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Piacenza sotto shock per l’arresto del primario: Azienda sanitaria nella bufera e…

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Piacenza sotto shock per l’arresto di Emanuele Michieletti, primario di Radiologia dell’Ospedale cittadino, colpito da pesanti accuse di violenza sessuale nei confronti di dottoresse e infermiere. Abusi gravissimi, che secondo gli inquirenti si sarebbero verificati in reparto, nell’ufficio del primario 60enne, come emerge dalle intercettazioni ambientali audio e video, che testimoniano ben 32 episodi del genere in 45 giorni all’inizio di quest’anno. Una bufera che vede al centro l’Ausl di Piacenza, su cui torneremo tra poco.

La legge Cartabia

Prima infatti vogliamo sgombrare il campo da stucchevoli motivazioni sul perché nessuno a Piacenza finora ha pubblicato il nome del primario ai domiciliari, mentre oggi l’hanno già fatto fior di testate nazionali. La legge Cartabia stabilisce dei forti limiti all’informazione. Solo il procuratore della Repubblica a capo delle indagini può decidere se fare i nomi di indagati e vittime nella sua comunicazione sull’inchiesta, optando di volta in volta per una nota scritta o una conferenza stampa. Una scelta di fare i nomi delle persone coinvolte che deve essere ben motivata dalla rilevanza pubblica dei reati contestati e dei soggetti parte della vicenda giudiziaria per evitare di incorrere nelle sanzioni previste dalla legge anche per il magistrato.

Quindi, nella stragrande maggioranza dei casi, le Procure dal 2021 per prime scelgono di non fare nomi. Tocca allora ai giornalisti, dopo aver scoperto di chi si tratta con certezza, decidere se rischiare querele o richieste di risarcimento danni. Una scelta non facile, che di solito per chi vive in piccole realtà editoriali viene valutata con grande attenzione anche da questo punto di vista. Sempre con il rispetto dovuto alla presunzione di innocenza degli accusati, alle vittime coinvolte, ma anche al diritto di cronaca per informare la pubblica opinione su quanto accaduto. E il tutto, inutile dirlo, diventa più facile se esce per primo con i nomi degli inquisiti il Corriere della sera e dopo di lui altri big nazionali, rivelando quello che a livello locale ormai è il segreto di Pulcinella.

Nubi pesantissime

Veniamo all’Azienda sanitaria di Piacenza, su cui si addensano nubi pesantissime. È la principale azienda pubblica per dipendenti della provincia e forse anche guardando al mondo privato. Medici, infermieri, manager e impiegati affollano quotidianamente corsie ospedaliere, ambulatori e uffici. Facile pensare che nella moltitudine di persone capaci, corrette e leali si annidi qualcuno che si comporta in modo ben diverso, come pare sia successo anche nel caso delle accuse al primario Michieletti, che comunque dovranno arrivare al terzo grado di giudizio per essere definitivamente provate.

Il pugno nello stomaco

Quello che però ha colpito i piacentini come un pugno nello stomaco sono le parole della nota arrivata ieri dalla Questura, di certo avallate dalla Procura guidata da Grazia Pradella per informare un’incredula opinione pubblica. Non solo per la crudezza con cui si evidenziano le responsabilità penalmente rilevanti dell’accusato. La differenza la fanno i passaggi sulle indagini quando si dice che “hanno permesso di cristallizzare un inquietante scenario all’interno dell’Ospedale di Piacenza”. E soprattutto quando, entrando nello specifico, gli inquirenti sostengono che “l’ambiente ospedaliero si è dimostrato gravemente omertoso ed autoreferenziale, in quanto le condotte prevaricatrici del primario erano da tempo note a gran parte del personale, tanto che lo stesso si vantava nei discorsi con colleghi uomini di quanto compiva ai danni delle vittime, ricevendo in talune occasioni persino suggerimenti sugli atti sessuali da compiere in futuro”. Per finire, “il primario veniva definito come un uomo ‘potente’ sia per il ruolo all’interno dell’Ausl sia per le sue ‘conoscenze’, e tale posizione determinava nel personale sanitario una forte soggezione, derivante anche dal fatto che esporsi nei suoi confronti avrebbe comportato ripercussioni nella vita lavorativa e personale”.

Che fare?

Abbiamo ben chiaro il principio della responsabilità penale che è sempre personale. Come per altri casi che hanno coinvolto nei mesi scorsi l’Ausl di Piacenza, con gli arresti di alcuni professionisti, per esempio un medico di famiglia e un collega del Pronto soccorso, legati a inchieste sullo spaccio di stupefacenti. Ma stavolta gli inquirenti lanciano un forte allarme su un ambiente che a sentire le loro valutazioni andrebbe bonificato in modo radicale. A tutela di chi lavora all’Ausl e dei cittadini che usufruiscono dei servizi sanitari, che fanno capo alla Regione Emilia-Romagna.

Vedremo se nel prosieguo dell’inchiesta saranno accertate delle accuse di copertura agli abusi attribuiti al primario Michieletti, che di fatto vengono ipotizzate dagli inquirenti. Non vogliamo dare consigli e men che meno lezioni a nessuno, a partire dai vertici dell’Azienda sanitaria, gestita dal direttore generale Paola Bardasi e dal direttore sanitario Andrea Magnacavallo. Pare che Bardasi abbia firmato una delibera in cui rescinde per giusta causa il rapporto di lavoro con il primario Michieletti in via di pubblicazione. Nel caso il medico non avrebbe più un rapporto di lavoro con l’Azienda sanitaria di Piacenza. Ma sarà sufficiente?

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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