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Raccolta rifiuti a Piacenza: lo “sconticino” dell’1,6% basterà a spegnere le lamentele dei cittadini?

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A Piacenza la nuova raccolta dei rifiuti è da mesi un terreno di scontro quotidiano tra cittadini, Amministrazione comunale e Iren che ha in gestione il servizio. Così la notizia di un calo delle tariffe suona quasi come un tentativo di tregua armata. La Giunta guidata dal sindaco Pd Katia Tarasconi infatti ha approvato ieri l’atto che precede la definizione della Tariffa corrispettiva puntuale (Tcp) per l’anno in corso, annunciando una riduzione media dell’1,6% che interesserà sia le utenze domestiche che quelle non domestiche.

Tuttavia, dietro la percentuale da 1 virgola, che per adesso non viene concretizzata dalla Giunta in valore assoluto, si cela una realtà molto più complessa: una manovra che appare a molti come il tentativo di “mettere una toppa” a un sistema – quello della raccolta puntuale gestito da Iren – che fatica a decollare e ha sollevato un’ondata di proteste tra i piacentini dal centro storico alle periferie.

L’errore del 2018

Secondo quanto dichiarato dalla prima cittadina (clicca qui per leggere il comunicato del Comune), la riduzione non è un colpo di teatro estemporaneo, ma il frutto di “mesi di lavoro e di una precisa volontà politica” per evitare che i rincari nazionali gravassero sulle tasche dei piacentini. Il dato tecnico che emerge dal documento però è emblematico delle difficoltà strutturali del sistema: l’Amministrazione ha dovuto fare i conti con un conguaglio pesante, perché la città produce una quantità di rifiuti significativamente superiore a quella ipotizzata otto anni fa.

Il contratto di servizio attuale si basa infatti sulla gara del 2018, entrata in vigore nel 2022, che prevedeva volumi di rifiuti molto più bassi rispetto agli attuali. Senza quest’errore di previsione originario (di cui non si specifica il responsabile) per Tarasconi lo sconto in bolletta sarebbe stato ben più consistente. In altre parole, i cittadini stanno pagando (anche se quest’anno un po’ meno) le conseguenze di una programmazione che non ha saputo anticipare le reali necessità di una città in evoluzione.

Il malcontento per il degrado

Mentre la Giunta Tarasconi celebra il segno meno in bolletta, basta leggere gli articoli dei giornali piacentini per trovare un quadro ben diverso da quello idilliaco dei “comportamenti virtuosi” citati da Palazzo Mercanti. Dall’introduzione della tariffa puntuale e dei nuovi metodi di esposizione dei contenitori su strada, le segnalazioni per il degrado urbano si sono moltiplicate. La stampa locale ha documentato per mesi, anche su segnalazione dei consiglieri comunali d’opposizione, il fenomeno dei “sacchi selvaggi” abbandonati accanto ai cassonetti intelligenti per la differenziata, o nei pressi di cestini stradali stracolmi.

Le critiche dei cittadini non riguardano solo i costi, ma soprattutto il disservizio percepito: un sistema considerato rigido, con calendari di raccolta che costringono i residenti a convivere con i rifiuti in casa per giorni. Molti piacentini lamentano come, a fronte di un maggior sforzo per differenziare i rifiuti, il decoro della città sia visibilmente peggiorato; senza dimenticare le difficoltà di circolazione per i pedoni, con i contenitori che lasciati per ore sui marciapiede diventano “barriere architettoniche” a discapito di anziani ed invalidi.

I 400mila euro per le imprese

Il Comune sembra dunque consapevole che il sistema Iren presenti ancora falle evidenti, come ha dichiarato di recente al quotidiano Libertà anche il vicesindaco Matteo Bongiorni. Non è un caso che, oltre allo sconto dell’1,6%, sia stato stanziato un fondo di 400mila euro destinato alle piccole attività economiche e commerciali, tra le categorie più penalizzate dal nuovo sistema tariffario e degli svuotamenti.

Quest’incentivo di fatto è anche un’ammissione di colpa sulla gestione applicata finora: la raccolta differenziata per i commercianti ha “margini di miglioramento”, come spiega la prima cittadina, e necessita di essere “accompagnata” con soldi pubblici per non diventare insostenibile. Senza dimenticare che entrambi gli interventi, lo sconto dell’1,6% e il fondo da 400mila euro, hanno comunque un retrogusto elettoralistico, visto che a Piacenza si voterà per le Comunali nel 2027.

“Più si differenzia, meno si paga”…

Il sindaco Tarasconi ha poi provato a smorzare le aspettative sul celebre adagio “più si differenzia meno si paga”, definendolo una “realtà ben più articolata”. Se è vero che l’aumento dei materiali avviati al recupero contribuisce a contenere i costi, è altrettanto vero che i fattori esterni e i costi fissi del colosso Iren, dove Piacenza vanta il consigliere di amministrazione Stefano Borotti e il presidente di Iren Ambiente Samuele Raggi, sembrano divorare gran parte del beneficio economico per l’utente finale.

Tuttavia, se da un lato l’Amministrazione rivendica il “coraggio” di aver affrontato il cambiamento, dall’altro la città resta divisa. Lo sconto dell’1,6% è una piccola boccata d’ossigeno, ma per molti piacentini la vera partita non si gioca sui pochi euro risparmiati in bolletta, bensì sulla qualità di un servizio che al momento sembra aver barattato l’efficienza e il decoro urbano con una burocrazia del rifiuto difficile da digerire.

Il “risultato concreto” rivendicato dalla Giunta Tarasconi basterà a placare il malcontento di tanti cittadini? La sensazione è che la strada per un sistema davvero equo e funzionale sia ancora molto lunga. E che questo provvedimento sia solo il primo di una serie di aggiustamenti per evitare che l’amministrazione Tarasconi resti ostaggio dei rifiuti da qui alle prossime elezioni.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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