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Case di riposo e Rsa di Piacenza: indagini dopo gli esposti del sindacato Usb

Case di riposo e Rsa di Piacenza nel mirino della Procura. Dopo le segnalazioni giunte da più parti e le interrogazioni parlamentari per l’abnorme numero dei decessi anche non certificati per Covid-19, le indagini si sono attivate per gli esposti del sindacato Usb. Nelle denunce si evidenzia la mancata messa in sicurezza dei lavoratori. Una carenza che continuerebbe durante l’emergenza Coronavirus, come afferma anche un servizio del Tg dell’emittente cremonese Telecolor.

“Alcuni lavoratori che si rifiutavano di andare a lavorare perché non erano messi in sicurezza sono stati denunciati”, racconta Paolo Campioni di Usb Piacenza. “Allora, per poterli difendere in maniera concreta, abbiamo fatto le contro denunce”; informando non solo la Procura, ma pure Ausl e Prefettura. Nel servizio il sindacalista spiega che anche nelle case di riposo e nelle Rsa (Residenze sanitarie assistenziali) di Piacenza “i dispositivi di sicurezza non sono adeguati; vengono riutilizzati più volte; i camici non sono a norma: quindi c’è un rischio di contagio”. E parliamo “non solo di infermieri e operatori sanitari – prosegue Campioni – ma anche di tutti coloro che accedono alle strutture per le pulizie e il servizio mensa”.

Senza dispositivi 

A Piacenza “alcuni passi sono stati fatti sulla formazione, ma purtroppo tutto avviene a macchia di leopardo. È una situazione che non è ancora a norma e non è ancora a regime”, sottolinea il sindacalista di Usb. “Si dà la colpa alla mancanza di dispositivi di sicurezza, ma questa non può essere una giustificazione”.

Lavoratori in crisi

Secondo Campioni ciò avviene “specialmente nelle strutture private e nelle case di cura per gli anziani, dove la difficoltà è maggiore. Mi chiamano lavoratori che piangono, perché hanno paura di andare a lavorare. E c’è qualcuno che ha deciso di non andare a lavorare perché ha genitori anziani a casa. Proprio ieri (il 16 aprile, ndr) i dispositivi di sicurezza non erano ancora messi a disposizione e la lavoratrice ha detto: io preferisco essere licenziata che rischiare di ammalarmi e portare a casa il virus”.

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