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Casi sommersi: i medici di famiglia a caccia dei malati “invisibili” di Covid-19

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Casi sommersi: in campo i medici di famiglia per trovare i malati “invisibili” di Covid-19. Un problema che sta emergendo in tutta la sua gravità nella gestione dell’epidemia che oggi è arrivata a 69.176 casi: 54.030 positivi (+3.612 rispetto a ieri), 6.820 decessi (+743) e 8.326 guariti (+894).

L’allarme sui casi sommersi era stato lanciato nei giorni scorsi anche dal dottor Augusto Pagani con chiarezza. Il presidente dell’Ordine dei medici di Piacenza, in un’intervista alla nostra testata, aveva messo in dubbio i dati divulgati dalla Protezione Civile e dalle Regioni. E aveva parlato di un numero di contagiati dieci volte superiore ai dati ufficiali dei positivi al Coronavirus. In più, Pagani aveva proposto di sviluppare una diversa mappatura sul territorio dei casi compatibili con il Covid-19, utilizzando i medici di famiglia per monitorare la popolazione.

Casi sommersi: da Borrelli a Galli

Oggi la valutazione di Pagani sui casi sommersi viene confermata dal commissario per l’emergenza Coronavirus e capo della Protezione civile Angelo Borrelli su Repubblica: “Il rapporto di un malato certificato ogni dieci non censiti è credibile”. E anche Massimo Galli, direttore del Dipartimento di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, si è detto d’accordo, intervenendo ad Agorà (Rai3): “Temo che l’ipotesi di Borrelli possa essere molto vicina alla realtà, anche se non abbiamo dati sicuri per poterlo dire; ma i contagiati sono molti di più di quelli registrati ufficialmente”.

Quanti sono gli invisibili?

In sostanza, se attualmente ci sono oltre 54mila positivi al Covid-19 in Italia, i casi sommersi potrebbero essere circa 600mila. E di certo in tanti stanno ancora sottovalutando il Coronavirus e aspettano a denunciare le loro condizioni di salute o quelle di un famigliare. Sono persone che non vogliono sottoporsi alla quarantena per qualche linea di febbre e che possono uscire di casa senza controlli, per non parlare di coloro che anche nelle ultime ore sono in fuga verso sud per raggiungere le regioni d’origine o le seconde case.

Chi si comporta così commette un errore grave. Deve capire che è un pericolo per se stesso, visto che il peggioramento dell’infezione può essere repentino. E che uscire dalle mura domestiche fa propagare l’epidemia di coronavirus nell’ambiente e nei locali frequentati da altre persone come per esempio i supermercati.

Casi sommersi a Milano

Per capire le dimensioni che sta assumendo il problema dei casi sommersi, basta ricordare quanto è accaduto lo scorso weekend a Milano, come racconta il Corriere della sera. Nel giro di due giorni i medici di famiglia, anticipando la delibera regionale che adesso gli affida questo compito, sono riusciti a controllare lo stato di salute di 5.500 pazienti e a intercettare 1.800 malati con sintomi Covid-19 da mettere in quarantena. Il tutto anche grazie all’attivazione di un portale online messo a disposizione dall’epidemiologo dell’Ats Milano Antonio Russo.

Adesso questi ex casi sommersi dovranno essere monitorati con attenzione, anche attraverso l’invio di unità speciali di guardia medica. Ai pazienti saranno date indicazioni su come comportarsi. E se necessario, gli verrà fornito un saturimetro (lo strumento che misura la quantità di ossigeno presente nel sangue), spiegandogli come va utilizzato.

Abbiamo incaricato i medici di medicina generale di chiamare i loro pazienti e di tenere monitorati quelli che hanno sintomi dal raffreddore in su o che sono fragili”, ha spiegato l’assessore al Welfare della Lombardia Giulio Gallera a Mattino Cinque (Canale5). “Per questo stiamo per acquistare 100mila saturimetri. Saranno dati a coloro che i medici di medicina generale indicheranno come potenziali pazienti Covid-19”.

Queste persone sottolinea Gallera, “devono stare a casa isolate e verranno monitorate dai medici di medicina generale. Ogni medico stimiamo che abbia tra i 1.000 e i 1.500 pazienti, dei quali un centinaio a rischio. Chiediamo al medico di monitorare queste persone con una telefonata, una forma di controllo sostenibile ed efficace”.

Piacenza in prima linea

“Questa è la strada giusta per evitare ricoveri impropri e decongestionare i pronto soccorso”, spiega Pagani. “A Piacenza ci si è organizzati in modo analogo alla Lombardia; e la costituzione delle unità speciali di continuità assistenziale, che da domani entreranno in azione, è finalizzata ad evitare quando possibile il ricovero dei pazienti con una patologia di media gravità, in situazioni però di sicurezza per il paziente e di supporto al medico di famiglia”.

Deve essere chiaro però, conclude Pagani, “che non è possibile la visita domiciliare di queste unità operative per i casi di malattia più lievi. Anche perché è necessario garantire l’opportuna tempestività d’intervento quando vi sia la necessità di prendere una decisione riguardo il mantenimento al domicilio o il ricovero del paziente”.

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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