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Morti Covid, pioggia di esposti alla Procura di Piacenza: chi si salverà?

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Il sostituto procuratore di Piacenza Antonio Colonna

Anche a Piacenza è partita la corsa agli esposti dei parenti delle vittime del Covid. Alla Procura della Repubblica sono arrivati i primi dieci. Per il 6 luglio è previsto il deposito di almeno altri 20 esposti, annunciati con il supporto del Comitato Noi denunceremo di Bergamo, altra città martoriata dall’epidemia come Piacenza, dove i morti ufficiali per Covid finora sono arrivati a quota 961.

Degli esposti, che potrebbero aumentare ancora dopo il 6 luglio, si sta occupando il sostituto procuratore Antonio Colonna. Al momento il fascicolo aperto in Procura è per “atti relativi”; e cioè non sarebbe stata ancora formulata alcuna ipotesi di reato. Il dottor Colonna ha delegato gli investigatori della squadra mobile e del Nas dei carabinieri per accertare i contenuti delle segnalazioni dei parenti.

Dagli ospedali alle case protette

Sui contenuti di questi esposti che chiedono chiarezza sulle cause dei decessi al momento non si conosce un granché. Riguardano pazienti che erano ricoverati negli Ospedali, nelle Cra (Case di riposo anziani non autosufficienti) e anche nelle Cliniche private, la casa di Cura Piacenza e Sant’Antonino. Due realtà già coinvolte da un’inchiesta, sempre per atti relativi, scattata il 10 aprile scorso sulla vicenda del famoso paziente 1.

Le richieste dei familiari

Alla base degli esposti, due pare siano relativi alla Cra Madonna della Bomba, ci sarebbero soprattutto richieste di accertamento sulla carenza d’informazioni relative allo stato di salute dei congiunti ricoverati e se sulle cure ci siano stati dei ritardi fatali. Questo non tanto in rapporto al lavoro spasmodico dei sanitari; ma sulle condizioni in cui medici e infermieri hanno dovuto operare. E quindi anche sulle responsabilità di manager e dirigenti coinvolti nella gestione delle diverse strutture dove si sono contate le vittime.

Approccio selettivo

Fonti vicine alla Procura parlano di un approccio selettivo, che per il momento metterebbe in stand by quanto accaduto negli Ospedali, per concentrarsi sugli esposti relativi alle Cra e alle Cliniche private. Un segnale che comunque non metterebbe in salvaguardia i vertici dell’Ausl di Piacenza, coinvolti anche nelle determinazioni relative alle case protette, dove le linee guida sanitarie sono di loro competenza con il coinvolgimento in alcuni casi anche delle Amministrazioni comunali.

Indagine complessa

La matassa da dipanare per Colonna e i suoi investigatori è complessa. E c’è chi teme il gioco dello scarica barile sui responsabili delle Case protette. Da questo punto di vista si sottolinea infatti come in molte di queste strutture si sia fatto tutto il possibile in condizioni d’emergenza a volte addirittura più difficili di quelle ospedaliere, a partire dalla carenza dei dispositivi di protezione individuale e di altri materiali sanitari.

Strutture che nei giorni peggiori dell’epidemia sono state lasciate in balia di se stesse; senza linee guida, arrivate tardi, e spesso con informazioni poco chiare o addirittura in alcuni casi contraddittorie. Per non parlare dei ritardi e delle carenze nel monitoraggio e nello screening sanitario (tamponi) sui pazienti e sui dipendenti. E anche su questi punti la Procura di Piacenza dovrà andare a fondo.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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