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Renzi, il caso De Benedetti e il Gentiloni salva Pd

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Da sinistra, in senso orario: Paolo Gentiloni, Matteo Renzi e Carlo De Benedetti

Renzi ha ancora un po’ di tempo. Forse qualche giorno. Ma ormai sono in molti a pensare che il Pd deve fare presto se si vuole rilanciare. Come? Mettendo Gentiloni al centro della campagna elettorale.

Il presidente del Consiglio, secondo un sondaggio Ixè/Huffpost del 10 gennaio, è nettamente al primo posto nel gradimento degli italiani con il 35% dei consensi. Di Maio è al 27 e Salvini al 26%. Mentre Berlusconi, Renzi, Meloni e Grasso sono tutti al 25%. Così, per sfruttare la fiducia nel premier, qualcuno ha proposto addirittura di aggiungere il suo nome sotto il simbolo del Pd, come hanno già fatto Berlusconi e Salvini con Forza Italia e Lega.

Renzi, le Popolari e l’Ingegnere

Il segretario del Pd per il momento ha ingranato solo una mezza retromarcia sul suo ruolo di candidato premier, previsto tra l’altro dallo statuto del partito. Basta che arrivi uno del Pd a Palazzo Chigi, ha detto. Ma questa mossa non è più sufficiente.

Soprattutto dopo il colpo all’immagine che Renzi ha subìto con la divulgazione delle dichiarazioni dell’ingegner De Benedetti verbalizzate alla Consob. Dichiarazioni sulla vicenda del decreto delle Banche Popolari (Renzi lo aveva informato della decisione). E sulle quali non c’è ancora l’archiviazione del giudice per l’ipotesi di insider trading a carico del broker dell’Ingegnere per una plusvalenza di 600mila euro. E più in generale dichiarazioni sui rapporti piuttosto stretti che De Benedetti ha raccontato che intratteneva con Renzi quando era presidente del Consiglio.

Certo che le Popolari hanno causato dei danni spaventosi al Pd. Una “maledizione” che continua con la vicenda De Benedetti, dopo quella di Banca Etruria (a proposito, che fine ha fatto la Boschi?). E anche in questo caso puntare su Gentiloni potrebbe essere molto utile, distogliendo gli elettori dalle domande che si stanno facendo su cosa succedeva a palazzo Chigi quando l’inquilino era Matteo Renzi.

Partita ancora aperta?

Ma torniamo ai sondaggi sulla campagna elettorale. Sempre per Ixè, i 5 Stelle di Di Maio sono ancorati al 27,8%. Forza Italia è al 17,2% e con Lega (11,8%), Fratelli d’Italia (4,9%) e Noi con l’Italia (2,4%) la coalizione di centrodestra è al 36,3%. Il Pd è fermo al 23% e gli alleati +Europa e Civica popolare sono entrambi all’1,7%. Così il centrosinistra arriva a un 26,4%. Mentre Liberi e Uguali è al 7%.

Recuperare non sarà facile per il Pd. Tuttavia, se Renzi decidesse di cambiare strategia e di puntare forte sul Gentiloni, il risultato potrebbe essere duplice: recuperare al centro e riaprire il dialogo a sinistra. E allora il 4 marzo dalle urne potrebbe uscire qualcosa di diverso rispetto a una vittoria netta del centrodestra. Con Gentiloni sempre a Palazzo Chigi e Renzi ancora padrone del Pd.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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