A Piacenza i morti certificati per Covid-19 sono 811. Anzi, no. Adesso sono diventati quasi 1.100. Ad annunciare la sottostima “solo” del 32% è l’Azienda sanitaria dopo aver comparato la quantità di morti ufficiali da Coronavirus con le perdite registrate dalle varie anagrafi comunali nel mese di marzo. A Bergamo invece assicura l’Ausl di Piacenza la sottostima è stata del 120%.
Che strano che questa correzione arrivi in concomitanza con uno studio dell’Università Vita-Salute San Raffaele sulla rilevazione dei tassi di mortalità solo per Covid-19 dall’inizio dell’epidemia e fino al 17 aprile scorso. Per il report dell’ateneo milanese, Piacenza e la sua provincia hanno raggiunto in 55 giorni il più alto tasso di mortalità in Italia in rapporto alla popolazione residente: 258,5 morti ogni 100mila abitanti. Più di Bergamo (255,9), di Lodi (247,8) o di Cremona (247,4). Altro che Lombardia. Secondo lo studio è l’Emilia che con Piacenza ha pagato il tributo più alto. E non solo in Italia. Probabilmente in Europa e forse nel mondo.
Domande scomode
E allora, un po’ stanchi del balletto dei dati e del ritornello “nessuno si aspettava una cosa del genere”, come non chiedersi se qualcuno pagherà per questa strage?
Non spariamo nel mucchio, i nomi li conosciamo. Politici e manager, quelli che erano nella stanza dei bottoni e magari non li hanno premuti al momento giusto. Quelli scelti o pagati per farlo. Quelli che avevano le competenze per farlo. E che sono ancora al loro posto.
Sia chiaro: non siamo certi di alcuna responsabilità personale, ma non abbiamo paura di far loro queste domande.
Perché il sindaco di Piacenza e presidente della Provincia Patrizia Barbieri con la lettera del 29 febbraio, invece di chiedere a Governo e Regione l’equiparazione nel sostegno economico, non ha proposto ad alta voce che la sua città e il suo territorio diventassero subito zona rossa esattamente come i comuni del Basso Lodigiano? E perché in un’altra lettera del 3 marzo chiede ancora solo sostegno economico per Piacenza e provincia?
Che cosa ha detto in proposito il ministro Paola De Micheli da Roma? Perché è impensabile che non sia stata coinvolta nelle decisioni di quei giorni, anche solo per le sue responsabilità di governo.
E perché Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna, ha chiuso definitivamente Piacenza e provincia solo il 24 marzo, quando i morti erano già più di 300?
Chi o che cosa ha impedito loro o al Prefetto Maurizio Falco di prendere tra fine febbraio e inizio marzo quei provvedimenti che probabilmente avrebbero salvato moltissime vite?
La sanità di Piacenza
Poi ci sono i medici e gli infermieri che hanno lottato come leoni tra i letti di quegli ospedali diventati l’anticamera della morte. A loro ancora una volta diciamo un grazie infinito. Ma siamo sicuri che siano stati guidati nel modo giusto? Siamo sicuri che anche gli operatori sanitari sul territorio abbiano avuto tutto ciò che gli serviva per combattere questa guerra che adesso sembra abbia fatto quasi 1.100 morti ufficiali?
Sì, stiamo parlando di quella schiera di manager, dall’ingegner Luca Baldino al dottor Guido Pedrazzini al dottor Marco Delledonne, che sono alla guida dell’Azienda sanitaria di Piacenza.
Lasciamo perdere la correzione dei dati sui morti ufficiali appena annunciata che alimenta le perplessità sulla gestione sanitaria dell’epidemia. Vogliamo solo ricordare l’ipotetico paziente 1 e le contraddizioni su ciò che è successo quel 24 febbraio tra Casa di cura Sant’Antonino e Ospedale, un caso su cui la magistratura è al lavoro?
E perché, come sembra, nessuno ha controllato ed è intervenuto su quello che accadeva nelle case di riposo e nelle Rsa di città e provincia? Solo qualche giorno fa i sindacati hanno sporto denunce lamentando l’assenza dei dispositivi di protezione per i tanti lavoratori di queste realtà. Perché ancora non c’erano? E chi li doveva procurare?
Solo 20 giorni fa c’era chi quasi irrideva pubblicamente ai tamponi dall’auto, mentre adesso sembrano diventati una soluzione salvifica, che però fa salire il numero dei contagiati… E fermiamoci qui.
Poche speranze?
Non ci facciamo illusioni, il potere è sempre molto blando quando deve giudicare se stesso ed è bravissimo a sviare l’attenzione su altri lidi che adesso si chiamano fase 2 o ripartenza. Se c’era un giudice a Berlino, non è detto che ci sarà a Piacenza. Ma lasciateci almeno queste domande che hanno il volto di chi non c’è più.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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La speranza è che si arrivi alla fine ad un chiarimento tecnico ( non politico ) con la rimozione degli incapaci.