Piacenza e l’epidemia di Covid-19. I numeri sono impietosi. Ieri altre 29 vittime: aggiunte alle precedenti, siamo a quota 422. Intanto da qualche giorno cala la crescita degli infetti (-5% sulla media dell’Emilia-Romagna): sempre ieri ne hanno scoperti “solo” 91, che portano il totale a 2.213 positivi in tutta la provincia. Per la prima volta sono diminuiti – da 507 a 499 – i casi dei ricoveri per Covid-19. Segno che forse le prime visite domiciliari, con le unita speciali di continuità assistenziale che da mercoledì scorso si muovono su segnalazione dei medici di famiglia, stanno già cominciando a fare effetto.
Ma i dati di Piacenza restano impressionanti, presi di per sé e a maggior ragione se confrontati su scala più ampia. La popolazione provinciale è di circa 287mila abitanti (287.152, gennaio 2019). Considerando questo dato, quello dei 2.213 positivi ne rappresenta lo 0,7%: circa un contagiato ogni 130 abitanti. Sono cifre che naturalmente esplodono, se si tiene conto dei casi sommersi, valutati da diversi esperti in dieci volte quelli censiti. Saremmo dunque oltre quota 22mila e al 7,7% della popolazione provinciale, con un caso positivo ogni 13 abitanti. Confrontiamoli con Bergamo, che oggi è ancora l’epicentro lombardo. Per capire la differenza basta un paragone: la provincia di Bergamo conta quasi 7.500 casi positivi, ma ha un milione e 115mila abitanti.
I 2.213 casi positivi di Piacenza rappresentano il 3,5% di quelli nazionali (62.013). Ma i suoi 422 morti sono il 5,1% dei decessi italiani (8.165).
Passando al rapporto con i dati dell’Emilia-Romagna, i 2.213 casi positivi sono il 25% di quelli regionali (8.850), ma a Piacenza si conta il 36% dei decessi (1.174). Il tasso di letalità apparente (la percentuale di persone positive che muoiono sul totale dei contagiati) a livello nazionale è del 13,1%, in Emilia-Romagna del 13,2, mentre a Piacenza è del 19%, secondo solo a quello della Lombardia (21,9%).
Sono numeri nudi e crudi. Non ringrazieremo mai abbastanza tutti gli operatori sanitari piacentini impegnati in questa guerra. Professionisti che stanno pagando di tasca propria (tra loro 200 contagiati) e che stanno dimostrando una grande compattezza, a differenza di quanto sta accadendo per esempio a Bergamo dove infuriano le polemiche sulla gestione dell’epidemia di Covid-19.
Ma a guardare queste cifre, non si può che chiedere alla Regione e alle autorità sanitarie: perché a Piacenza la situazione resta così grave e con un tasso di mortalità così alto? Quello che si sta facendo negli ospedali e sul territorio piacentino è abbastanza? C’è qualcosa da cambiare nel contrasto all’epidemia? Servono altri investimenti e nuovi provvedimenti per fermare questa strage che non ci dà tregua?
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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