ogni possibile sinergia tra l’accoglienza e la permanenza. Quando una certa politica si ciba della contrapposizione tra salute e industria, si mina ogni possibilità di sviluppo e di lavoro e si logora la reputazione dello Stato”.
Infine, “quando le campagne elettorali divengono un ring senza regole né limiti alla decenza si accentua la distanza tra i cittadini e la Res Publica.

Sardine a disposizione

Non siamo esperti né tuttologi, chiosano le Sardine. “Ma siamo a disposizione; prima di tutto come individui e poi con le tante competenze che abbiamo al nostro interno. Saremo i primi a rinunciare ad un’automobile se ci verrà proposta un’alternativa credibile; i primi a difendere le fasce fragili ed emarginate della popolazione quando lo Stato non riuscirà a farsene carico; i primi ad investire se si scommetterà sull’innovazione e a lavorare se verranno assicurate le giuste garanzie sociali”.

Tasse e piazza

A chiudere, le Sardine assicurano tra l’altro che: “Saremo i primi a pagare le tasse perché le abbiamo sempre pagate, ma anche i primi a lodare un servizio pubblico quando questo sarà all’altezza delle aspettative e proporzionale ai sacrifici richiesti per renderlo fruibile. Saremo i primi a riempire le piazze quando la politica di qualsiasi colore mostrerà di non rispettare l’intelligenza delle persone, la dignità dei cittadini e la storia della nostra Repubblica”.

Dalle parole ai fatti

La lettera delle Sardine rappresenta indubbiamente un messaggio positivo. Tocca temi importanti, invita al dialogo e lo fa pesando le parole, perché come scrivono sono importanti. Se non fosse che alle parole si dovrebbero associare i fatti. E i fatti hanno scontentato una fetta della base e i tanti che guardavano a questo movimento con simpatia e magari senza essere di sinistra.

Cosa è successo? Che dopo la vittoria di Stefano Bonaccini in Emilia-Romagna, ascrivibile anche alle loro manifestazioni, una delegazione delle Sardine con i leader Mattia Santori, Andrea Garreffa, Roberto Morotti e Giulia Trappoloni è andata in visita ai Benetton. A Treviso ha incontrato anche il patron Luciano, al vertice della famiglia veneta che controlla aziende come Atlantia e Autostrade. Una scelta più che discutibile in questo momento, quantomeno perché il governo deve ancora decidere definitivamente sulla revoca delle concessioni autostradali dopo il crollo del Ponte Morandi che ha causato 43 morti a Genova.

Sardine allo spiedo

Perché questo incontro? Perché adesso? Qual è il messaggio che vogliono dare le Sardine con una foto di gruppo piena di sorrisi insieme con Luciano Benetton e Oliviero Toscani? Rappresenta una pressione indebita per indirizzare le decisioni del governo sulle concessioni autostradali? Domande che sui social hanno scatenato una ridda di commenti al veleno, dove parole tanto amate come dignità e sicurezza hanno assunto ben altri significati per infilzare le Sardine.

Ma anche la politica, dalle forze di governo all’opposizione, non è rimasta a guardare, cucinandole allo spiedo. “Le sardine in pellegrinaggio nel mondo dei Benetton con tanto di foto con Luciano? Noi certi mondi li abbiamo sempre combattuti, dopo il crollo del ponte di Genova e le 43 vittime ancor di più”, afferma il 5 Stelle Stefano Buffagni, viceministro al dicastero dello Sviluppo economico. “Quando come M5s andavamo in piazza, abbiamo sempre fatto fatica ad avere spazio comunicativo. Vuoi vedere che diamo una risposta alla grande copertura mediatica delle Sardine con questa foto? Mah. A pensar male si fa peccato…”.
Scrive Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia: “Le Sardine alla corte di Luciano Benetton, capo della famiglia che controlla Atlantia e Autostrade Spa. Finisce nel ridicolo la favola del ‘movimento’ popolare, spontaneo e alternativo ai poteri forti”.

Insomma, per le Sardine dopo i successi di piazza e le belle lettere d’intenti, il primo assaggio post elettorale è stato proprio indigesto. E forse, nonostante la loro risposta su Facebook, non c’è solo una foto di troppo.

 

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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