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Calenda: per il sindaco di Piacenza il leader di Azione apre alla terza lista

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Carlo Calenda docet. A Piacenza l’europarlamentare (eletto all’epoca col Pd) oggi leader di Azione, reduce dal 20% dei voti alle amministrative di Roma, ha spiegato le sue idee sulla politica. Facendo, e questo è ciò che conta di più, esempi concreti. E allora tra quelli elencati ieri in Sant’Ilario davanti a una sala piena di piacentini – tra cui politici locali come la consigliera Regionale del Pd Katia Tarasconi e il consigliere comunale della Buona Destra Michele Giardino – concentriamoci sulle esternazioni legate alle prossime elezioni amministrative della città, che si svolgeranno tra qualche mese, nella primavera del 2022.

Fumo negli occhi

Per prima cosa Calenda ha posto dei veti. Questo che piaccia o no serve a fare chiarezza e permetterà di valutare la sua coerenza futura. Si sa, il leader di Azione vede i 5 Stelle come il fumo negli occhi. E a Piacenza le cose non cambiano. Rispondendo alla nostra domanda su che cosa farà Azione alle prossime elezioni per il sindaco della città, Calenda ha detto chiaramente che se ci saranno i grillini, Azione resterà fuori dall’alleanza Alternativa per Piacenza, sapendo bene però che i 5 Stelle ci sono eccome. “La nostra logica è sempre la stessa: se non ci sono i 5 Stelle, siamo disponibili ad una alleanza con il centrosinistra”, ha affermato. Poi, per rincarare la dose, ha pestato i calli anche al Pd locale, esprimendo un giudizio pesantissimo sulla deputata piacentina Paola De Micheli, definita insieme al grillino Danilo Toninelli la peggiore ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture che ha visto all’opera.

Stessa spiaggia e stesso mare, guardando ai partiti politici del centrodestra che Azione vede sempre come il fumo negli occhi e che a Piacenza la fanno da padroni. Cioè Lega e Fratelli d’Italia. “Se non ci sono i sovranisti, siamo disponibili a considerare la possibilità di costituire un fronte ancora più ampio. Bisogna levare dalla politica gli estremismi, lavorando sull’arte di amministrare e governare”.

La terza lista

Quindi? L’operazione è chiara. Se tutto questo non si realizzerà o da una parte o dall’altra (e sa già che le cose andranno così), Calenda ha prospettato la nascita di una terza lista di cui Azione – che a Piacenza conta su esponenti come Filippo Ceruti – si farà promotore con chi vorrà discuterne. Una lista che naturalmente presenterà ai piacentini un candidato di vaglia per governare palazzo Mercanti.

Insomma, politicamente una bella uscita, perché è la prima alla luce del sole, e una bella spinta a chi oggi nei palazzi del potere della città sia arrovella sulla questione terza lista. Un parterre che ha il suo peso. Tra moderati scontenti della Giunta Barbieri, presenti un po’ in tutto il centrodestra di governo e di opposizione, e i centristi del centrosinistra preoccupati che alla fine dal cilindro di Alternativa per Piacenza, dopo la delusione per il no a Toscani, esca un candidato sindaco troppo politico e magari troppo spostato a sinistra.

La regola del pallottoliere

Per dirimere la questione si sta applicando la vecchia regola del pallottoliere. Quanto potrebbe prendere una lista centrista a Piacenza? Certo, vincere non è possibile. Ma se la terza lista arrivasse ad una percentuale di consensi a cavallo del 10% sarebbe un grande risultato. E secondo alcuni impedirebbe probabilmente a una delle due corazzate di centrodestra e centrosinistra di vincere al primo turno. Con i voti di una terza lista, da Azione di Calenda a chi ci starà, che come a Roma potrebbero diventare determinanti al ballottaggio successivo.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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