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Stupro di via Scalabrini: le strumentalizzazioni e i veri problemi di Piacenza

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Lo stupro di via Scalabrini a Piacenza è assurto alle cronache nazionali ed elettorali. Il video con il 27enne richiedente asilo della Guinea che ieri per strada violenta una donna ucraina di 55 anni, poco prima di essere arrestato dalla polizia grazie alla segnalazione di un cittadino, è stato postato anche da Giorgia Meloni. E naturalmente la mossa della leader di Fratelli d’Italia ha scatenato le reazioni di Enrico Letta, visto che Piacenza oggi è retta da un’Amministrazione di centrosinistra guidata dal sindaco Pd Katia Tarasconi. C’era da aspettarselo? Ieri come antipasto si erano susseguite le dichiarazioni di rito di altri esponenti politici locali, nazionali e di diverse associazioni; quindi tutto come previsto.

Oltre la nera

Un fatto del genere, definito agghiacciate dal sindaco Tarasconi, comunque è davvero tale. E come tale andrà trattato dalla magistratura. Qui però vorremmo uscire dal contesto della cronaca nera e dalle richieste più o meno urlate di interventi contro gli immigrati, tenuto conto che nel caso anche parte offesa è straniera: si parla solo di esseri umani che vivono a Piacenza, al di là del passaporto che hanno in tasca.

Sano cinismo

Non per essere cinici, ma un reato del genere, pur gravissimo, passata l’onda emotiva per quanto ce lo ricorderemo? Certo, la violenza sessuale ha contorni più odiosi, ma potrebbe essere accantonata facilmente nella nostra memoria come l’accoltellamento della notte di Halloween in piazza Cavalli lo scorso anno. Ricordate? Un immigrato con in tasca il decreto di espulsione aveva ferito un netturbino al lavoro; e al governo della città c’era un’Amministrazione di centrodestra, con tanto di assessore leghista alla Sicurezza. Tra l’altro da allora non ci sembra di ricordare che ci siano state accelerazioni sostanziali nel controllo del territorio cittadino.

Immigrati e poliziotti

Quindi il problema di queste esplosioni di violenza rimane, al di là di chi amministra la città. E riemerge come un fiume carsico, mettendo in luce situazioni di grave disagio che persistono e che diventano il terreno di coltura ideale per reati del genere.

Chi getta acqua sul fuoco ricorda che succedono in tutte le città italiane anche di provincia. Piacenza però ha una caratteristica peculiare. Al di là dei richiedenti asilo, conta una massiccia presenza di cittadini extracomunitari, provenienti da tanti Paesi diversi. Sono circa il 20% degli oltre 100mila residenti. Nella stragrande maggioranza gente onesta, che è a Piacenza per lavorare, in particolare nella logistica. Ma questo da anni genera comunque problemi di convivenza non solo nei confronti della comunità autoctona, ma tra le diverse realtà etniche che vivono in città. Quanto sappiamo di loro? E quanto stiamo facendo davvero per includerle e integrarle in modo organico nel novero dei piacentini?

Il problema è tutto qui. Chi parla di repressione, sicurezza, di telecamere e di controlli avrà le sue ragioni, per carità. Anche se a sentire la Questura, paradossalmente i reati a Piacenza sono in calo. Tanto che nei prossimi cinque anni per il ministero dell’Interno si andrà a una riduzione degli agenti in città, come denunciato dal Siulp, con il sindacato dei poliziotti preoccupato da questa deriva.

I bisogni degli altri

Forse si dovranno rifare i conti, chiedendo al Viminale maggiore attenzione sul caso Piacenza. Ma ce ne sono altri da affrontare: dobbiamo capire che un giro di vite, magari sacrosanto, non sarà sufficiente; e che per fronteggiare il problema sicurezza bisognerà comunque stendere una rete più solida e integrata tra enti pubblici, Comune in primis, e le associazioni di volontariato che già fanno tanto per gli immigrati. Soprattutto, senza buonismo e con sano pragmatismo, considerando con attenzione le parole di don Maurizio Noberini, quando il prete piacentino dice: “Al posto delle telecamere vorrei che ci fossero degli occhi aperti sui bisogni degli altri”.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

1 commento

  1. Mah, francamente mi sembra che queste considerazioni siano condite da un po’ troppa salsa buonista. Partiamo da alcuni dati di fatto. Prima di tutto, i reati “denunciati” sono in calo, non solo da noi ma in tutta Italia, a causa della scarsa fiducia nella giustizia più che per una reale diminuzione delle azioni criminose. Prova ne é il fatto che le chiamate alle forze dell’ordine sono viceversa in aumento, da noi come altrove; e così la percezione di insicurezza e la microcriminalità, con risse, molestie, schiamazzi, danneggiamento dell’arredo urbano e dei beni pubblici ormai all’ordine del giorno – vedere alla voce Riccione, Jesolo, Peschiera, ecc. Il tutto a carico, nella stragrande maggioranza dei casi, di stranieri sempre più spesso di seconda generazione (fenomeno pervasivo delle baby gang, machismo di sudamericani e mussulmani).
    Se tutto questo sia solo colpa della società che non li integra, resta da definire; sicuramente, la politica immigrazionista scellerata degli ultimi vent’anni ha fatto MOLTO più male che bene alla nostra Italia, ed a Piacenza in particolare. E sicuramente, come giustamente sottolinea lei, reprimere e sanzionare non basta: bisogna integrare. Per ora non facciamo né l’una cosa né l’altra. Bisognerebbe davvero rimboccarsi le maniche ed ascoltare i bisogni degli altri come dice il Don, che però forse dimentica che in quegli “altri” c’è anche l’italiano onesto che vorrebbe vivere in una città pulita e tranquilla. E che quindi vorrebbe giustamente vedere punito, oltre che accolto a prescindere, chi sbaglia.

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