Fondazione di Piacenza e Vigevano: sulla nomina del prossimo presidente sale la tensione. E il rischio di andare alla conta si avvicina a grandi passi.
La situazione è precipitata verso una china divisiva dopo la sostanziale apertura della sindaca e presidente della Provincia Patrizia Barbieri a una candidatura di Roberto Reggi avvenuta nei giorni scorsi. Se l’ex primo cittadino finora ha mantenuto uno stretto riserbo, il silenzio invece è stato rotto dall’altro candidato in campo, Giangiacomo Schiavi, con quella che dai più è stata considerata una mezza marcia indietro.
L’ex vicedirettore del Corriere della Sera, dopo l’apertura di Barbieri a Reggi, ha firmato infatti un intervento sulle colonne del quotidiano Libertà, dichiarandosi disponibile all’incarico solo a condizione di essere considerato super partes; e quindi mettendo a disposizione il proprio nome solo se sostenuto da una maggioranza molto convincente, se non da tutti i nuovi consiglieri.
Quello che però ha colpito di più, è stato il cambio di strategie di Palazzo Mercanti. La cosa pare abbia irritato in primis la Diocesi, ma anche altri interlocutori di primo piano, tutti fermi agli accordi presi all’inizio del percorso per identificare il nuovo presidente, che stabilivano precisi margini di manovra: la figura da ricercare sul territorio piacentino doveva essere la più condivisa possibile, ma senza pescare tra politici e imprenditori.
La lettera dei sette
È chiaro, dunque, come per chi si era attenuto a questi paletti, le dichiarazioni di Barbieri su una candidatura del suo predecessore siano state indigeste. E abbiano dato il via all’escalation di questi giorni. Fino ad arrivare all’ultima spallata dell’altro ieri, quando sette dei nuovi consiglieri, i probabili sostenitori della candidatura Reggi e comunque la maggioranza minima necessaria, hanno presentato in Fondazione una lettera di sostegno al nome di due colleghi da cooptare nel Consiglio generale per completare il parlamentino, che poi dovrà eleggere il nuovo presidente per i prossimi quattro anni. Futuri colleghi che chiaramente si saranno detti disponibili ad affiancarli nel voto per l’ex sindaco di Piacenza, che comunque, ribadiamo, finora non ha rilasciato alcuna dichiarazione sulla sua disponibilità ad assumere la presidenza in via Sant’Eufemia.
La lettera, per ora strettamente riservata, è stata firmata dalla consigliera Maria Grazia Sabato (indicata dal Comune di Piacenza) che l’ha depositata in Fondazione; e pare da Luigi Cavanna (Provincia); Fabio Fornari (45 Comuni della provincia); Lavinia Gaia Bulla (Università Cattolica); Edoardo Favari (Politecnico); Mario Magnelli (Conservatorio Nicolini); Daniela Boffino (Comune di Vigevano).
I nomi proposti al prossimo Consiglio a 13, da tenersi entro la metà della prossima settimana, sono quelli della consigliera uscente Nicoletta Corvi, direttrice di Confcooperative, e dell’avvocato Luigi Salice, ex consigliere comunale del Pdl proveniente in origine da Forza Italia.
Ma c’è chi sottolinea come la lettera presentata dai sette membri del nuovo Consiglio generale non avrebbe valore sostanziale e non vincoli sotto il profilo statutario. E quindi, per il nostro interlocutore, “in qualsiasi momento chiunque, tra i sette firmatari della ‘lista Reggi’ pro Corvi e Salice, potrebbe ritirare la sua firma”. E pare che qualcuno l’abbia apposta senza tanta convinzione, solo per sbloccare l’impasse, pronto a mutare consenso di fronte a qualche novità di rilievo.
Questione di metodo
“Qui non è tanto una questione di nomi ma di metodo”, afferma chi non gradisce la piega che ha preso la partita sulla presidenza dell’Ente di Palazzo Rota Pisaroni. “Nulla da dire sulle qualità di Roberto Reggi, ma si tratta di un uomo politico. Quindi, solo per questo, la sua candidatura non è ritenuta attinente al profilo stabilito per il nuovo presidente della Fondazione”. E la legge vale per tutti. “È una chiave di lettura che porta infatti anche all’accantonamento della candidatura dell’ex presidente di Confindustria Alberto Rota in quanto imprenditore e non certo perché il suo curriculum non sia di altrettanto rilievo”.
Sul filo del rasoio
Che fare? “I margini di manovra si stringono, ma c’è ancora un po’ di tempo per trovare una soluzione”, riflette un altro dei nostri interlocutori. “Una soluzione che non porti a una conta così divisiva e giocata sul filo del rasoio, che domani metterebbe il presidente eletto in questo modo in difficoltà qualsiasi cosa faccia, anche se votato da nove consiglieri su 15. Insomma, anche sdoganando una provenienza politica o imprenditoriale, essere considerato o diventare super partes con questi numeri sarebbe piuttosto difficile per chiunque”.
Il terzo nome
Intanto le diplomazie piacentine stanno lavorando a pieno ritmo. Dopo i tentennamenti di Schiavi, che hanno creato molte perplessità e di fatto hanno lasciato spazio alla crescita della candidatura di Reggi, adesso pare si sia aperta la caccia per trovare un nuovo candidato alla presidenza della cassaforte dei piacentini. Una figura capace di mettere d’accordo se non tutti almeno una maggioranza ben più ampia e rappresentativa delle anime della Fondazione di Piacenza e Vigevano.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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