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Rom e politica: tutto quello che c’è da sapere su campi nomadi e dintorni

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Rom: il clima è sempre incandescente. Anche dopo la marcia indietro del ministro dell’Interno sull’ipotesi di un censimento. Prima di tutto, vediamo che cosa ha detto Matteo Salvini a Telelombardia. “Al ministero mi sto facendo preparare un dossier sulla questione rom in Italia. Perché dopo Maroni non si è fatto più nulla, ed è il caos”. Poi ha aggiunto, citando l’invito di 13 associazioni di quartiere romane che gli chiedevano aiuto su Il Tempo: “Non sono Batman. Però vedremo di intervenire, rifacendo quello che all’epoca venne chiamato censimento e apriti cielo. Allora chiamiamola anagrafe, facciamo una fotografia, per capire di cosa stiamo parlando”. Sottolineando infine che i rom italiani non potranno essere espulsi “e purtroppo ce li dobbiamo tenere”.

Polemiche e retromarcia

Dopo le dichiarazioni di Salvini, arrivano le parole di Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio. “Il ministro dell’Interno sembra non sapere che in Italia un censimento su base etnica non è consentito dalla legge. Inoltre esistono già dati e numeri su chi vive negli insediamenti formali e informali. E i pochi rom irregolari sono apolidi di fatto, quindi inespellibili. Ricordiamo anche che i rom italiani sono presenti nel nostro Paese da almeno mezzo secolo e a volte sono ‘più italiani’ di tanti nostri concittadini”.

Ma sono le pressioni del premier Giuseppe Conte e del leader dei 5 Stelle Luigi Di Maio, profondamente irritati dall’uscita di Salvini, a spingere il ministro dell’Interno a una rettifica. “Non è nostra intenzione schedare o prendere le impronte digitali a nessuno”, ha precisato il titolare del Viminale. “Nostro obiettivo è una ricognizione della situazione dei campi rom. Intendiamo tutelare prima di tutto migliaia di bambini ai quali non è permesso frequentare la scuola regolarmente perché si preferisce introdurli alla delinquenza. Vogliamo anche controllare come vengono spesi i milioni di euro che arrivano dai fondi europei”.

Poi, ecco le dichiarazioni di Di Maio. “Mi fa piacere che Salvini abbia smentito qualsiasi ipotesi di schedatura e censimento. Perché se una cosa è incostituzionale non si può fare”. Con un Salvini che a seguire ha smorzato ulteriormente i toni: “Il censimento dei campi rom non è una priorità”.

Rom e contratto di governo

Tutto a posto? Manca un tassello a completare il quadro politico. E serve un passo indietro. Bisogna cioè tornare al contratto di governo firmato da Lega e 5 Stelle. Ecco che cosa prevede sul tema dei rom (pagina 45, capitolo 23 “Sicurezza , legalità, forze dell’ordine”):

  • “Il dilagare dei campi nomadi, negli ultimi anni, l’aumento esponenziale di reati commessi dai loro abitanti e le pessime condizioni igienico-sanitarie a cui sono sottoposti ha reso tale fenomeno un grave problema sociale con manifestazioni esasperate soprattutto nelle periferie urbane coinvolte”.
  • “Ad oggi circa 40 mila Rom vivono nei campi nomadi e il 60 per cento sono minori. Sono pertanto necessarie le seguenti azioni: chiusura di tutti i campi nomadi irregolari in attuazione delle direttive comunitarie; contrasto ai roghi tossici; obbligo di frequenza scolastica dei minori pena l’allontanamento dalla famiglia o perdita della responsabilità potestà genitoriale”.
  • “In ogni caso, proponiamo di intervenire per il pieno superamento dei campi Rom in coerenza con l’ordinamento dell’Unione Europea”.

È chiaro quindi come il ministro dell’Interno con le sue dichiarazioni su un censimento abbia oltrepassato quanto stabilito nel contratto di governo. Il sospetto di molti è che Salvini stia premendo sull’acceleratore di rom e immigrati per ottenere sempre più consensi, guardando “oltre” il governo giallo-verde. A maggior ragione visti gli ultimi sondaggi, che danno la Lega primo partito italiano sopra i 5 Stelle.

Numeri già noti?

L’uscita sulla necessità di nuovi dati di Salvini ha lasciato un po’ perplessi anche per un altro motivo. I numeri su rom, sinti e caminanti, i tre sottogruppi accomunati dal parlare una delle versioni della lingua romaní, sono sostanzialmente già stimati, anche senza granitiche certezze. Se ne sono occupati sia l’Istat sia l’Associazione 21 luglio, che pubblica rapporti annuali su questo tema. Vediamo allora i dati principali.

  • In Italia il numero di persone che si identifica come rom, sinti o caminanti è stimato dal Consiglio d’Europa da 180mila a 120mila.
  • Circa 70mila sono italiani e discendono in molti casi da famiglie rom insediate nel nostro Paese fin dal medioevo.
  • Gli altri residenti arrivano in gran parte dall’Europa dell’Est e dalla Romania in particolare.
  • La maggioranza è stanziale, risiede cioè in un luogo fisso.

L’emergenza campi nomadi

Veniamo così al vero problema legato a questa fetta di popolazione. E cioè a coloro che vivono nei campi nomadi, che vengono suddivisi tra formali (autorizzati) e informali (abusivi).

  • In questi luoghi, secondo l’Associazione 21 luglio, abitano 26mila persone.
  • Tra loro, 16.400 sono quelle che risiedono in campi formali (148 in 87 comuni italiani). Le altre 9.600 vivono nei campi abusivi.
  • Circa 3.000 persone sono giunte dall’ex Jugoslavia e quindi possono essere considerate apolidi (il loro Paese non esiste più o non li riconosce come cittadini).
  • Il 43% del totale ha la cittadinanza italiana.
  • Il 55% ha un’età inferiore ai 18 anni.
  • Le aspettative di vita alla nascita sono inferiori di 10 anni rispetto a quelle della media della popolazione italiana.

In queste baraccopoli le condizioni igienico-sanitarie e abitative sono tragiche. Trovare un lavoro, andare a scuola, è un sogno impossibile. E tra i poverissimi abitanti dei campi proliferano accattonaggio e microcriminalità di tutti i tipi.

Il caso Roma

Anche se si tratta di piccoli numeri e a parte qualche caso positivo, Stato ed Enti locali finora non sono stati in grado di risolvere l’annoso problema dei campi.
Roma ne è un classico esempio. Come ricorda anche ilpost.it, il 27% dei rom in emergenza abitativa, 6.900 persone, vive nella Capitale. I campi formali sono 17 e circa 300 gli insediamenti abusivi. Numeri risibili per una città di 3 milioni di abitanti? Sarà, ma il problema è ancora lì da risolvere ed è diventato molto pressante. Soprattutto perché si addensa sempre e ovunque in quelle periferie sociali dove tanti altri cittadini sono già in profonda difficoltà. Con gli episodi di razzismo e di violenza che si susseguono di giorno in giorno.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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