Genova è in ginocchio per il crollo del ponte Morandi. Decine di vittime, tanti feriti, una tragedia immane. Immagini e video hanno portato in tempo reale sugli smartphone e nelle case di tutti gli italiani la cifra del dramma e l’impegno straordinario dei soccorritori.
Ma purtroppo, come spesso accade in questi frangenti, al Paese reale fa da controcanto il solito teatrino della politica, con polemiche sterili, strumentalizzazioni e buone occasioni perse per tacere. In momenti come questi, soprattutto chi riveste cariche istituzionali dovrebbe dimenticare le proprie opinioni o le battaglie di partito per concentrarsi sulle cose da fare nell’interesse di tutti. Invece no. Abbiamo sentito giudizi e sentenze che infastidiscono anche al bar davanti a un caffè.
Per esempio, come può sbrigativamente sostenere il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, che si è trattato di mancanza di manutenzione, a poche ore dalla tragedia? “Mi dispiace da cittadino italiano constatare come sulla manutenzione ordinaria non si sia fatto a sufficienza e questi fatti ne sono purtroppo la testimonianza”, ha detto. Quindi, aveva già a disposizione un dossier su Genova e sul ponte Morandi che sosteneva con dovizia di particolari quanto ha affermato? E allora, ci verrebbe da chiedere, perché non è intervenuto prima su Autostrade per l’Italia? Perché non ha bloccato la viabilità per imporre la manutenzione necessaria su quel viadotto dell’A10?
Una posizione, quella del ministro 5 Stelle, che lascia più di un dubbio anche per altre ragioni. Solo il 2 agosto Toninelli aveva dichiarato che la “Gronda” era tra le infrastrutture da sottoporre a una revisione che contempli anche l’abbandono del progetto. Si tratta dell’opera che ridisegna la viabilità genovese contrastata guarda caso dai grillini. Tra le motivazioni del progetto autostradale c’erano anche le precarie condizioni del ponte Morandi note da tempo. Un viadotto nel mirino di tecnici, cittadini e politici che da anni ne denunciavano la debolezza intrinseca e ne chiedevano la sostituzione.
Sembra quindi che il problema non fosse tanto la manutenzione, che va fatta su molte altre infrastrutture da verificare al più presto (e qui Toninelli ha ragione). Il ponte Morandi, datato 1967, probabilmente non era più adatto al traffico di oggi, fatto di troppe auto e di troppi tir sempre più pesanti.
Altro punto: a che serve in questi tragici momenti sparare nel mucchio promettendo a gran voce che i responsabili della tragedia di Genova pagheranno? Ci mancherebbe altro, non c’è alcun bisogno di ribadirlo. E non vorremmo essere nei panni di chi ha sottoscritto l’agibilità del ponte Morandi. Ma per questo e per fortuna c’è la magistratura e non il giudizio sommario di certi politici.
“Gli italiani hanno diritto a infrastrutture moderne e sicure”, ha detto il Capo dello Stato. “Questo è il momento dell’impegno comune, per affrontare l’emergenza, per assistere i feriti, per sostenere chi è colpito dal dolore”. E solo dopo, ha aggiunto Mattarella, “deve seguire un esame serio e severo sulle cause di quanto è accaduto”. Come non essere d’accordo?
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi




